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Guerra in Iran, Teheran lascia il tavolo dopo le minacce di Trump: Hormuz e Libano bloccano i negoziati

Pubblicato: 21/06/2026 19:25

I colloqui in Svizzera tra Stati Uniti e Iran entrano subito in una fase critica. Dopo il primo round a quattro con la mediazione di Qatar e Pakistan, Teheran avrebbe abbandonato il tavolo per protesta contro le minacce di Donald Trump sullo Stretto di Hormuz. Il presidente americano ha evocato nuovi attacchi e persino il controllo statunitense della rotta energetica, mentre l’Iran lega la riapertura dello Stretto al rispetto del cessate il fuoco in Libano e allo sblocco dei fondi congelati. Sullo sfondo resta la posizione di Israele, con Netanyahu deciso a mantenere le truppe nel sud del Libano e Hezbollah che respinge qualsiasi zona cuscinetto.

18:56 – Iran: discussi sanzioni e fondi congelati
Un membro della delegazione iraniana ha affermato che nel primo round dei colloqui in Svizzera si è discusso dell’esenzione temporanea dalle sanzioni sul petrolio e dello sblocco dei beni iraniani congelati all’estero. Secondo la televisione iraniana, sarebbe stata raggiunta anche la versione finale della bozza dell’accordo. Teheran sostiene di aver posto al centro del negoziato il tema delle proprie risorse bloccate e delle condizioni economiche necessarie per proseguire il confronto con Washington.

18:40 – Teheran lascia il tavolo
Secondo l’agenzia iraniana Tasnim, il team negoziale iraniano avrebbe abbandonato il luogo dei colloqui in Svizzera per protestare contro le minacce pronunciate da Donald Trump. La decisione arriva dopo le dichiarazioni del presidente americano sullo Stretto di Hormuz, giudicate da Teheran incompatibili con un negoziato serio. Non è ancora chiaro se l’abbandono del tavolo rappresenti una rottura definitiva o una sospensione tattica, ma il segnale politico è pesantissimo.

18:29 – Hezbollah dice no alla zona cuscinetto
Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha respinto l’ipotesi di qualsiasi zona di sicurezza israeliana in Libano. In un discorso televisivo ha dichiarato che la permanenza delle truppe israeliane sul territorio libanese è impossibile e che non possono esistere zone di sicurezza per Israele. Qassem ha rivendicato il ruolo dell’esercito libanese nella tutela della sovranità nazionale e ha accusato Israele di essere l’aggressore che deve ritirarsi.

18:19 – Iran-Qatar, colloqui bilaterali dopo il primo round
Dopo la conclusione del primo round dei colloqui tra Stati Uniti e Iran, mediati da Pakistan e Qatar, sono iniziati incontri bilaterali tra le delegazioni di Teheran e Doha. La televisione di Stato iraniana ha spiegato che non è ancora chiaro se il formato quadrilaterale proseguirà oppure se verrà interrotto. Il passaggio conferma la fragilità del negoziato e il ruolo sempre più centrale dei mediatori regionali nel tentativo di evitare una rottura.

18:02 – Pasdaran: stop ai negoziati senza ritiro israeliano
L’Iran sospenderà i negoziati se Israele non lascerà il Libano. L’avvertimento arriva da Tasnim, agenzia vicina ai Pasdaran, che richiama il primo punto dell’accordo di Islamabad: fine della guerra su tutti i fronti, compreso il Libano, e garanzia della sovranità e dell’integrità territoriale libanese. Per Teheran, senza questo passaggio, non può esserci alcun avanzamento reale sulle altre questioni aperte con gli Stati Uniti.

17:56 – Pausa nei colloqui per consultazioni interne
Il primo round dei colloqui tra Iran e Stati Uniti in Svizzera si è interrotto per consultazioni interne. Lo riferiscono i media iraniani, tra cui Irna e Isna. La pausa arriva dopo una fase di forte tensione, segnata dalle minacce di Trump, dalla protesta iraniana e dal nodo ancora irrisolto dello Stretto di Hormuz. Il negoziato resta formalmente aperto, ma il clima tra le delegazioni appare già compromesso.

17:53 – Trump: se chiudono Hormuz non avranno più un Paese
Donald Trump ha rilanciato la minaccia contro Teheran parlando con Fox News. Se l’Iran chiuderà lo Stretto di Hormuz, ha detto, non avrà più un Paese. Il presidente americano ha anche ipotizzato che gli Stati Uniti possano prendere il controllo dello Stretto, presentandosi come garanti della sicurezza della rotta energetica e arrivando a evocare pedaggi sul petrolio in transito. Parole che hanno provocato la reazione immediata della delegazione iraniana.

17:44 – Teheran protesta contro le minacce di Trump
La delegazione iraniana ha presentato una protesta formale agli Stati Uniti per le ultime dichiarazioni di Donald Trump. Secondo Press Tv, Teheran sta valutando una risposta adeguata alle minacce verbali del presidente americano, che ha avvertito l’Iran sulle conseguenze di una mancata riapertura dello Stretto di Hormuz. La protesta arriva mentre il negoziato è ancora in corso e rischia di condizionarne pesantemente la prosecuzione.

17:30 – Conclusa la prima tornata in Svizzera
Si è conclusa la prima tornata di colloqui tra Iran, Stati Uniti, Pakistan e Qatar in Svizzera. I media iraniani hanno parlato di una pausa nei lavori dopo circa ottanta minuti di riunione. Il confronto si è aperto in un clima già molto teso, con il Libano al centro dell’agenda e lo Stretto di Hormuz trasformato dall’Iran nella principale leva negoziale. Nessuna decisione definitiva è stata comunicata al termine della sessione.

