
Il mutamento delle strategie dottrinali e l’introduzione di vettori di nuova generazione nei teatri operativi orientali continuano a ridefinire i paradigmi della deterrenza globale, sollevando complessi interrogativi sulla reale efficacia delle ultime tecnologie balistiche. Quando gli annunci trionfalistici della vigilia si scontrano con le rilevazioni tecniche sul campo, gli analisti internazionali si trovano a dover decifrare una fitta rete di messaggi propagandistici, asimmetrie informative e riscontri satellitari contrastanti. In questo contesto, la valutazione degli equilibri difensivi continentali impone una rigorosa analisi delle traiettorie operative e dei costi di gestione delle piattaforme strategiche, per comprendere se ci si trovi davanti a una reale rivoluzione militare o a una complessa operazione di pressione psicologica su scala transnazionale.
Il giallo dei due vettori e l’ipotesi del tragico errore
Le ultime analisi sui recenti raid missilistici mettono in discussione la precisione dei sistemi d’arma più celebrati dal Cremlino. I dubbi sul super-missile russo Oreshnik crescono. Progettato per colpire a distanze inferiori a cinquemila chilometri e descritto da Vladimir Putin come un insieme di “meteoriti” capaci di penetrare “tre livelli di sotterranei”, l’ordigno evidenzia forti discrepanze tra il potenziale teorico e gli esiti pratici. Il primo giallo riguarda il numero di ordigni tirati nella notte tra sabato e domenica.
Dall’analisi delle riprese video diversi analisti hanno tratto la conclusione che non si è trattato di un’arma, ma di due. La prima si è abbattuta sulla periferia di Bila Tserkva, a ottanta chilometri dalla capitale. La seconda è stata filmata mentre precipitava verso il Donetsk, un’area occupata dal Cremlino. L’Institute for the Study of War ritiene che sia finito nei pressi di Avdiivka. Questa ricostruzione ha avuto un sigillo di ufficialità nella lettera che il presidente Zelensky ha inviato a Donald Trump per sollecitare l’invio dei Patriot, precisando che “il secondo, a quanto è stato riportato, è precipitato nel territorio temporaneamente occupato del Donetsk”.
I limiti convenzionali e l’impatto sui magazzini commerciali
La conversione di un’arma concepita per la distruzione atomica in uno strumento convenzionale si sta rivelando complessa e dispendiosa, con costi stimati tra i trenta e i cinquanta milioni di euro per esemplare. Gli effetti dell’assalto contro Bila Tserkva hanno mostrato crateri larghi circa tre metri e profondi meno di uno, sollevando perplessità sulla reale forza distruttiva dei dardi d’acciaio senza carica esplosiva.
I testimoni sul posto hanno descritto dinamiche concitate durante l’impatto del grappolo di testate. “C’è stato un suono simile a un tuono, un tuono molto prolungato – ha dichiarato Nadiia, proprietaria di uno dei magazzini colpiti, al Kyiv Independent –. E poi si sono sentite sei esplosioni simultanee”. Nonostante le criticità tecniche, lo schieramento del vettore anche in Bielorussia conferma la volontà di mantenere un impatto psicologico terrificante sulle cancellerie europee.


