
Il rumore è stato improvviso, un boato sordo che ha squarciato il silenzio di una serata che sembrava scorrere come tante altre, tra turni di guardia e la solita prontezza operativa. In un attimo, il soffitto della sala operativa ha ceduto, scaricando al suolo un cumulo pesante di detriti, intonaco e calcinacci proprio là dove gli operatori coordinano i soccorsi per l’intero territorio. Questa volta, però, chi è abituato a correre contro il tempo per salvare gli altri dalle fiamme e dai crolli si è ritrovato a dover gestire l’emergenza tra le proprie mura domestiche. Gli stessi professionisti del soccorso hanno dovuto indossare i caschi non per uscire a sirene spiegate, ma per puntellare i soffitti della loro sede, dichiarare l’inagibilità della struttura e abbandonare precipitosamente l’edificio. Una fuga forzata che ha lasciato l’intera comunità locale senza il suo storico punto di riferimento, spostando la linea di difesa contro le emergenze a chilometri di distanza.
Il crollo e l’evacuazione immediata
La vicenda si è consumata nella serata di sabato 30 maggio 2026, intorno alle ore 19, quando il distaccamento della squadra 13A di via Angelo Celli a Ostia è diventato teatro di un grave cedimento strutturale. Il tetto di una porzione del pian terreno, che ospita la sala operativa, è crollato improvvisamente. Per pura fortuna la pioggia di detriti pesanti non ha colpito nessuno degli oltre cinquanta operatori che turnano all’interno della struttura, evitando una tragedia interna al corpo. I vigili del fuoco si sono visti costretti a transennare l’area e a dichiarare l’immediata inagibilità dell’intero stabile, optando per un trasferimento d’urgenza presso i vicini colleghi del distaccamento interno all’aeroporto di Fiumicino.
Il territorio del litorale a rischio
La temporanea chiusura della sede di Ostia apre uno scenario preoccupante per l’intera sicurezza pubblica della zona costiera della Capitale. I pompieri della FP Cgil hanno lanciato un grido d’allarme chiarissimo, poichè lo spostamento logistico priva il X Municipio del suo presidio strategico fondamentale. Si parla di un bacino di utenza immenso, che conta circa 350mila residenti stabili, una cifra che aumenta esponenzialmente con l’arrivo della stagione balneare. Il raggio di azione della squadra 13A si estende infatti da Ostia fino a Torvaianica, coprendo una densità abitativa notevole e aree naturalistiche fortemente esposte ai rischi ambientali.
Il problema principale legato al trasferimento nello scalo aeroportuale Leonardo Da Vinci riguarda i tempi di reazione e di intervento. La nuova collocazione costringe i mezzi di soccorso a percorrere oltre dieci chilometri per raggiungere il vecchio settore di competenza, ma lo scoglio maggiore è rappresentato dalla viabilità locale. Per raggiungere Ostia da Fiumicino i mezzi pesanti devono necessariamente attraversare il Ponte della Scafa, un vero e proprio imbuto stradale storicamente congestionato. Con l’arrivo imminente del caldo torrido e l’inizio della stagione estiva, il timore è che le code e il traffico balneare possano rallentare i soccorsi in modo critico, specialmente di fronte a incendi dolosi o spontanei che ogni anno colpiscono la macchia mediterranea della zona.
Una manutenzione mai strutturale
Le radici di questo cedimento affondano in una gestione della struttura che va avanti da decenni. Lo stabile di via Angelo Celli è di proprietà del Comune di Roma ed è stato edificato nel lontano aprile del 1936. In novanta anni di storia, la caserma ha visto raramente interventi di ristrutturazione profonda. Il sindacato ha evidenziato come le denunce sullo stato di precarietà dell’edificio fossero state presentate ripetutamente nel corso del tempo, ma il Campidoglio si è sempre limitato a eseguire riparazioni provvisorie e interventi di tamponamento, come la semplice sigillatura delle crepe visibili sui muri. Il crollo odierno dimostra che le problematiche erano ben più gravi del semplice intonaco ammalorato.
Il futuro del presidio rimane al momento incerto e le prossime verifiche tecniche dovranno stabilire l’entità dei lavori necessari per il ripristino della sicurezza. Nel frattempo il Comando dei Vigili del Fuoco di Roma e l’amministrazione capitolina hanno avviato una interlocuzione formale per trovare una via d’uscita rapida. I rappresentanti dei lavoratori sono scettici su un soggiorno prolungato a Fiumicino e chiedono a gran voce che venga individuato un nuovo edificio all’interno di Ostia. La cittadina costiera viene considerata l’unica posizione baricentrica in grado di garantire la protezione dell’intero municipio e di mantenere la media di circa 2.500 interventi all’anno, di cui ben mille concentrati esclusivamente nei mesi più caldi.