17:24 – Netanyahu: resteremo nel sud del Libano
Benjamin Netanyahu ha ribadito che Israele resterà nella zona di sicurezza nel Libano meridionale per tutto il tempo necessario. Il premier israeliano ha detto di voler proteggere i residenti del nord e tutti i cittadini dello Stato, aggiungendo che non permetterà mai all’Iran di dotarsi di armi nucleari. La posizione di Netanyahu complica il negoziato in Svizzera, perché Teheran lega il proseguimento dei colloqui proprio alla fine della guerra su tutti i fronti.

17:05 – Pezeshkian: missili fuori dai negoziati
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che il programma missilistico dell’Iran non sarà oggetto dei negoziati con gli Stati Uniti. Secondo Teheran, Washington avrebbe cambiato posizione rispetto al passato, rinunciando a porre i missili al centro del confronto. Pezeshkian ha presentato questo cambio di linea come il risultato della resistenza delle forze armate iraniane, dei Pasdaran e dell’unità nazionale mostrata durante il conflitto.

15:43 – Trump: Iran fermi i proxy o colpiremo ancora
Donald Trump ha chiesto all’Iran di fermare immediatamente i suoi proxy in Libano, avvertendo che in caso contrario gli Stati Uniti colpiranno ancora Teheran “molto duramente”, con una forza ancora maggiore rispetto alla settimana precedente. Il messaggio, pubblicato su Truth, arriva mentre in Svizzera sono in corso i colloqui tecnici con la mediazione di Qatar e Pakistan. La minaccia americana accentua la distanza tra diplomazia e pressione militare.

15:43 – Trump: se non aprono Hormuz li farò saltare in aria
Il presidente americano ha minacciato di “far saltare in aria” l’Iran se Teheran non riaprirà lo Stretto di Hormuz. In un’intervista a Fox News, Trump ha detto che gli Stati Uniti potrebbero prendere il controllo dello Stretto se necessario e diventare una sorta di garanti armati del passaggio energetico. Ha anche evocato la possibilità di imporre pedaggi sul petrolio in transito. Le parole arrivano nel momento più delicato del negoziato e scatenano la reazione iraniana.

13:37 – Hormuz chiuso finché non sarà rispettata la tregua
Lo Stretto di Hormuz non sarà riaperto finché non sarà rispettato il cessate il fuoco in Libano. Lo riferisce Tasnim, citando una fonte vicina al team negoziale iraniano. La fonte ha aggiunto che la via navigabile resterà chiusa anche fino al rilascio delle deroghe che consentirebbero la vendita del petrolio iraniano. Teheran lega quindi la questione energetica a quella militare e usa Hormuz come strumento di pressione sul tavolo diplomatico.

12:55 – Katz: Israele non si ritira dal Libano
Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha affermato che Israele non si ritirerà dalla zona di sicurezza in Libano. Secondo Katz, il cessate il fuoco annunciato lascia l’Idf nelle posizioni occupate e non limita l’azione militare contro le minacce. Il ministro ha rivendicato i risultati ottenuti dall’esercito israeliano e ha spiegato che le forze resteranno lungo la Linea Gialla, operando contro miliziani e siti più interni al territorio libanese.

11:37 – Pezeshkian: non rinunceremo all’uranio
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che l’Iran non farà mai un passo indietro dal diritto ad arricchire l’uranio. Secondo Teheran, gli Stati Uniti dovranno alla fine accettare questa posizione. La dichiarazione arriva proprio mentre in Svizzera prendono il via i colloqui con Washington, rendendo evidente che il dossier nucleare resta uno dei nodi principali, anche se la giornata negoziale appare dominata dal Libano e dallo Stretto di Hormuz.

10:39 – Fars: lo Stretto di Hormuz resta chiuso
Lo Stretto di Hormuz resta chiuso. Lo riferisce l’agenzia iraniana Fars citando una fonte militare, secondo cui la Marina delle Guardie Rivoluzionarie non ha autorizzato il transito di alcuna nave. La chiusura mantiene altissima la tensione sulle rotte energetiche globali e diventa il principale strumento di pressione dell’Iran nei colloqui con gli Stati Uniti e con i mediatori regionali.

06:17 – Vance arrivato in Svizzera
Il vicepresidente americano JD Vance è arrivato in Svizzera per partecipare ai colloqui con l’Iran. La sua presenza segnala il peso politico attribuito da Washington al negoziato, che dovrebbe affrontare nucleare, Libano e sicurezza regionale. Fin dalle prime ore, però, è apparso chiaro che il dossier libanese avrebbe avuto un ruolo centrale e che la chiusura dello Stretto di Hormuz sarebbe stata usata da Teheran come leva decisiva.

00:01 – Vance: speriamo in progressi su nucleare e Libano
Prima di partire per la Svizzera, JD Vance ha detto che gli Stati Uniti sperano in progressi sul dossier nucleare e sul cessate il fuoco in Libano. Il vicepresidente americano ha spiegato che queste sono le due questioni principali su cui Washington intende concentrarsi, pur riconoscendo che anche gli iraniani porteranno al tavolo le proprie richieste. La giornata si apre dunque con un’agenda ampia, ma il Libano appare subito il punto più urgente.

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