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Alberto Stasi, primo giorno fuori dal carcere: dove è andato a vivere. I Poggi sgomenti

Pubblicato: 14/06/2026 09:24

L’evoluzione dei percorsi di reinserimento e l’applicazione delle misure alternative nell’ambito del sistema penitenziario italiano continuano a rappresentare un terreno di cruciale interesse per i giuristi e l’opinione pubblica. Quando l’ordinamento giuridico valuta la transizione di un individuo verso forme di detenzione attenuate, entrano in gioco complessi indicatori legati alla condotta interiore, alla riparazione del danno e alla valutazione del rischio di recidiva. Analizzare questi provvedimenti permette di comprendere non solo il funzionamento della magistratura specialistica, ma anche come il principio costituzionale della funzione rieducativa della pena trovi concreta attuazione nei casi caratterizzati da una profonda risonanza mediatica e sociale.

Dove è andato a vivere Alberto Stasi

La decisione dei magistrati segna una svolta radicale nella gestione della fase esecutiva della pena per uno dei protagonisti dei più noti casi di cronaca nera degli ultimi decenni. Dopo oltre dieci anni e mezzo tra detenzione e misure alternative per l’omicidio di Chiara Poggi, Alberto Stasi ha lasciato definitivamente il carcere di Bollate in seguito alla decisione del Tribunale di sorveglianza di Milano, che ha concesso l’affidamento in prova. Quello che era il fidanzato di Chiara Poggi, è andato a vivere dalla madre, almeno per il momento.Attraverso i propri legali, i familiari di Chiara Poggi hanno sottolineato che il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza non rappresenta una decisione eccezionale o una riapertura degli scenari giudiziari relativi alla colpevolezza, bensì la normale e corretta applicazione delle tutele previste dall’ordinamento per i detenuti. Pur non credendo all’innocenza di Alberto Stasi, ancora sgomenti per come siano andate le cose. Il provvedimento è diventato operativo nella mattinata successiva all’udienza di venerdì, quando i giudici si sono riservati e hanno poi depositato l’atto che ha reso esecutiva la misura. L’uscita dall’istituto penitenziario è stata accompagnata da gesti ormai consolidati: il saluto al personale e ai detenuti, poi la raccolta degli effetti personali prima di lasciare la struttura.

Nel provvedimento, i giudici hanno richiamato un profilo definito da “equilibrio e resilienza”, sottolineando come il comportamento di Stasi “non difetta di maturità e consapevolezza” e risulti “estraneo a contesti, logiche e subculture schiettamente criminali”. Centrale anche il giudizio sulla condotta durante la semilibertà, considerata regolare e coerente con il percorso di reinserimento. Secondo quanto si legge nell’ordinanza, l’uomo ha “accettato una condanna che ritiene ingiusta”, pur senza opporsi alle regole dell’istituzione, mantenendo un profilo basso e rispettando tutte le prescrizioni. Decisive anche le relazioni degli operatori del carcere e il parere favorevole della Procura generale, che hanno contribuito alla decisione finale.

La nuova quotidianità e le prescrizioni

Il trasferimento fuori dalle mura della casa di reclusione si configura come l’inizio di una quotidianità strettamente regolata, vissuta lontano dai riflettori della stampa. Nelle prime ore fuori dal carcere, Alberto Stasi ha raggiunto l’abitazione della madre Elisabetta Ligabò per il primo momento dopo la scarcerazione definitiva. Il trasferimento è avvenuto in forma privata, senza presenze esterne e senza dichiarazioni pubbliche, in continuità con il riserbo che ha provato a mantenere per tutti questi anni. Dopo l’uscita da Bollate, formalizzata nelle ore successive al provvedimento del Tribunale di sorveglianza, si è diretto verso l’hinterland milanese.

La nuova fase resta comunque regolata da prescrizioni precise: obbligo di rientro notturno e divieto di lasciare la Lombardia senza autorizzazione, con spostamenti possibili solo nei limiti concessi dall’affidamento in prova. Tra gli elementi della quotidianità immediata anche la possibilità di muoversi autonomamente e di tornare a guidare, dopo anni senza mettersi al volante, mentre nella giornata di ieri gli spostamenti sono avvenuti con il supporto della sua avvocata Giada Bocellari. È comunque consentito al condannato raggiungere l’abitazione della madre senza alcuna necessità di accompagnamento esterno.

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Ultimo Aggiornamento: 14/06/2026 09:40

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