
La favola di Matteo Arnaldi al Roland Garros si è interrotta nel modo più amaro possibile. A pochi minuti dalla semifinale tutta italiana contro Flavio Cobolli, il tennista ligure è stato costretto al ritiro per un forte malessere che gli ha impedito di scendere in campo. Un epilogo che ha privato il torneo di uno storico derby azzurro e che continua a far discutere anche sul piano medico.
A fornire una possibile spiegazione è Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’Università del Salento e segretario generale della Simfer, che ha commentato il caso all’Adnkronos Salute sottolineando come il fisico dell’atleta fosse stato sottoposto a uno stress eccezionale.
“Ha battuto ogni record, organismo portato al limite”
Secondo Bernetti, il dato più significativo riguarda il numero impressionante di ore trascorse in campo da Arnaldi durante il torneo parigino.
“Non ha semplicemente giocato tanto, ma ha battuto ogni record di ore giocate per arrivare a una semifinale Slam nella storia“, ha spiegato il medico. Il tennista azzurro ha infatti accumulato 19 ore e 42 minuti di gioco effettivo, un dato che non rappresenta soltanto il record del Roland Garros, ma il primato assoluto tra tutti i tornei del Grande Slam da quando esiste il cronometraggio ufficiale.
Per l’esperto, un minutaggio così elevato significa aver sottoposto l’organismo a uno sforzo estremo. “Aver accumulato un simile minutaggio significa aver portato l’organismo al limite“, ha osservato Bernetti.
L’ipotesi virus e i sintomi raccontati da Arnaldi
Dopo il ritiro, lo stesso Arnaldi aveva spiegato in conferenza stampa di aver trascorso una notte molto difficile. Il ligure ha riferito di aver sofferto di episodi ripetuti di vomito, di non essere riuscito a mangiare e di aver accusato una sensazione costante di debolezza. “Ogni volta che mi alzavo mi sentivo male”, ha raccontato il tennista, aggiungendo di sospettare un virus intestinale. “Sentivo freddo e credo di aver avuto la febbre durante il giorno”.
Proprio questa ipotesi viene presa in considerazione anche dal fisiatra, che richiama diversi studi scientifici sulle conseguenze degli sforzi fisici estremi.
Perché uno sportivo può diventare più vulnerabile alle infezioni
Bernetti spiega che, dopo un’attività agonistica particolarmente intensa, il corpo attraversa una fase temporanea di maggiore vulnerabilità.
“A causa dello sforzo massimale si verifica un picco degli ormoni dello stress e una riduzione transitoria dei linfociti e delle immunoglobuline di tipo A”, ha spiegato. Queste ultime svolgono un ruolo fondamentale nella protezione delle mucose intestinali e la loro diminuzione può facilitare l’ingresso di virus e agenti patogeni.
Secondo il medico, si crea una vera e propria “finestra temporale” durante la quale l’atleta può risultare persino più esposto alle infezioni rispetto a una persona sedentaria.
Lo stress estremo può colpire anche l’intestino
L’esperto evidenzia inoltre un altro meccanismo che potrebbe aver contribuito al problema. Durante gli sforzi prolungati il sangue viene indirizzato principalmente verso la muscolatura, riducendo temporaneamente l’apporto di ossigeno all’intestino. Questo fenomeno può compromettere le strutture che proteggono la parete intestinale, aumentandone la permeabilità.
“In queste condizioni batteri, tossine e virus possono attraversare più facilmente la mucosa intestinale, favorendo l’insorgenza di infezioni gastroenteriche”, ha spiegato Bernetti.
Un caso praticamente unico
Nonostante le spiegazioni scientifiche, il medico sottolinea come il caso di Arnaldi resti eccezionale anche per gli standard del tennis professionistico.
“A onor del vero è difficile dire cosa, e se, si sarebbe potuto fare di diverso”, ha precisato. Secondo Bernetti, infatti, ci si trova di fronte a una situazione rarissima: “Era dal 1992 che un atleta non giocava così tanto in un torneo Slam“.
Per questo motivo il fisiatra parla di un organismo portato realmente al limite delle proprie capacità fisiche. “Il suo fisico è stato veramente portato al limite”, conclude l’esperto, augurandosi che il tennista possa recuperare rapidamente e tornare protagonista nei prossimi appuntamenti del circuito internazionale.
Per Arnaldi resta comunque uno straordinario Roland Garros, culminato con la prima semifinale Slam della carriera e con un significativo salto nel ranking mondiale. Ma il ritiro a un passo dalla finale lascia inevitabilmente il rimpianto per ciò che avrebbe potuto essere.


