
L’Italia celebra gli 80 anni della Repubblica, una delle ricorrenze più significative della sua storia contemporanea. Il 2 giugno 1946 milioni di cittadini furono chiamati alle urne per scegliere la forma istituzionale dello Stato e per eleggere l’Assemblea Costituente che avrebbe poi scritto la Costituzione italiana. Fu un passaggio storico che segnò la fine definitiva della Monarchia sabauda e l’inizio dell’esperienza repubblicana.
Quel voto arrivò al termine di anni drammatici, segnati dalla dittatura fascista, dalla Seconda guerra mondiale, dall’occupazione tedesca e dalla guerra civile che aveva lacerato il Paese. L’Italia usciva devastata dal conflitto e si trovava davanti alla necessità di ricostruire non soltanto città, infrastrutture ed economia, ma anche le proprie istituzioni democratiche.
Il primo voto a suffragio universale
Il referendum del 2 giugno rappresentò una svolta senza precedenti nella storia nazionale. Per la prima volta votarono infatti anche le donne, grazie al riconoscimento del suffragio universale introdotto nel 1945. Fu un momento di straordinaria partecipazione popolare che coinvolse l’intero Paese.
Gli aventi diritto erano oltre 28 milioni, mentre alle urne si presentarono quasi 25 milioni di persone. L’affluenza superò l’89%, un dato che ancora oggi testimonia la forte volontà degli italiani di partecipare alla costruzione del nuovo Stato democratico.
Il ruolo delle donne fu determinante. Le elettrici furono infatti quasi 13 milioni, superando numericamente gli uomini. Un risultato che smentì le perplessità di chi riteneva prematura la loro partecipazione alla vita politica del Paese.
Repubblica contro Monarchia
La scelta tra Repubblica e Monarchia divise profondamente l’Italia. Il Nord si espresse in larga maggioranza a favore della Repubblica, mentre il Sud rimase prevalentemente monarchico.
Alla fine prevalse la scelta repubblicana con 12.718.641 voti, pari al 54,27%, contro i 10.718.502 voti ottenuti dalla Monarchia, ferma al 45,73%.
Dietro quel risultato vi erano ragioni politiche, culturali e sociali profonde. Molti italiani attribuivano alla Monarchia pesanti responsabilità per l’ascesa del fascismo e per le vicende che avevano portato il Paese alla guerra. L’abdicazione di Vittorio Emanuele III in favore del figlio Umberto II, avvenuta poche settimane prima del voto, non riuscì a invertire il clima ormai favorevole al cambiamento.
Un Paese ancora attraversato dalle tensioni
La proclamazione del risultato non avvenne senza polemiche. Nei giorni successivi al referendum si registrarono contestazioni, accuse di brogli, ricorsi e tensioni politiche che alimentarono un clima particolarmente delicato.
Solo il 18 giugno 1946 la Corte di Cassazione proclamò ufficialmente la vittoria della Repubblica. Pochi giorni prima Umberto II aveva lasciato l’Italia per l’esilio in Portogallo, chiudendo definitivamente la storia della Monarchia italiana. Con quella decisione l’Italia cessava di essere un Regno e diventava ufficialmente una Repubblica.
L’elezione dell’Assemblea Costituente
Nello stesso giorno del referendum gli italiani elessero anche l’Assemblea Costituente, l’organismo incaricato di scrivere la nuova Carta fondamentale dello Stato.
Le elezioni sancirono l’affermazione dei grandi partiti di massa nati dalla Resistenza. La Democrazia Cristiana ottenne la maggioranza relativa, mentre Partito Socialista e Partito Comunista raccolsero insieme quasi il 40% dei consensi. Complessivamente i tre principali partiti conquistarono circa tre quarti dei voti espressi dagli italiani.
L’Assemblea Costituente iniziò i propri lavori il 25 giugno 1946 e pochi giorni dopo elesse Enrico De Nicola come Capo provvisorio dello Stato.
Le Madri Costituenti e il ruolo delle donne
Tra i 556 membri dell’Assemblea sedevano anche 21 donne, passate alla storia come le “Madri Costituenti”. Provenivano da diverse forze politiche e contribuirono in maniera significativa alla stesura della Costituzione.
Tra loro figuravano nomi destinati a lasciare un segno nella storia repubblicana, come Nilde Jotti, Lina Merlin, Teresa Noce, Angela Gotelli e Maria Federici, alcune delle quali entrarono anche nella celebre Commissione dei 75 incaricata di redigere il testo costituzionale.
La loro presenza rappresentò un passaggio fondamentale verso la piena partecipazione femminile alla vita politica italiana.
La nascita della Costituzione
Il referendum del 2 giugno non fu un evento isolato, ma il punto di arrivo di un percorso iniziato con la caduta del fascismo il 25 luglio 1943 e proseguito attraverso la Resistenza e la Liberazione.
L’Assemblea Costituente lavorò per oltre un anno alla stesura della nuova Carta fondamentale. La Costituzione della Repubblica Italiana venne approvata il 22 dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1° gennaio 1948.
I principi sanciti dalla Costituzione – democrazia, libertà, uguaglianza, tutela dei diritti e ripudio della guerra – continuano ancora oggi a rappresentare il fondamento della Repubblica nata ottant’anni fa dalla scelta degli italiani.


