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“Perché ho ucciso mia zia”. Chiara Guerra, il nipote confessa tutto: motivo assurdo

Pubblicato: 15/06/2026 07:42

Il drammatico evento che ha scosso la comunità di San Stino di Livenza, in provincia di Venezia, lascia aperti molti interrogativi sulla natura umana e sui legami familiari che possono improvvisamente deteriorarsi fino a culminare in tragedia. Un rimprovero o una discussione momentanea non possono bastare a spiegare la violenza della colluttazione che si è verificata tra le mura di casa, un alterco degenerato prima in aggressione fisica, poi in accoltellamento e infine nell’omicidio della cinquantatrewenne Chiara Guerra. Al centro di questo abisso sembrano esserci dissidi molto più profondi, un rancore sordo e stratificato nel tempo che affonda le sue radici in questioni economiche. Il nipote della donna, un ragazzo di diciassette anni a cui mancavano solo un paio di mesi per raggiungere la maggiore età, sembra infatti che accampasse pretese consistenti sull’eredità e sul patrimonio della famiglia, vedendo nella zia un ostacolo ai propri piani o un fulcro di tensioni mai risolte.

La ricostruzione del delitto

Le modalità con cui il giovane ha cercato di occultare il crimine e di disfarsi del cadavere riflettono un livello di freddezza e risentimento che va ben oltre il semplice panico del momento, assumendo i contorni dell’acredine se non dell’odio profondo. Dopo aver aggredito e ucciso la zia all’interno della legnaia di famiglia, una struttura adiacente all’edificio principale in cui entrambi risiedevano, il diciassettenne ha cercato di far sparire ogni traccia. Ha caricato il corpo esanime della donna su una comune carriola da lavoro, lo ha coperto con un telo per non destare sospetti e si è incamminato attraverso le vie del paese. Il giovane ha attraversato il centro abitato in pieno giorno, muovendosi tra via Canaletta e via Verdi fino a raggiungere il canale Malgher, dove ha gettato il corpo nella speranza che la corrente lo portasse via per sempre, cancellando le prove del suo gesto.

Le ricerche nel canale

Fino a questo momento le operazioni di ricerca non hanno dato l’esito sperato, nonostante un imponente dispiegamento di forze dell’ordine e di mezzi di soccorso. I vigili del fuoco, i sommozzatori, i droni e gli elicotteri stanno perlustrando incessantemente i corsi d’acqua, ma l’impresa si presenta estremamente complessa. L’omicidio è stato consumato nel primo pomeriggio di giovedì e il fattore temporale gioca un ruolo decisivo. Il canale Malgher confluisce infatti nel fiume Loncon, il quale a sua volta si getta nel Lemene, un corso d’acqua che termina la sua corsa nel mar Adriatico, precisamente nei pressi della nota località turistica di Caorle. Il corpo della vittima potrebbe essere stato trascinato dalle correnti molto lontano dal punto originario del rilascio, spingendo le autorità a estendere il raggio delle ispezioni a una vasta area che va dal Veneto orientale fino alle acque del mare aperto.

Insieme al corpo della donna manca all’appello anche l’arma utilizzata per compiere il delitto, un grosso coltello da cucina dalla lama lunga con cui il ragazzo ha colpito ripetutamente la zia. Anche l’oggetto tagliente è stato lanciato nelle acque del canale nel tentativo di far sparire l’elemento principale dell’aggressione. Le indagini sono condotte dai carabinieri di Venezia e sono scattate a seguito della segnalazione formale da parte di un’amica stretta di Chiara Guerra. La donna si era allarmata seriamente perché non riusciva a mettersi in contatto con l’insegnante da oltre quarantotto ore, dato che il telefono cellulare della vittima squillava a vuoto e nessuno rispondeva ai campanelli dell’abitazione. L’amica ha quindi deciso di avvisare i parenti e le forze dell’ordine, permettendo ai militari di attivarsi immediatamente e di risolvere il giallo nel giro di poche ore.

