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“Hanno parlato”. Mamma e figlia avvelenate dalla ricina, è arrivata la svolta

Pubblicato: 11/06/2026 10:09

La morte di una madre e di una figlia, avvenuta a pochi giorni dal Natale scorso, continua a rappresentare uno dei casi più inquietanti e misteriosi degli ultimi anni. Da quasi sei mesi gli investigatori lavorano senza sosta per ricostruire ogni dettaglio della vicenda che ha sconvolto una piccola comunità del Molise e che ancora oggi attende risposte definitive.

Fin dall’inizio, l’ipotesi dell’avvelenamento con la ricina ha trasformato quella che sembrava una tragedia familiare in una complessa indagine per duplice omicidio. Un veleno raro, difficile da reperire e soprattutto da utilizzare senza una precisa conoscenza delle sue proprietà, elemento che ha subito fatto pensare a un gesto pianificato nei minimi dettagli.

Morte ricina, la svolta sul casi di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita

Con il passare dei mesi, il lavoro degli inquirenti si è concentrato non solo sugli aspetti scientifici della vicenda, ma anche sulle relazioni personali e familiari delle vittime. Dietro l’immagine di una famiglia apparentemente unita, infatti, starebbero emergendo particolari che potrebbero rivelarsi decisivi per arrivare alla verità.

A quasi sei mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, mamma e figlia avvelenate a ridosso di Natale con la ricina, non c’è ancora un indagato. Gli investigatori, però, ritengono di essere sempre più vicini a una possibile svolta che potrebbe cambiare il corso dell’inchiesta.

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Secondo quanto riferito dal programma di Canale 5 “Dentro la Notizia”, nelle campagne vicine a Pietracatella, il comune della provincia di Campobasso dove viveva la famiglia, sarebbero state individuate alcune piante di ricino. Si tratta di un elemento particolarmente importante perché, fino a questo momento, non era stato possibile stabilire con certezza da dove provenisse il veleno utilizzato per uccidere le due donne. Il ritrovamento potrebbe dunque indicare una possibile fonte della sostanza tossica.

Parallelamente proseguono senza interruzioni gli interrogatori delle persone che frequentavano la famiglia. Nella giornata di martedì 10 giugno è stata ascoltata un’amica di famiglia che non era mai stata sentita prima dagli investigatori. Le sue dichiarazioni si aggiungono a quelle raccolte nelle ultime settimane da altri conoscenti e potrebbero contribuire a delineare un quadro molto diverso da quello emerso nei mesi immediatamente successivi alla tragedia.

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Le testimonianze raccolte avrebbero infatti portato alla luce tensioni e contrasti interni che gli inquirenti ritengono degni di ulteriori approfondimenti. Diversi amici della famiglia avrebbero raccontato episodi e dinamiche che farebbero emergere una realtà meno serena di quanto inizialmente apparso. In particolare, sarebbero emerse “grosse crepe tra i familiari” che potrebbero rappresentare un elemento chiave per comprendere il movente del duplice omicidio.

Un contributo importante starebbe arrivando anche dall’analisi dei dispositivi elettronici appartenuti alle vittime. Cellulari, computer e altri supporti digitali sono stati sottoposti a verifiche approfondite nel tentativo di individuare conversazioni, contatti o elementi utili a ricostruire gli ultimi giorni di vita di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita.

Gli investigatori continuano a mantenere il massimo riserbo, ma i sospetti si concentrerebbero ancora su quattro persone. Nelle prossime settimane, tuttavia, il numero dei soggetti attenzionati potrebbe ridursi sensibilmente fino all’eventuale iscrizione dei primi nomi nel registro degli indagati.

Grande attesa c’è anche per il prossimo interrogatorio di Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita, che potrebbe fornire ulteriori elementi utili all’inchiesta. Resta invece ancora da decidere se effettuare un nuovo sopralluogo nell’abitazione di Pietracatella, posta sotto sequestro ormai da 160 giorni, praticamente dalla fine di dicembre quando madre e figlia persero la vita.

Infine, gli investigatori attendono uno degli elementi più importanti dell’intera indagine: i risultati definitivi delle autopsie. Dopo una serie di proroghe, le conclusioni degli esperti dovrebbero arrivare entro una ventina di giorni e potrebbero fornire indicazioni decisive sia sulle modalità dell’avvelenamento sia sugli ultimi movimenti delle due vittime prima della morte. Un passaggio che molti ritengono fondamentale per trasformare i sospetti in prove concrete e dare finalmente un nome al responsabile del duplice omicidio.

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