
L’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita entra in una fase decisiva. Gli investigatori vogliono capire chi abbia effettuato le ricerche online sulla ricina, il veleno che avrebbe causato il decesso delle due donne, e se tali ricerche siano state compiute dalle stesse vittime oppure da altre persone.
Accertamenti su telefoni, pc e tablet
Venerdì mattina, presso la Questura di Campobasso, inizieranno gli accertamenti tecnici non ripetibili sui dispositivi elettronici sequestrati nell’abitazione della famiglia a Pietracatella.
Gli specialisti dello Servizio Centrale Operativo analizzeranno sette dispositivi tra telefoni cellulari, computer, modem e tablet, prelevati durante le perquisizioni effettuate nelle scorse settimane.
L’obiettivo è ricostruire:
- eventuali ricerche internet relative alla ricina;
- conversazioni e chat tra le vittime;
- rapporti con familiari, amici e conoscenti;
- documenti, appunti o annotazioni personali che possano fornire elementi utili alle indagini.
L’ipotesi al centro dell’inchiesta
Secondo quanto emerso, la Procura di Larino starebbe valutando la possibilità che le ricerche sul veleno siano state effettuate utilizzando direttamente i dispositivi delle vittime.
Gli investigatori, tuttavia, non escludono che a utilizzare quei dispositivi possa essere stata un’altra persona vicina alla famiglia.
Al momento l’ipotesi dell’omicidio-suicidio viene considerata poco probabile dagli inquirenti, mentre resta aperta la pista dell’omicidio volontario.
Sessanta giorni per la relazione tecnica
Dopo l’estrazione dei dati, gli esperti informatici avranno sessanta giorni di tempo per elaborare una relazione dettagliata da consegnare alla Procura.
L’analisi dovrà consentire di stabilire:
- chi ha effettuato eventuali ricerche sulla ricina;
- quando sono state svolte;
- da quali dispositivi sono partite;
- se esistono contatti o comunicazioni rilevanti per la ricostruzione dei fatti.
Gli investigatori: “Restano aperte diverse ipotesi”
Il capo della Squadra Mobile di Campobasso, Marco Graziano, ha mantenuto il massimo riserbo sull’inchiesta.
«Stiamo lavorando, lasciateci lavorare», ha dichiarato ai giornalisti, aggiungendo che restano ancora diverse piste investigative da approfondire.
Alla domanda su un possibile collegamento con ambienti terroristici, Graziano ha escluso tale scenario, precisando: «Per me è escluso».
L’indagine continua quindi a concentrarsi sull’ambito familiare e relazionale delle vittime, mentre gli investigatori attendono che l’analisi dei dispositivi elettronici possa fornire gli elementi decisivi per chiarire il duplice avvelenamento che ha scosso la comunità molisana.


