Vai al contenuto

“Cosa potevano fare!”. Crans-Montana, l’esito sconvolgente dell’autopsia sugli italiani

Pubblicato: 12/06/2026 10:13

A distanza di mesi dalla tragedia che ha sconvolto decine di famiglie tra Italia e Svizzera, nuovi elementi investigativi tornano ad accendere l’attenzione sul devastante rogo di Crans-Montana costato la vita a 41 persone. Gli accertamenti medico-legali eseguiti sulle vittime italiane stanno infatti fornendo indicazioni considerate particolarmente rilevanti per la ricostruzione di quanto accaduto all’interno del locale durante i momenti più drammatici dell’incendio.

Le risultanze delle autopsie, disposte nell’ambito dell’indagine italiana, potrebbero contribuire a chiarire aspetti fondamentali della vicenda, dalla dinamica dell’emergenza alle effettive possibilità di fuga delle persone rimaste intrappolate all’interno della struttura. Elementi che potrebbero assumere un peso significativo anche sul piano giudiziario, mentre proseguono le inchieste aperte nei due Paesi.
Leggi anche: Strage di Capodanno a Crans-Montana, i nomi degli italiani coinvolti

Le conclusioni degli esami autoptici

Secondo quanto emerge dagli accertamenti eseguiti sui corpi dei sei giovani italiani deceduti nell’incendio, le vittime non si sarebbero trovate in uno stato di alterazione tale da compromettere la capacità di reagire all’emergenza.

Le analisi effettuate su Achille Barosi, Chiara Costanzo, Giovanni Tamburi, Riccardo Minghetti, Sofia Prosperi ed Emanuele Galeppini avrebbero infatti evidenziato una presenza assente o estremamente limitata di alcol nell’organismo.

Un elemento che porta gli investigatori a ritenere che i ragazzi fossero pienamente coscienti o comunque in condizioni compatibili con una reazione tempestiva di fronte al propagarsi delle fiamme. Proprio questo aspetto rappresenta uno dei punti centrali emersi dalle consulenze medico-legali disposte dalla magistratura.

Secondo la ricostruzione investigativa, quando l’incendio ha iniziato a svilupparsi all’interno del disco-pub Le Constellation, i giovani avrebbero avuto la possibilità di tentare la fuga. Tuttavia, la presenza di ostacoli lungo il percorso di evacuazione avrebbe impedito loro di raggiungere una via di uscita sicura.

Il nodo dell’uscita di sicurezza

Tra gli aspetti maggiormente sotto esame vi è la questione relativa all’uscita di sicurezza, che secondo quanto emerso dalle indagini sarebbe risultata chiusa durante l’emergenza.

Si tratta di un elemento considerato cruciale per comprendere le ragioni che hanno trasformato l’incendio in una tragedia di proporzioni enormi. Se confermata, questa circostanza potrebbe incidere in maniera significativa sulla ricostruzione delle responsabilità e sulla valutazione delle condizioni di sicurezza presenti nel locale la notte del disastro.

Il rogo sviluppatosi all’interno della struttura ha provocato complessivamente 41 vittime e oltre cento feriti, rendendolo uno degli episodi più gravi degli ultimi anni legati alla sicurezza nei luoghi di intrattenimento.

Le indagini tra Italia e Svizzera

I risultati degli esami autoptici saranno trasmessi al pubblico ministero Stefano Opilio, titolare del fascicolo aperto a Roma. L’obiettivo dell’inchiesta italiana è accertare le cause dell’incendio, la dinamica degli eventi e le eventuali responsabilità connesse alla tragedia.

Parallelamente proseguono anche gli accertamenti della magistratura svizzera. Le due attività investigative si sviluppano su binari distinti ma affrontano gli stessi interrogativi che da mesi attendono una risposta definitiva.

Nell’indagine avviata nella Capitale risultano attualmente coinvolti i gestori del locale, Jacques Moretti e Jessica Moretti, nei confronti dei quali vengono ipotizzati, a vario titolo, reati legati alla morte delle vittime, alle lesioni riportate dai sopravvissuti e all’incendio.

L’inchiesta potrebbe inoltre ampliarsi ulteriormente una volta acquisita la documentazione raccolta dagli investigatori svizzeri, che stanno procedendo nei confronti di numerose persone coinvolte a diverso titolo nella gestione e nella sicurezza della struttura.

Dettaglio della scala interna del locale di Crans-Montana coinvolta nell’incendio

Le cause della morte e i dubbi sugli accertamenti

Le autopsie eseguite in Italia hanno evidenziato come nella maggior parte dei casi il decesso sia stato provocato dalle conseguenze dirette delle ustioni e dall’inalazione di monossido di carbonio, una delle principali cause di morte negli incendi in ambienti chiusi.

Gli approfondimenti medico-legali sono stati ritenuti necessari anche alla luce delle criticità emerse nella fase iniziale delle indagini svolte in Svizzera. In un primo momento, infatti, gli accertamenti autoptici erano stati limitati a un numero ristretto di vittime, mentre molti corpi erano stati restituiti alle famiglie prima dell’esecuzione di esami approfonditi.

Successivamente si è reso necessario procedere con ulteriori verifiche, arrivando in alcuni casi a richiedere autorizzazioni per nuove attività investigative sui corpi già sepolti.

Un aspetto che ha suscitato interrogativi tra i familiari delle vittime e tra i legali che seguono il procedimento, soprattutto considerando che in alcuni documenti iniziali non sarebbe stata indicata con precisione la causa del decesso.

La scelta della procura di Roma

Proprio le incertezze emerse nella fase iniziale degli accertamenti hanno spinto la procura di Roma a procedere autonomamente con nuove autopsie sulle vittime italiane.

La decisione è stata assunta con l’obiettivo di acquisire elementi tecnici indipendenti e ottenere un quadro il più possibile completo delle circostanze che hanno portato alla morte dei sei giovani connazionali.

Le conclusioni di queste consulenze potrebbero ora rappresentare un tassello fondamentale per la ricostruzione giudiziaria del rogo di Crans-Montana, una tragedia che continua a interrogare investigatori e magistrati su quanto accaduto durante quei drammatici momenti. Mentre le indagini proseguono su entrambi i fronti, i nuovi elementi emersi dalle autopsie riportano al centro dell’attenzione una domanda cruciale: se le vittime erano lucide e in grado di reagire, cosa ha realmente impedito loro di mettersi in salvo?

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure