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“Vattela a prendere nel…”. Garlasco, furia mai vista tra Bruzzone e Lovati: microfoni chiusi e caos

Pubblicato: 23/05/2026 12:26

Il Delitto di Garlasco continua a tenere banco in TV e sui social, ma nelle ultime ore il caso è finito sotto i riflettori soprattutto per un motivo: un faccia a faccia diventato ingestibile in diretta. A Quarto Grado (Rete Quattro), il confronto si è trasformato in puro caos, con toni che hanno superato il classico dibattito da talk.
Il focus della serata era ancora una volta legato ad Andrea Sempio e alle nuove ipotesi investigative. Ma la scena se la sono presa due protagonisti fissi del racconto mediatico: l’avvocato Massimo Lovati e la criminologa Roberta Bruzzone, al centro di uno scontro durissimo.

Scontro in studio: quando il talk diventa un ring

La miccia si accende quando Bruzzone mette in discussione la gestione del lavoro legale di Lovati nelle prime fasi dell’indagine. Il suo affondo è netto: parla di comportamenti «lontani dall’etica professionale» e lascia intendere che la famiglia Sempio possa non essere stata trattata con la dovuta trasparenza.

Poi arriva l’invito, altrettanto diretto e destinato a far rumore, rivolto al legale: «pagare le tasse» e chiarire nel dettaglio il proprio operato. Parole che in studio cambiano immediatamente la temperatura.

Andrea Sempio e il bigliettino citato nel dibattito sul caso Garlasco
Massimo Lovati durante la puntata di Quarto Grado sul caso Garlasco

La replica di Lovati e la frase che gela lo studio

Lovati incassa male. Rivendica il diritto alla riservatezza sulle attività professionali e ribadisce di non essere abituato a rendere pubblici i dettagli del proprio lavoro. Ma, mentre la tensione sale, il confronto perde rapidamente i freni.

È in quel momento che l’avvocato sbotta e si lascia andare a un’espressione volgare contro Bruzzone: «Vattela a prendere nel…». Una frase che, in diretta, ha l’effetto di spegnere lo studio e accendere l’imbarazzo.

Microfoni chiusi e reazioni: il video corre sui social

Il conduttore Gianluigi Nuzzi interviene subito per riportare ordine e invita Lovati a moderare i toni. Da lì in poi, la puntata cambia passo: non è più solo un confronto sul caso, ma diventa un episodio mediatico a sé.

Nel giro di poco, lo scontro finisce online. Sui social il video circola velocemente e spacca il pubblico: da una parte chi condanna l’uscita dell’avvocato, dall’altra chi punta il dito contro i toni accusatori della criminologa.

Roberta Bruzzone in studio durante il confronto sul caso Garlasco

Il dopo pubblicità: scuse e una frase che pesa

Dopo la pausa pubblicitaria, Lovati rientra con un atteggiamento diverso. Chiede scusa, ammettendo di essersi lasciato trascinare dalla tensione del momento. E prova anche a ridimensionare lo strappo, sottolineando che tra lui e Bruzzone c’è sempre stato un rapporto corretto, persino affettuoso.

Ma il legale non nasconde il fastidio per essere finito al centro della polemica, e pronuncia una frase che fotografa bene il clima della serata: dice di essersi sentito «il vero imputato della serata».

Nodi ancora aperti: tra dubbi, soldi e telefonate

Le scuse non chiudono davvero la questione. Incalzato dagli altri ospiti, Lovati ribadisce la propria visione del mestiere, definendosi un «avvocato sui generis», più portato per l’improvvisazione in aula che per la produzione di documentazione dettagliata. Un approccio che, inevitabilmente, alimenta altre perplessità.

Rimangono poi sul tavolo domande che continuano a fare rumore: i 56mila euro in contanti che la famiglia Sempio avrebbe versato ai propri legali e il reticolo di telefonate che coinvolgerebbe lo stesso Sempio, un altro avvocato e l’ex carabiniere Silvio Sapone, un elemento che continua a sollevare interrogativi.

Il caso Garlasco tra tribunali e “processo pop”

Mentre il percorso giudiziario va avanti, è evidente che il racconto mediatico del caso Garlasco procede su un binario parallelo: fatto di talk, scontri televisivi, clip condivise e reazioni a catena.

E la sensazione, dopo l’episodio di Quarto Grado, è che l’attenzione sul tema non sia destinata a calare: tra verità ancora da chiarire e tensioni in diretta, il “processo pop” continua a macinare minuti, commenti e polemiche.

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