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Meloni a assemblea di Confcommercio: “Disonesto ignorare dati incoraggianti”

Pubblicato: 10/06/2026 13:52

La complessa architettura delle riforme economico-finanziarie e il monitoraggio degli indicatori strutturali su base nazionale rappresentano un terreno di continuo e serrato confronto tra i vertici istituzionali e le principali associazioni di categoria del Paese. Quando le analisi congiunturali si incrociano con le istanze del mondo produttivo, la necessità di bilanciare le prospettive di crescita con il carico fiscale reale diventa il fulcro di un dibattito politico sempre più polarizzato. Valutare la tenuta dei settori commerciali tradizionali e l’efficacia delle manovre di redistribuzione della ricchezza consente di tracciare un bilancio accurato sullo stato di salute del tessuto sociale e imprenditoriale.

Il discorso della premier e i dati di bilancio

Un intervento di forte impatto politico ha caratterizzato l’ultimo incontro pubblico nella Capitale, ridefinendo le priorità dell’agenda governativa in materia di fisco e sviluppo economico. E’ “intellettualmente disonesto dipingere l’Italia come una nazione nella quale i problemi sono stati risolti” ed è “ugualmente disonesto dover per forza sminuire il quadro incoraggiante che i dati macroeconomici ci restituiscono”. Rivolgendosi all’assemblea di ConfCommercio, a Roma, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni bacchetta il catastrofismo e chi ci dipinge come “spacciati” a fronte di un quadro macroeconomico che – ha ripetuto Meloni a più riprese – ha dato prova di poter resistere. La premier ha poi affrontato il tema delle tasse, ribadendo che il Governo ha intenzione di abbassarle, al contrario degli altri “che pensano alle patrimoniali”.

La narrazione governativa si scontra tuttavia con i rilievi contabili degli istituti di ricerca, che evidenziano una tendenza opposta per quanto riguarda il prelievo effettivo sulle famiglie e sulle imprese negli ultimi esercizi finanziari. Ricordiamo però che la pressione fiscale in Italia è cresciuta nei tre anni di governo Meloni, passando dal 41,7% del Pil nel 2022 al 42,6% nel 2024, con una previsione di ulteriore aumento al 42,8% nel 2025. Nel 2024 le entrate Irpef sono cresciute significativamente, pesando su dipendenti e pensionati, come certifica anche l’Istat.

La tutela del commercio e il ruolo dei quartieri

Oltre alle dinamiche puramente monetarie, l’attenzione della presidenza si è focalizzata sulla salvaguardia delle attività di prossimità, intese come elementi cardine per la coesione e la sicurezza dei centri urbani. Nell’affrontare il tema delle città poi Meloni si rivolge agli astanti facendo proprio riferimento ai presidi territoriali che sono i negozi e il commercio di quartiere, qualcosa che “nessuna piattaforma online potrà mai sostituire”.

La valorizzazione delle botteghe storiche e delle reti di vendita fisiche viene indicata come l’unico vero argine contro la desertificazione sociale causata dai colossi della logistica digitale. I rappresentanti del comparto hanno accolto con interesse le dichiarazioni, pur ribadendo la stringente necessità di interventi strutturali urgenti per alleggerire i costi di gestione e favorire il ricambio generazionale, in un quadro normativo che attende ancora risposte definitive sui crediti d’imposta e sulle agevolazioni tariffarie locali.

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