La confessione del nipote

La svolta decisiva nelle indagini è arrivata quando i carabinieri hanno effettuato un sopralluogo accurato nella legnaia della casa, scoprendo evidenti tracce di sangue che il giovane aveva cercato goffamente di ripulire e lavare via per eliminare i segni della colluttazione. I sospetti si sono concentrati subito sul nipote diciassettenne, che è stato condotto in caserma e sottoposto a un lunghissimo e pressante interrogatorio nella notte. Davanti alle domande degli inquirenti il ragazzo è infine crollato, ammettendo le proprie responsabilità, confessando l’omicidio e indicando il luogo in cui si era disfatto del corpo e del coltello. Dal punto di vista procedurale l’inchiesta era partita sotto la gestione della Procura di Pordenone, competente per il territorio di San Stino di Livenza, ma non appena è emersa la minore età del reo gli atti sono stati trasmessi d’urgenza alla Procura dei minori di Trieste.

Il contesto familiare

La vittima e il suo giovane assassino vivevano nello stesso stabile, un edificio di grandi dimensioni diviso in modo da garantire l’indipendenza a due nuclei familiari distinti. Da una parte abitava Chiara Guerra, che non aveva figli né compagni e conduceva una vita riservata dedita all’insegnamento, mentre dall’altra parte risiedeva il fratello della donna insieme alla propria famiglia, compreso il figlio diciassettenne. Gli inquirenti stanno continuando a lavorare sul movente ufficiale perché la prima versione dei fatti fornita dall’omicida durante la confessione è apparsa confusa, frammentaria e priva di dettagli coerenti. Per fare piena luce sui reali motivi dell’astio diventano fondamentali le testimonianze degli altri componenti della famiglia, che verranno ascoltati per ricostruire la storia dei rapporti interni e la gestione del patrimonio comune.

Attualmente il ragazzo si trova in stato di fermo, un provvedimento restrittivo che dovrà essere convalidato dal giudice competente, ed è stato temporaneamente trasferito in una comunità protetta per minorenni situata nella provincia di Treviso. Gli esperti e gli investigatori dovranno scavare a fondo nella personalità del giovane per tracciare un profilo psicologico accurato, dato che i suoi comportamenti successivi al delitto mostrano una freddezza inquietante. Un vicino di casa ha raccontato di aver parlato brevemente con il diciassettenne proprio mentre i carabinieri stavano arrivando nel cortile dello stabile. Alla domanda su cosa stesse accadendo, il ragazzo ha risposto con assoluta calma dicendo che la zia non era rientrata la sera precedente e che tutta la famiglia era preoccupata per lei. Il testimone ha sottolineato come il giovane fosse del tutto tranquillo e sereno, agendo come se fosse estraneo ai fatti e privo di qualsiasi senso di colpa.

Il cordoglio degli studenti

La notizia della morte violenta di Chiara Guerra ha gettato nello sconforto l’intera comunità locale, ma il dolore più grande e visibile è quello che ha colpito i suoi alunni della scuola media dove la donna insegnava italiano, storia e geografia. I ragazzi delle classi terze, profondamente scossi dalla perdita della loro professoressa, hanno chiesto espressamente agli altri docenti di essere accompagnati davanti alla casa della vittima per renderle omaggio. Gli studenti hanno deposto mazzi di fiori davanti al cancello dell’abitazione, hanno recitato insieme una preghiera in memoria della donna e hanno voluto lasciare un biglietto toccante per ringraziarla dell’affetto ricevuto. Nel messaggio scritto per l’insegnante che li aveva guidati e preparati con cura per l’imminente esame di stato, i ragazzi hanno promesso di impegnarsi al massimo per superare la prova in modo eccellente, così da renderla fiera di loro, assicurando che il suo ricordo rimarrà per sempre impresso nei loro cuori.

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Ultimo Aggiornamento: 15/06/2026 08:15

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