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Nicola Evangelista debutta al Salone Internazionale del Libro di Torino: qual è il suo romanzo e di cosa parla

Pubblicato: 19/05/2026 11:12

Un edificio pieno di stanze, ricordi che non smettono di bussare alla memoria e una generazione incapace di trovare un luogo in cui sentirsi davvero salva. Con “Civico 27”, Nicola Evangelista debutta al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026 con un romanzo che punta a lasciare il segno nella nuova narrativa contemporanea. Pubblicato da Pathos Edizioni, il libro sarà protagonista dal 14 al 16 maggio negli spazi della manifestazione torinese, dove l’autore incontrerà lettori e appassionati per sessioni di firma copie e momenti di confronto pubblico.

“Ciò che chiamiamo caos è soltanto un ordine che non comprendiamo ancora.”, la citazione di José Saramago scelta per accompagnare il romanzo, diventa la chiave d’ingresso di una storia che prova a trasformare emozioni e inquietudini in esperienza narrativa. Più che raccontare una vicenda lineare, “Civico 27” costruisce un viaggio dentro ciò che resta delle relazioni finite, delle assenze e delle parole mai pronunciate. Al centro del libro c’è un edificio immaginario fatto di porte e stanze, ognuna legata a un frammento di vita: un amore interrotto, una perdita mai davvero superata, una notte che continua a riaffiorare nei ricordi.

Evangelista utilizza l’edificio come metafora dell’anima contemporanea, creando uno spazio sospeso dove il tempo perde la propria linearità e la memoria diventa materia concreta. In questo universo malinconico e sensoriale emergono richiami letterari che evocano le atmosfere di Haruki Murakami, la sensibilità emotiva di Marguerite Duras e alcune suggestioni notturne riconducibili a Pier Paolo Pasolini. Ma il romanzo prova soprattutto a costruire una voce autonoma, fatta di immagini, percezioni e dettagli che cercano di trattenere ciò che normalmente sfugge: “un odore, una luce all’alba, il rumore distante della notte, la nostalgia improvvisa di qualcosa che non tornerà più”.

La storia si muove tra Focene, la nebbia di Coccia di Morto e ville illuminate da luci stroboscopiche, in un paesaggio umano decadente e poetico. Qui si muovono personaggi segnati da dipendenze emotive, notti infinite, relazioni consumate troppo in fretta e un costante bisogno di essere ricordati. È proprio questa dimensione generazionale uno degli elementi più forti del romanzo: Evangelista racconta giovani cresciuti tra eccessi, connessioni veloci e solitudini invisibili, incapaci però di trovare un punto fermo dentro la propria esistenza.

Nella seconda parte del libro emerge con forza il tema centrale dell’opera: il vuoto lasciato dalle cose incompiute. “Civico 27” parla infatti delle persone che continuano ad abitare dentro di noi anche quando non fanno più parte della nostra vita. Un dolore silenzioso che il romanzo trasforma in immagini narrative dense e riconoscibili, cercando un contatto diretto con le fragilità del lettore. È qui che il libro trova la sua identità più profonda, trasformando la memoria in un luogo fisico dal quale è impossibile fuggire davvero.

L’approdo al Salone Internazionale del Libro rappresenta per Nicola Evangelista un passaggio importante nel panorama delle nuove voci italiane. Essere presenti in una delle manifestazioni culturali più importanti d’Europa con un’opera prima significa entrare immediatamente nel cuore del dibattito editoriale contemporaneo, confrontandosi con lettori, giornalisti ed editori. Per l’autore, che negli ultimi vent’anni ha lavorato tra cinema, nightlife, organizzazione di eventi e percorsi vissuti tra Italia, Francia e Stati Uniti, la narrativa diventa oggi il punto d’arrivo di un lungo percorso umano e professionale.

Dopo gli studi nel counseling psicologico, Evangelista ha costruito una scrittura che nasce dall’ascolto delle persone, delle assenze e delle inquietudini interiori. “Civico 27” si presenta così come un attraversamento emotivo più che un semplice romanzo, un invito a rallentare in un tempo dominato dalla velocità delle relazioni e dalla superficialità dei legami. “Perché esistono luoghi che non abbandoniamo mai davvero. Anche quando crediamo di averli dimenticati”.

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Ultimo Aggiornamento: 19/05/2026 11:13

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