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Terrore in volo, bimbo cianotico con convulsioni: infermieri italiani in vacanza lo salvano. Poi la terribile notizia

Pubblicato: 03/06/2026 09:36

Le situazioni in cui l’imprevedibile stringe l’essere umano in una morsa di frazioni di secondo richiedono una prontezza che va oltre il semplice dovere professionale. Quando ci si trova sospesi in uno spazio isolato dal resto del mondo, il confine tra la normalità di una routine e l’eccezionalità di un evento critico si annulla completamente, trasformando passeggeri comuni nei protagonisti di una corsa contro il tempo. È in questi momenti che l’esperienza accumulata negli anni diventa l’unica vera ancora di salvezza, sopperendo a carenze logistiche e imprevisti strutturali che potrebbero compromettere definitivamente l’esito di una situazione già drammatica a migliaia di metri d’altezza.

Un salvataggio ad alta quota e le carenze del kit di bordo

Il rientro da un viaggio si è trasformato in un’esperienza drammatica per una coppia di professionisti sanitari della Ulss 8 Berica di Vicenza, che si sono trovati a gestire una gravissima emergenza pediatrica. «Era cianotico, in arresto respiratorio, aveva le convulsioni da febbre». Con queste parole viene descritto lo stato di un passeggero di appena tredici mesi su un volo della compagnia Ryanair decollato da Bergamo e diretto a Marrakech. I genitori, di origine marocchina, erano disperati e non riuscivano a spiegare le condizioni del figlio.

A complicare la situazione è stata l’assoluta inadeguatezza della strumentazione d’emergenza disponibile sul velivolo. I palloni autoespandibili erano privi di maschera facciale, delle due bombole di ossigeno una era scarica e l’altra non aveva la mascherina per bambini, mentre il defibrillatore era configurato solo per adulti. Se non fosse stato per la prontezza dei due specialisti, che hanno praticato una prolungata ventilazione bocca a bocca e due massaggi cardiaci, il piccolo non sarebbe mai arrivato vivo all’ambulanza che attendeva sulla pista d’atterraggio.

La denuncia dei due infermieri e il silenzio della compagnia

I protagonisti di questa vicenda sono Riccardo Marchetto e Ilaria Valentini, 33 anni, coniugi e colleghi, i quali hanno deciso di rendere pubblico l’accaduto per accendere un faro sulla sicurezza dei voli di linea. Mancavano quaranta minuti all’atterraggio quando il personale di bordo ha lanciato l’allarme. «Abbiamo cominciato le manovre di rianimazione secondo le linee guida pediatriche — raccontano i due infermieri — ma tutto il materiale disponibile era inadeguato».

Le criticità maggiori hanno riguardato i dispositivi salvavita: l’utilizzo delle piastre del defibrillatore per adulti su un corpo così minuto avrebbe potuto avere conseguenze fatali. Nonostante le difficoltà strutturali, le manovre manuali hanno avuto successo e il bambino ha ripreso a respirare, tra gli applausi dei passeggeri. Una volta a terra, la coppia ha inviato una segnalazione ufficiale al vettore aereo, senza però ricevere alcun riscontro. «Nessuna risposta. Noi non vogliamo essere ringraziati, questo è il nostro lavoro sia quando siamo in servizio che quando non lo siamo. L’unica cosa di cui vogliamo assicurarci è che i controlli sui presìdi sanitari di bordo siano molto più accurati», hanno concluso i due professionisti, chiedendo interventi immediati affinché simili episodi non si ripetano.

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Ultimo Aggiornamento: 03/06/2026 11:57

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