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L’inchiesta Cefpas e quell’immortale battuta di Totò, quanto mai attuale

Pubblicato: 08/06/2026 19:07

Nelle intercettazioni sull’inchiesta Cefpas, il centro di “alta”, ironicamente, formazione sulla sanità alla siciliana, ci sono tante frasi paradigmatiche del come viene intesa la politica in Sicilia. I riferimenti blasfemi a Gesù, intendendo i miracoli delle nomine, quel codice di linguaggio dialettale da abigeato della predazione, l’uso totalmente distorto dei fondi pubblici, e l’assoluta mancanza di riferimenti riguardanti l’oggetto sociale dell’Ente. Non si parla mai di formazione,  di competenze distintive, non parliamo di benchmark, che per i politici siciliani potrebbe essere quasi un vocabolo offensivo. Se vogliamo dirla tutta l’unico benchmark, cioè indicatore di riferimento, in cui abbiamo la cima della classifica è la corruzione con 107 episodi, record italiano.

Ma una frase tra le intercettazioni  rileva il ridicolo di questa stagione politica. Quando l’affligente indagato, gli afflitti siamo noi, che avrà modo di spiegare, speriamo in un italiano corretto comprensibile ai giudici, le sue ragioni nel probabile processo, dice di avere “Carta bianca”. Lui può tutto, può scrivere il futuro del Centro di potere a lui affidato in una spartizione pattizia. Può decidere incarichi e affidamenti, può destinare i soldi, non quelli suoi, personali, ma dei contribuenti, milioni dice lui, a chi e come gli pare. Perché Lui ha carta bianca, qualcuno, qualche potere assoluto, gliel’ha concessa, questo foglio immacolato dove tutto può essere disegnato e fatto, senza regole, controlli amministrativi, senza fare prigionieri in barba alla Convenzione di Ginevra. Meno bianche, meno pure, anzi decisamente indecenti, sono alcune conversazioni riguardanti giovani donne attratte con ipotetici incarichi lavorativi.

La memoria corre al mitico film di Totò “I due Colonnelli” diretto da Steno, quando il comandante tedesco ordina al colonnello italiano, interpretato da Totò, di cannoneggiare il piccolo paese greco dove gli italiani erano occupanti, benvenuti o meno a fasi alterne insieme agli inglesi. Il tedesco vista la ritrosia dell’ufficiale italiano gli urla il famoso “Io afere carta bianca!”, intendendo il potere su di lui. La risposta fulminante di Totò è diventata un cult del cinema italiano: Ci si pulisca il culo!

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