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Addio a un simbolo d’Italia, una donna che ha fatto la storia: il triste annuncio

Pubblicato: 26/05/2026 15:48

L’Italia dice addio a una donna che ha scritto una pagina importante della storia dell’emancipazione femminile. Una pioniera capace di abbattere barriere e pregiudizi in anni in cui certi mestieri sembravano destinati esclusivamente agli uomini. La sua storia, raccontata dal Corriere della Sera, torna oggi a illuminare un percorso fatto di battaglie, sacrifici e conquiste sociali.

Dietro la divisa e quel ruolo diventato simbolico c’era una donna cresciuta tra le difficoltà del dopoguerra, determinata a conquistare i propri diritti senza mai rinunciare al dialogo. “Di battaglie ne ha combattute parecchie”, ha ricordato la figlia Paola nel lungo racconto pubblicato dal quotidiano di via Solferino, ripercorrendo la vita straordinaria della madre.

Si chiamava Venere Scaranna ed è stata la prima vigilessa d’Italia. È morta a 83 anni nell’isola di Sant’Antioco, in Sardegna, dove viveva insieme alla figlia e al genero. Originaria di Longastrino, piccola frazione al confine tra le province di Ravenna e Ferrara, tra gli anni Settanta e Ottanta diventò un simbolo della presenza femminile nelle forze dell’ordine locali.

La sua infanzia fu segnata dalla Seconda guerra mondiale. Nata nel luglio del 1942, crebbe tra le macerie di un territorio devastato dai bombardamenti. “La vita di mia madre iniziò sulle macerie del paese”, ha raccontato la figlia al Corriere della Sera, ricordando anche i lunghi chilometri percorsi in bicicletta ogni giorno per raggiungere la scuola ad Alfonsine negli anni Cinquanta.

Negli anni Sessanta Venere Scaranna entrò nell’Unione Donne Italiane, iniziando un percorso politico e sociale che avrebbe segnato tutta la sua vita. Proveniva da una famiglia socialista e già allora si batteva per la parità dei diritti tra uomini e donne, opponendosi a norme discriminatorie come il coefficiente Serpieri, che in agricoltura valutava il lavoro femminile il 60% rispetto a quello maschile.

La svolta arrivò nel 1973 quando il Comune di Ravenna bandì un concorso per vigili urbani. Tra oltre cinquanta candidati, Venere Scaranna ottenne il punteggio più alto insieme a un uomo. Ma le regole dell’epoca prevedevano che gli uomini venissero inseriti prima delle donne in graduatoria. “Prima c’erano tutti gli uomini e poi le donne: mia madre risultò 52esima”, ha raccontato la figlia.

Fu proprio lì che emerse il carattere della futura vigilessa simbolo dell’Italia. Venere protestò e riuscì a farsi riconoscere il primo posto ottenuto sul campo. Una vittoria non soltanto personale, ma anche culturale, in un periodo in cui le donne erano ancora considerate inadatte a determinati incarichi pubblici.

Anche il lavoro quotidiano era pieno di ostacoli. “I comandi non erano attrezzati per ospitare donne”, ha spiegato Paola al Corriere della Sera. I bagni erano soltanto alla turca e pensati esclusivamente per uomini. Per cambiarsi o usare una toilette, Venere chiedeva spesso ospitalità ai negozi del centro di Ravenna. Nonostante questo superò brillantemente tutte le prove operative, dal tiro con la pistola Beretta alle esercitazioni di guida.

Dopo il pensionamento anticipato nel 1988, a soli 46 anni, Venere Scaranna si dedicò insieme al marito alla passione per le piante grasse, diventando una figura attiva nell’associazione degli amanti delle succulente. Negli ultimi anni si era trasferita in Sardegna con la famiglia. Oggi il ricordo della prima vigilessa italiana resta quello di una donna coraggiosa che, con determinazione e dignità, ha aperto la strada a generazioni di altre donne in divisa.

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