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Cacciari affonda la sinistra: “Una débâcle difficile da immaginare”

Pubblicato: 26/05/2026 08:43

La sconfitta del centrosinistra a Venezia rischia di trasformarsi in qualcosa di molto più profondo di una semplice battuta d’arresto elettorale. Perché il 53% ottenuto da Simone Venturini, nuovo sindaco sostenuto dal centrodestra e già assessore della giunta Brugnaro, non rappresenta soltanto una vittoria politica netta. È soprattutto il segnale di un distacco sempre più evidente tra una parte dell’elettorato veneziano e la proposta costruita dal Pd attorno ad Andrea Martella. Una distanza che, secondo molti osservatori, si è vista soprattutto nell’astensione e nella difficoltà della sinistra di mobilitare il proprio blocco sociale tradizionale.

A colpire è anche il tono usato da Massimo Cacciari, ex sindaco di Venezia e figura storica della sinistra veneziana, che non ha nascosto la sorpresa per la portata della sconfitta. “Per le elezioni comunali di Venezia non mi aspettavo un risultato di questo tipo: era difficile immaginare una débâcle così pesante per il centrosinistra”, ha dichiarato. Secondo Cacciari, il problema principale sarebbe stato il mancato coinvolgimento dei più giovani, che “non si sono riconosciuti nella candidatura di Andrea Martella”. Un’assenza che pesa soprattutto perché, appena poche settimane fa, proprio quell’elettorato aveva mostrato partecipazione e mobilitazione politica in occasione del referendum sulla giustizia.
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Il peso dell’astensione e la questione identitaria

Il dato politico più evidente resta il crollo del centrosinistra in una città considerata contendibile fino a pochi giorni fa. I sondaggi non avevano previsto un margine così ampio e nel Pd veneziano la convinzione era quella di poter arrivare almeno al ballottaggio. Invece Venturini ha chiuso la partita subito, mantenendo la continuità amministrativa con Luigi Brugnaro e consolidando il radicamento del centrodestra in laguna.

Nel dibattito interno alla sinistra è già iniziata la ricerca delle responsabilità politiche. Tra le questioni più discusse c’è il forte coinvolgimento della comunità bengalese nelle liste e nella campagna elettorale del centrosinistra. Una presenza considerata da alcuni esponenti dem eccessiva rispetto agli equilibri cittadini e che avrebbe contribuito ad alimentare una reazione identitaria in parte dell’elettorato veneziano, storicamente molto sensibile ai temi della rappresentanza territoriale e culturale.

La presenza davanti al comitato elettorale di una troupe di Bangla Tv, emittente rivolta alla comunità bengalese in Europa, ha finito per diventare quasi il simbolo politico di questa campagna. A Mestre la comunità bengalese rappresenta una realtà numericamente importante e radicata, ma secondo diversi osservatori il tentativo della sinistra di trasformarla in un elemento centrale del proprio progetto politico non avrebbe prodotto i risultati sperati. Resta ora da capire se il problema sia stato il mancato apporto elettorale di quell’area oppure un generale allontanamento di una parte dell’elettorato moderato e popolare.

La continuità con Brugnaro

Nel frattempo Simone Venturini si prepara a raccogliere l’eredità di Luigi Brugnaro dopo anni di amministrazione del centrodestra. Anche Cacciari, pur durissimo con il centrosinistra, ha riconosciuto al nuovo sindaco una propria autonomia politica. “Mi risulta che abbia lavorato seriamente nel ruolo di assessore e che non sia stato succube del sindaco Luigi Brugnaro”, ha spiegato l’ex primo cittadino.

Parole che certificano come la vittoria di Venturini venga percepita non soltanto come l’effetto della forza politica del centrodestra nazionale, ma anche come il risultato di una continuità amministrativa considerata credibile da una parte consistente della città. Ed è probabilmente questo il dato più preoccupante per il Pd: Venezia doveva essere uno dei simboli della riscossa del centrosinistra alle comunali, ma si è trasformata invece nel luogo di una sconfitta politica e culturale molto più ampia.

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