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“L’ho ucciso io!”. Si è costituito l’imprenditore italiano. Svolta atroce

Pubblicato: 21/06/2026 10:11

Un’assurda manovra stradale si è trasformata in tragedia sulle strade della Versilia, a breve distanza dalla celebre discoteca Twiga a Marina di Pietrasanta. Al centro del drammatico episodio c’è Luigi Giordano, imprenditore di 27 anni originario di Catania, domiciliato in Canton Ticino e residente nel Milanese, che si trovava in Toscana per un periodo di vacanza. Il giovane, alla guida di un potente Suv Range Rover preso in leasing, ha effettuato un’improvvisa inversione a U, centrando in pieno lo scooter su cui viaggiava il diciassettenne Gabriele Martini, deceduto sul colpo a causa del violentissimo impatto.

Lo schianto è avvenuto intorno alle 4 del mattino, ma il conducente del mezzo pesante non si è fermato a prestare i primi, fondamentali soccorsi. Soltanto nel pomeriggio, mentre i telegiornali nazionali diffondevano i dettagli del dramma e le condizioni critiche dell’altro ragazzo coinvolto, il ventisettenne ha deciso di presentarsi davanti a una pattuglia della polizia impegnata in un posto di blocco straordinario a Lucca, dichiarando testualmente alle autorità di essere “quello del Suv”. L’uomo è stato immediatamente arrestato con l’accusa di omicidio stradale, sebbene i successivi test tossicologici e alcoltest abbiano dato esito negativo.

Il giallo delle passeggere in fuga e i dubbi sui soccorsi

I dettagli emersi nelle ore successive al sinistro delineano uno scenario ancora più inquietante. A bordo del fuoristrada, insieme a Giordano, viaggiavano infatti due ragazze che avrebbero abbandonato l’abitacolo subito dopo l’impatto, allontanandosi a piedi senza allertare i soccorsi. Gli inquirenti hanno accertato che una delle due giovani è la fidanzata dell’imprenditore, mentre l’altra è un’amica originaria di Piacenza. La loro posizione resta ora al vaglio della magistratura per chiarire eventuali responsabilità.

Mentre la comunità piange la scomparsa di Gabriele Martini, l’attenzione dei medici è rivolta all’amico diciottenne che si trovava sul sellino posteriore del ciclomotore, attualmente ricoverato in ospedale in condizioni di salute decisamente serie. Resta aperto il quesito più doloroso per i familiari della vittima: gli investigatori dovranno infatti stabilire, tramite perizie medico-legali, se il tempestivo intervento dei soccorritori subito dopo l’incidente avrebbe potuto salvare la vita del diciassettenne, rimasto per ore sull’asfalto prima della svolta nelle indagini.

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