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“Milo Infante si è dimesso”. Rai rompe il silenzio: tutta la verità

Pubblicato: 09/06/2026 17:28

Il panorama televisivo italiano si trova attualmente al centro di un acceso dibattito che vede come protagonista Milo Infante, volto storico del servizio pubblico e conduttore di punta di Ore 14 su Rai 2. Negli ultimi giorni si sono rincorse voci sempre più insistenti riguardo un suo possibile addio alla Rai per approdare alla concorrenza, nello specifico verso i lidi di Mediaset. La notizia ha generato un forte clamore mediatico, alimentato dai siti specializzati in retroscena televisivi, che hanno ipotizzato per il giornalista una nuova collocazione nel pomeriggio di Canale 5 o Rete 4. Tuttavia, stando alle ultime rilevazioni ufficiali fornite dalle agenzie di stampa, la situazione appare molto più sfumata e complessa di quanto inizialmente ipotizzato dai rumors estivi.

Le smentite ufficiali dai vertici aziendali

Le fonti interne di Viale Mazzini hanno precisato in modo netto che, al momento, non è stata recapitata alcuna lettera di dimissioni da parte del conduttore. Questa precisazione risulta fondamentale per inquadrare il reale stato dei fatti, poichè smentisce l’ipotesi di una rottura immediata o di un accordo già siglato con l’azienda di Cologno Monzese. Milo Infante non ricopre soltanto il ruolo di presentatore ma è anche vicedirettore nell’ambito della Direzione Approfondimento Rai dal 2022, una posizione di rilievo che rende ogni sua mossa contrattuale particolarmente delicata per gli equilibri della televisione di Stato. Nonostante i tentativi di corteggiamento che sembrano arrivare dal settore privato, il legame formale con la Rai resta dunque ancora intatto.

La strategia del rinnovo e della collaborazione

Mentre da Mediaset non filtrano conferme ufficiali e le bocche restano cucite, nei corridoi della Rai si fa strada un’ipotesi differente rispetto alla fuga definitiva. Molti osservatori ritengono che la trattativa in corso non riguardi tanto il desiderio di cambiare maglia, quanto la necessità di modificare la natura giuridica del rapporto di lavoro. L’azienda era già pronta a confermare tutti i programmi di Infante per la prossima stagione televisiva, visti gli ottimi risultati di ascolto ottenuti da Ore 14 e dalla sua versione serale. Il punto di attrito o di discussione si sposterebbe quindi sul piano normativo e retributivo, cercando una soluzione che possa soddisfare sia le esigenze professionali del giornalista sia i vincoli di bilancio dell’ente pubblico.

Uno dei temi centrali di questa vicenda riguarda il cosiddetto tetto retributivo di 240mila euro annui, che si applica obbligatoriamente a tutti i dipendenti e dirigenti della pubblica amministrazione e, per estensione, della Rai. Per ovviare a questo limite, che negli anni ha spinto diversi nomi celebri verso il mercato privato o verso formule contrattuali differenti, si ipotizza che Milo Infante possa richiedere la trasformazione del suo contratto da dipendente a collaboratore esterno. Questa strada è stata già percorsa in passato da figure di spicco come Bruno Vespa e Monica Maggioni, consentendo loro di operare con contratti di consulenza o collaborazione pluriennale che non sono soggetti alle medesime restrizioni economiche previste per la dirigenza interna.

Il peso dei successi televisivi di Ore 14

Il valore di Milo Infante per la Rai è cresciuto costantemente grazie alla capacità di Ore 14 di presidiare una fascia oraria complessa con un linguaggio asciutto e molto seguito dal pubblico. Il programma è diventato un punto di riferimento per l’approfondimento della cronaca nera e dei casi giudiziari più caldi, garantendo a Rai 2 ascolti solidi e competitivi. Proprio questo successo rende il conduttore un asset strategico che i vertici aziendali vorrebbero blindare in vista della presentazione dei nuovi palinsesti. La partita resta aperta e si gioca sul filo del rasoio tra la fedeltà all’azienda di Stato e le allettanti sirene della televisione commerciale, in un mercato dove i volti noti sono sempre più determinanti per lo spostamento dei flussi pubblicitari.

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