
“Ci saranno conseguenze politiche”. Con queste parole il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha commentato il caso degli attivisti della Flotilla fermati dalle forze israeliane durante la missione diretta verso Gaza. Una vicenda che nelle ultime ore ha assunto dimensioni internazionali dopo la diffusione del video pubblicato dal ministro israeliano Itamar Ben-Gvir, nel quale alcuni attivisti appaiono in ginocchio e ammanettati.
Mentre cresce la tensione diplomatica tra Roma e Tel Aviv, emergono intanto le testimonianze di Alessandro Mantovani, inviato del Fatto Quotidiano, e del deputato del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto, entrambi a bordo del peschereccio Kasr-I Sadabad durante il fermo in mare. I due sono attesi a Fiumicino dopo uno scalo ad Atene, dove hanno potuto contattare familiari e collaboratori grazie all’assistenza dell’ambasciata italiana.
I racconti forniti nelle ultime ore descrivono momenti di forte tensione e accuse molto gravi sul trattamento subito dagli attivisti dopo l’abbordaggio dell’imbarcazione.
Leggi anche: Israele, incidente per il ministro Ben Gvir: l’auto blu passa col rosso e poi si ribalta
Il racconto dell’abbordaggio
Secondo quanto riferito da Mantovani, l’operazione israeliana sarebbe iniziata quando la nave si trovava ancora in acque internazionali, diretta verso l’Egitto.
“Siamo stati tra gli ultimi a essere stati abbordati”, ha raccontato il giornalista nella testimonianza riportata dal Fatto Quotidiano.
Mantovani descrive un intervento particolarmente duro da parte delle forze israeliane. “Le forze israeliane hanno sparato contro la nostra barca diversi colpi, non saprei dire che tipo di proiettili, per farci mettere a prua”, ha spiegato.
Dopo il fermo, gli attivisti sarebbero stati trasferiti su una seconda imbarcazione militare. “Una volta prelevati siamo stati portati con una corvetta alla seconda nave prigione”, ha aggiunto il reporter.
Secondo il suo racconto, proprio durante il trasferimento e la permanenza sulla nave container sarebbero avvenuti i momenti più violenti.

«Siamo stati picchiati e presi a calci»
La testimonianza di Mantovani parla apertamente di aggressioni fisiche subite dagli attivisti fermati.
“Lì siamo stati incatenati e ammanettati, io sono stato spogliato, mi hanno buttato gli occhiali da vista e lasciato in costume da bagno”, ha raccontato.
Il giornalista riferisce anche di pestaggi avvenuti sulla seconda nave. “Siamo stati picchiati e presi a calci, noi anche meno degli altri: sentivo le urla degli attivisti, qualche costola di sicuro qualcuno se l’è rotta”.
Secondo quanto riportato, sulla nave sarebbero transitati circa 180 attivisti. “Quasi tutti quelli che arrivavano hanno preso le botte”, ha aggiunto.
Le dichiarazioni raccolte nelle ultime ore confermerebbero quanto denunciato dagli avvocati della Global Sumud Flotilla, che avevano parlato di presunte violenze subite dai partecipanti alla missione.
A rilanciare il racconto di Mantovani è stata anche la vicedirettrice del Fatto Quotidiano, Maddalena Oliva, che ha parlato di una testimonianza capace di confermare “la brutalità del trattamento subito dagli attivisti”.
Le accuse di Carotenuto
Molto simile anche la versione fornita dal deputato del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto, che ha raccontato di essere stato colpito durante le operazioni.
“Ho ricevuto un pugno nell’occhio che per un po’ mi ha accecato”, ha dichiarato.
Il parlamentare riferisce inoltre di avere visto altri attivisti con ferite e problemi fisici. “Ho visto persone con problemi alle orecchie, agli occhi. Ho sentito donne denunciare violenze sessuali”.
Carotenuto ha espresso forte preoccupazione per gli attivisti ancora trattenuti dalle autorità israeliane. “Siamo molto preoccupati per gli attivisti che sono ancora lì e non sappiamo cosa stiano subendo”, ha aggiunto.
Nel suo racconto emerge anche il riferimento a documenti che, secondo quanto denunciato, gli attivisti sarebbero stati costretti a firmare.
“Ci hanno costretto a firmare delle carte che contenevano dichiarazioni non vere”, ha spiegato il deputato.

Il punto dello scontro diplomatico
Le testimonianze degli italiani coinvolti rischiano ora di aggravare ulteriormente il già delicato rapporto diplomatico tra Italia e Israele. Le immagini degli attivisti ammanettati diffuse da Ben-Gvir avevano già provocato la dura reazione della Farnesina e la convocazione dell’ambasciatore israeliano.
Le parole di Tajani sulle possibili “conseguenze politiche” vengono lette come il segnale di un irrigidimento della posizione italiana dopo quanto accaduto durante il fermo della Flotilla.
Secondo quanto raccontato da Mantovani, il peschereccio Kasr-I Sadabad si trovava “a cento miglia da Port Said” e “a 180 miglia da Gaza” al momento dell’abbordaggio israeliano.
Una circostanza che alimenta ulteriormente il dibattito internazionale sulle modalità dell’operazione e sul trattamento riservato agli attivisti fermati durante la missione diretta verso la Striscia di Gaza.


