
Un nuovo fronte di crisi investe il sistema della sanità delle Marche, già scosso da precedenti criticità nella gestione delle risorse ematiche. Dopo le polemiche legate allo spreco di sacche di plasma all’Officina Trasfusionale di Ancona, un’ulteriore vicenda riaccende l’attenzione sulla tenuta organizzativa del sistema sanitario regionale, questa volta con epicentro nell’Azienda Sanitaria Territoriale di Fermo.
Al centro dell’inchiesta giornalistica vi sarebbe una presunta e sistematica commistione tra il trasporto di sangue e plasma e la distribuzione dei pasti ospedalieri destinati a degenti e strutture assistenziali. Una modalità operativa che, se confermata, solleverebbe gravi interrogativi sul rispetto dei protocolli di sicurezza e delle norme igienico-sanitarie previste per la gestione di materiale biologico sensibile.
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Il sistema dei trasporti contestato nell’Ast di Fermo
Secondo quanto emerso, all’interno della rete logistica dell’AST Fermo sacche di sangue, plasma e provette ematiche verrebbero trasportate insieme ai contenitori del vitto ospedaliero. Il tutto all’interno di normali furgoni non coibentati, utilizzati quotidianamente per la distribuzione dei pasti a ospedali e strutture socio-sanitarie del territorio.
Il sistema coinvolgerebbe più presidi sanitari della zona, con collegamenti regolari tra l’ospedale di Fermo e diversi centri periferici. Durante gli stessi tragitti, i mezzi effettuerebbero consegne di alimenti e, contestualmente, il ritiro o la distribuzione di materiale biologico proveniente dalle attività trasfusionali.
Una promiscuità di carichi che, secondo le fonti citate, si ripeterebbe da anni senza modifiche sostanziali all’organizzazione del servizio.

Le segnalazioni interne e la posizione dei sindacati
La situazione sarebbe stata oggetto di diverse segnalazioni interne, culminate in una lettera inviata dal sindacato Fials (Federazione Italiana Autonoma Lavoratori Sanità) ai vertici aziendali dell’AST Fermo.
Nel documento si evidenziano criticità legate all’uso di mezzi ritenuti non idonei per il trasporto di materiale biologico. Il sindacato sottolinea come la gestione attuale possa esporre il personale a conseguenze anche sul piano legale e amministrativo, oltre a rappresentare un potenziale rischio sotto il profilo sanitario.
“È documentabile come la promiscuità con la quale ormai di prassi vengano effettuati trasporti di sangue ed emoderivati (in mezzi non idonei per tale funzione) unitamente ad altre tipologie di carico anche di natura alimentare, sia inaccettabile sotto il profilo normativo, legale e di garanzie delle basilari norme di igiene. A questo, l’organizzazione sindacale segnala l’ingiustificato e ingiustificabile rischio di ammende molto onerose, perdita di punti della patente e segnalazioni, al quale codesta AST espone i propri autisti da troppo tempo, che ne pagherebbero in solido, nel caso di controlli delle autorità competenti”.
Le segnalazioni non sarebbero recenti: già nel 2021 sarebbe stata protocollata una denuncia accompagnata da documentazione fotografica relativa al trasporto di materiale biologico insieme ad altri carichi non sanitari.
Le norme sul trasporto di sangue e plasma
La questione si intreccia con un quadro normativo preciso che disciplina il trasporto di materiale biologico. La Deliberazione della Giunta Regionale n. 301/2017 e il Regolamento Regionale n. 3/2013 stabiliscono requisiti specifici per il trasporto di sangue, plasma e organi, classificati come trasporto sanitario di tipo B.
Le linee guida del Centro Nazionale Sangue (CNS) prevedono inoltre che il trasporto avvenga in veicoli dedicati, dotati di caratteristiche tecniche specifiche, tra cui superfici sanificabili, separazione tra abitacolo e vano di carico e sistemi di controllo della temperatura.
Il CNS vieta esplicitamente il trasporto combinato con materiali non compatibili, come alimenti o altri prodotti non sanitari, per evitare rischi di contaminazione. È inoltre prevista la presenza di dispositivi di emergenza per la gestione di eventuali sversamenti di materiale biologico e la tracciabilità delle condizioni termiche durante il trasporto.

Temperature, sicurezza e formazione del personale
Un ulteriore elemento critico riguarda la conservazione del sangue e plasma, che deve viaggiare a temperature controllate, generalmente intorno ai 4°C o secondo specifiche condizioni operative. Le linee guida impongono sistemi di refrigerazione certificati e dispositivi di registrazione delle temperature, fondamentali per garantire l’idoneità del materiale al momento della consegna.
Secondo quanto riportato, anche la formazione del personale addetto al trasporto sarebbe un punto controverso. Le norme prevedono infatti percorsi formativi obbligatori e documentati, mentre alcune testimonianze interne riferirebbero l’assenza di adeguata preparazione specifica.
Le criticità organizzative e i mezzi mancanti
A complicare ulteriormente il quadro vi sarebbe la mancata disponibilità di nuovi mezzi dedicati al trasporto sanitario. L’azienda sanitaria avrebbe infatti avviato l’acquisto di veicoli specializzati per il trasporto sociosanitario, ma questi non sarebbero ancora stati consegnati.
Nel frattempo, le attività logistiche proseguirebbero con gli stessi furgoni utilizzati per la distribuzione dei pasti, mantenendo invariato un sistema operativo già oggetto di contestazioni e segnalazioni.
La vicenda apre così un nuovo fronte di attenzione sulla sanità marchigiana, mettendo al centro il tema della sicurezza dei trasporti sanitari e della corretta gestione delle risorse biologiche, elementi considerati fondamentali per la tutela dei pazienti e la qualità del servizio sanitario regionale.


