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“Così cambia tutto”. Intercettazioni Sempio, la criminologa rompe il silenzio: “Pericoloso”

Pubblicato: 19/05/2026 09:54

Nel caso del delitto di Garlasco, le parole tornano ancora una volta al centro dell’indagine. Non soltanto quelle pronunciate dai protagonisti della vicenda, ma anche il modo in cui vengono trascritte, interpretate e inserite nel contesto investigativo. La nuova attenzione mediatica sull’inchiesta che coinvolge Andrea Sempio, oggi indagato dalla Procura di Pavia per l’omicidio di Chiara Poggi, ha riportato sotto i riflettori il tema delle intercettazioni e del loro valore probatorio.

A riaccendere il dibattito sono state le recenti intercettazioni ambientali finite all’attenzione degli investigatori. Proprio su questo aspetto si concentra l’intervista rilasciata a Il Giornale dalla criminologa Ursula Franco, esperta di Statement Analysis e consulente della Cold Case Foundation americana guidata dal profiler Gregory M. Cooper.

Secondo l’esperta, il rischio più grande nelle indagini è quello di attribuire alle parole significati diversi da quelli reali, soprattutto quando una trascrizione viene interpretata anziché semplicemente riportata.

“Il significato può cambiare completamente”

Nell’intervista a Il Giornale, Ursula Franco sottolinea quanto una trascrizione possa incidere sul senso di una conversazione.

«Completamente. È infatti necessario trascrivere in modo preciso tutto, comprese le pause e le autocensure».

Per la criminologa, l’analisi del linguaggio non può limitarsi alle parole isolate, ma deve prendere in considerazione il contesto complessivo della comunicazione e lo stato emotivo della persona che parla.

«Un’intercettazione va analizzata nella sua interezza e messa in correlazione con lo stato d’animo momentaneo del soggetto che parla».

Secondo Franco, uno degli errori più frequenti nelle indagini riguarda proprio la tendenza a reinterpretare frasi e dichiarazioni alla luce di convinzioni investigative già consolidate.

«Le parole emesse dal sospettato sono sempre state interpretate attribuendo loro un significato contrario, contrario anche alla logica, al buon senso e all’esperienza quotidiana».

La criminologa spiega inoltre che chi conduce interrogatori o raccoglie dichiarazioni dovrebbe evitare di “contaminare” le risposte introducendo termini che non appartengono all’interrogato.

«Contaminare un interrogatorio significa introdurre, attraverso le domande, termini diversi da quelli usati dall’interrogato».

Secondo l’esperta, questo meccanismo rischia di alterare completamente il valore investigativo delle dichiarazioni.

Il peso delle pause e delle autocensure

Uno dei passaggi centrali dell’intervista riguarda il significato attribuito a pause, esitazioni e autocorrezioni linguistiche. Elementi spesso considerati marginali, ma che nella Statement Analysis possono assumere un valore rilevante.

«Generalmente le lunghe pause e le esitazioni, ma anche le ripetizioni delle domande e di alcuni termini, servono a chi parla per prendere tempo e pensare a cosa dire».

Per Ursula Franco, anche le autocensure possono rappresentare indicatori importanti, soprattutto quando chi parla tenta di costruire un racconto artificiale o convincente.

«Chi non racconta la verità si incarta proprio nelle tirate oratorie».

L’esperta evidenzia inoltre come un innocente, dal punto di vista linguistico, tenda generalmente a negare le accuse in maniera diretta, spontanea e senza particolari costruzioni narrative.

«Da un innocente de facto accusato di omicidio ci aspettiamo che neghi in modo credibile e che lo faccia da subito e spontaneamente».

Tra gli esempi citati nell’intervista a Il Giornale, Franco considera credibili formule come: «Io non ho ucciso XY» oppure «Sto dicendo la verità». Al contrario, espressioni più generiche come «Non farei mai del male a XY» vengono considerate meno forti sul piano linguistico.

“La Tunnel Vision porta agli errori giudiziari”

Nell’analisi della criminologa emerge anche il tema della cosiddetta Tunnel Vision, definita come uno dei principali rischi nelle grandi inchieste giudiziarie.

«La Tunnel Vision è un pregiudizio cognitivo che colpisce gli inquirenti nelle prime fasi delle indagini».

Secondo Ursula Franco, quando gli investigatori si convincono troppo presto di una determinata ipotesi, tendono inconsapevolmente a interpretare tutti gli elementi successivi in funzione di quella teoria iniziale, trascurando eventuali elementi contrari.

Per questo motivo la criminologa sostiene la necessità di introdurre figure capaci di mettere in discussione le convinzioni investigative.

«Serve un Contrarian: una sorta di avvocato del diavolo incaricato di sfidare chi investiga nei casi più difficili».

L’esperta sottolinea infine come errori di trascrizione, interpretazioni scorrette e pregiudizi investigativi possano influenzare non soltanto l’esito di un processo, ma l’intera direzione di un’indagine.

«Gli errori di trascrizione e interpretazione condizionano non solo l’esito di un processo ma l’indagine nella sua interezza».

Parole che tornano ad alimentare il dibattito sul caso di Garlasco, uno dei delitti più discussi della cronaca italiana, mentre la nuova inchiesta della Procura di Pavia continua a svilupparsi tra accertamenti, intercettazioni e analisi investigative che restano al centro dell’attenzione pubblica e giudiziaria.

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