
Il tragico caso di cronaca che ha sconvolto la piccola comunità di Pietracatella continua a arricchirsi di dettagli inquietanti e dolorosi, delineando un quadro investigativo sempre più complesso e drammatico. La vicenda, incentrata sulla morte di Antonella Di Ielsi e di sua figlia Sara Di Vita, è al centro di una fitta rete di indagini condotte dalla Squadra Mobile di Campobasso, che sta cercando di fare luce su quello che appare a tutti gli effetti come un duplice omicidio perpetrato attraverso l’utilizzo di una sostanza letale. A distanza di oltre cinque mesi dal tragico evento, consumatosi a cavallo tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, gli inquirenti stanno lavorando senza sosta per ricostruire gli ultimi giorni di vita delle due donne e, soprattutto, per identificare la persona che potrebbe aver somministrato loro la ricina, un potente veleno che non ha lasciato scampo alle vittime.
Le ultime ore prima del dramma
Le ricostruzioni finora effettuate dagli investigatori hanno permesso di collocare la presunta assunzione della sostanza tossica in un arco temporale ben preciso, individuato tra i giorni del 23 e 24 dicembre. Quello che doveva essere un periodo di festa e serenità familiare si è trasformato nell’inizio di un incubo invisibile. I sintomi dell’avvelenamento da ricina non si sono manifestati in modo immediato e violento, ma hanno seguito un decorso progressivo e subdolo, logorando l’organismo delle due donne giorno dopo giorno. La situazione è precipitata definitivamente il 27 dicembre, quando il quadro clinico è diventato talmente critico da richiedere il trasporto d’urgenza di madre e figlia presso l’ospedale Cardarelli di Campobasso.
Il terribile quadro clinico riscontrato
Ciò che ha colpito maggiormente il personale sanitario e gli investigatori intervenuti nell’immediatezza dei fatti sono state le condizioni drammatiche in cui versavano le due vittime al momento del ricovero. Sara Di Vita, secondo quanto emerso dalle testimonianze, si trovava in uno stato di forte confusione mentale e manifestava evidenti deliri, segno tangibile dell’effetto devastante che il veleno stava avendo sul suo sistema nervoso e sulle sue funzioni vitali. Altrettanto drammatica era la situazione della madre, Antonella Di Ielsi, la quale non era ormai più in grado di esprimersi né di comunicare verbalmente con i soccorritori. Questo gravissimo deficit neurologico e fisico ha reso impossibile per le donne fornire qualsiasi indicazione utile nell’immediato, conducendole alla morte nel giro di poche ore e lasciando dietro di sé una scia di interrogativi.
Le indagini e le testimonianze chiave
Di fronte a uno scenario così inquietante, la Procura ha aperto un fascicolo per il reato di omicidio aggravato dalla premeditazione e dall’utilizzo di sostanze venefiche. Per cercare di dare un nome e un volto alla presunta mente diabolica che ha orchestrato il piano, la Squadra Mobile ha avviato una massiccia attività di ascolto. Fino a questo momento sono state sentite oltre cento persone informate sui fatti, tra parenti, amici, vicini di casa e conoscenti della famiglia Di Ielsi-Di Vita. L’obiettivo degli inquirenti è scavare a fondo nella vita privata delle due donne, analizzando ogni singolo contatto, eventuale attrito o frequentazione sospetta che potesse giustificare un gesto di tale efferatezza.
Il coinvolgimento delle istituzioni locali
L’indagine ha progressivamente allargato il proprio raggio d’azione, andando a toccare anche l’ambito istituzionale e relazionale della comunità in cui le vittime vivevano. Tra le persone convocate in questura per essere ascoltate con la massima attenzione è figurato anche il sindaco di Pietracatella, Antonio Tomassone. Il primo cittadino è stato sentito in qualità di persona informata sui fatti, poiché gli investigatori intendono analizzare ogni possibile dinamica sociale o legame formale che potesse gravitare attorno al nucleo familiare colpito. Questo continuo viavai dagli uffici giudiziari sta alimentando un forte tam tam mediatico e popolare, e tra gli abitanti del paese si fa sempre più insistente l’idea che la svolta decisiva nelle indagini possa essere ormai imminente.


