
La Lega si prepara a fare i conti con una nuova ondata di uscite, mentre Matteo Salvini prova ad aprire una fase diversa per il partito e a ricucire il rapporto con Luca Zaia. Dopo mesi segnati da passaggi verso Forza Italia, strappi interni e avvicinamenti all’area di Roberto Vannacci, il Carroccio guarda ora con attenzione alla data di sabato 6, quando a Viareggio dovrebbero essere annunciate nuove adesioni a Futuro nazionale. Un altro passaggio delicato per un partito che, a un anno dalle elezioni, prova a presentare come fisiologici movimenti che però lasciano più di un malumore.
Secondo quanto riferisce AGI, l’anno era iniziato con l’uscita di Attilio Pierro e Davide Bergamini, passati il 5 gennaio a Forza Italia. Poi era arrivato l’addio choc di Roberto Vannacci, il 3 febbraio, seguito da quello dei primi due parlamentari considerati più vicini al generale, Edoardo Ziello e Rossano Sasso. Il 19 maggio era stata la volta di Laura Ravetto, ex responsabile Pari opportunità del partito, anche lei approdata nell’orbita vannacciana. Ora il nome in uscita è quello del vicentino Erik Pretto, per il quale la Lega aveva avviato l’iter disciplinare legato al mancato versamento dei contributi.
La nuova frattura
La trattativa di Pretto con Futuro nazionale sarebbe fallita e il deputato dovrebbe confluire a breve nelle file di Forza Italia. Ma l’attenzione politica è soprattutto su sabato 6, quando alle 11.30, a Viareggio, dovrebbe essere annunciata l’adesione a Fnv di altri due leghisti. Uno è il calabrese Domenico Furgiuele, già promotore con i vannacciani della conferenza stampa sulla remigrazione che avrebbe dovuto tenersi alla Camera e poi annullata dopo l’occupazione della sala da parte delle opposizioni.
L’altro parlamentare in uscita sarebbe Gianangelo Bof, sindaco di Tarzo, comune trevigiano di poco più di quattromila abitanti, al primo mandato alla Camera e militante nella Lega dal 2004. Il fronte vannacciano, però, non si fermerebbe qui: sabato mattina dovrebbero entrare in Futuro nazionale anche Pierro e Bergamini, che solo pochi mesi fa avevano lasciato la Lega per Forza Italia. Un passaggio che rende ancora più evidente la mobilità interna al centrodestra e il tentativo del generale di raccogliere attorno a sé una parte dell’ex mondo leghista.
A quanto apprende AGI, Salvini avrebbe incontrato in mattinata al ministero i due parlamentari in uscita, Furgiuele e Bof, ma la trattativa non sarebbe andata a buon fine. Secondo quanto riferiscono fonti vicine ai rivali di Futuro nazionale, a Furgiuele sarebbe stato proposto anche l’incarico di coordinatore della Lega in Calabria. Davanti alle domande dei cronisti sugli addii, il ministro si è limitato a rispondere: «Buon lavoro, buon lavoro». Dietro la formula di rito, però, il segretario starebbe lavorando a una nuova fase del partito.
La carta Zaia
Il punto centrale sarebbe il maggiore coinvolgimento di Luca Zaia. L’obiettivo, secondo fonti qualificate citate da AGI, è chiudere un’intesa entro il primo weekend di luglio, così da presentare i cambiamenti durante il ritiro che Salvini intende organizzare in provincia di Treviso il 4 e il 5 luglio. Tra le ipotesi avanzate ci sarebbe anche la nomina dell’ex governatore veneto a vice unico del segretario, con l’azzeramento delle altre cariche oggi ricoperte da Claudio Durigon, Alberto Stefani e Silvia Sardone.
Zaia, però, non sembra interessato a una semplice carica. Chi ha parlato con lui nelle ultime settimane si è sentito rispondere che non intende «correre dietro le cariche». L’ex governatore avrebbe già declinato ad aprile la proposta di diventare vicesegretario al posto di Stefani e, secondo fonti qualificate, chiede soprattutto un progetto. Non ritiene che il percorso del partito possa essere «appaltato a una persona» e non accetterebbe mai di fare il vice senza contenuti politici chiari.
Il progetto di Zaia prevede di riportare al centro della proposta le parole territorio e identità, con una formazione interna alla Lega dedicata ai temi nordisti e collegata al partito nazionale, sul modello del rapporto tra Csu bavarese e Cdu tedesca. Una soluzione non viene esclusa, ma la quadra resta ancora da trovare. Intanto è stato convocato per mercoledì un Consiglio federale della Lega, alle 11 nella sala Salvadori di Montecitorio, per l’approvazione del rendiconto 2025 e per le comunicazioni del segretario federale.
Dalle parti di Salvini si conferma che il segretario sta lavorando al nuovo corso, con incontri preparatori e una fase di ascolto di ministri, governatori e sindaci. L’obiettivo dichiarato è arrivare a una squadra rafforzata e a tre obiettivi programmatici concreti da realizzare entro la fine della legislatura. Ufficialmente non ci sarebbe «nessuna preoccupazione» per chi lascia la Lega. Anzi, viene sostenuto, le uscite lascerebbero «mani più libere per le liste del prossimo anno». Nel partito si assicura anche di poter arrivare al 15 per cento.
L’atmosfera, però, non appare serena. In Transatlantico pesa anche l’esordio dei vannacciani al question time, ora componente del gruppo Misto, con un’interrogazione rivolta proprio a Salvini. L’atto viene illustrato da Laura Ravetto, mentre la replica più dura arriva da Edoardo Ziello, che accusa il ministro di non aver fatto abbastanza sull’edilizia residenziale pubblica e richiama il vecchio slogan «prima gli italiani», ricordando la stagione in cui la Lega superava il 30 per cento dei consensi. Nel caos della Camera, un deputato importante si lascia andare anche a una battuta al vetriolo su Pozzolo, segno che la frattura ormai è anche personale.


