
Il giorno dopo lo scatto fotografico che ha immortalato i leader del centrosinistra uniti a favore di telecamera, l’alleanza progressista si ritrova sospesa sull’orlo di una vera e propria crisi di nervi. Mentre Matteo Renzi vola oltreoceano alla volta di Chicago per incontrare Barack Obama all’inaugurazione dell’Obama Presidential Center, all’interno del Nazareno l’ala riformista esprime forti perplessità, giudicando quell’immagine “claustrofobica” e priva di reali garanzie programmatiche. A fotografare con precisione chirurgica il clima di profonda tensione è Clemente Mastella, storico esponente centrista e animatore dell’area moderata: “Il campo largo inciampa sul selfie. Cominciare così la corsa verso le Politiche, con una conventio ad excludendum di tutta l’area moderata è un regalo agli avversari”.
Dietro i sorrisi di facciata, i mal di pancia crescono sia tra i moderati sia tra figure di peso come Stefano Bonaccini e l’europarlamentare Giorgio Gori, i cui nomi circolano già come possibili pedine per riequilibrare i pesi interni. La costruzione di una piattaforma comune appare del resto come un’impresa titanica.
I nodi programmatici e lo scontro sui confini dell’alleanza
Mettere d’accordo l’agenda economica e geopolitica del duo Nicola Fratoianni-Angelo Bonelli con la linea di Italia Viva sembra quasi impossibile. Il dibattito sulla patrimoniale ne è l’esempio lampante: da un lato la segretaria Elly Schlein si dice favorevole insieme ad Alleanza Verdi e Sinistra, dall’altro Renzi e Giuseppe Conte la bocciano fermamente come un autogol. In questo scenario di estrema fragilità, dove cercano spazio anche i movimenti centristi di Vincenzo Spadafora ed Ernesto Maria Ruffini, a dettare le coordinate è lo stesso Fratoianni, che rivendica con forza il peso elettorale del nucleo originario.
Il leader di Sinistra Italiana avverte senza giri di parole: “Pd, M5s e Avs oggi rappresentano circa il 42% dei consensi secondo tutte le rilevazioni disponibili e sono le tre forze più grandi dell’opposizione”. Un perimetro chiaro che stabilisce chi siede al tavolo del comando, lasciando agli altri un ruolo marginale.
Questa chiusura blindata ha inevitabilmente innescato la reazione immediata dei renziani, decisi a non farsi schiacciare e a rimpallare le colpe di un eventuale fallimento. A farsi portavoce del malcontento è Maria Elena Boschi, che sposta la pressione sugli alleati: “Chi sceglierà di rompere il centrosinistra dovrà assumersi la responsabilità di consegnare ancora una volta il Paese alla destra. Noi continueremo a lavorare, con determinazione, per l’unità e per un’alternativa di governo seria e riformista”. La strada verso un’alternativa solida, tuttavia, resta in salita, minata anche dalle forti resistenze della base del Movimento 5 Stelle.


