
Un crollo verticale che non trova alcun riscontro nei portafogli dei cittadini, alimentando una disparità che grava pesantemente sui bilanci familiari. Nell’arco di un solo mese, le quotazioni internazionali del greggio hanno registrato una picchiata vicina al -24%, ma per gli automobilisti italiani i benefici pratici al momento del rifornimento si sono rivelati a dir poco irrisori. La denuncia arriva direttamente dal Codacons, che accende i riflettori su una sproporzione evidente tra i mercati all’ingrosso e i prezzi al dettaglio, dichiarandosi pronto a dare battaglia attraverso vie legali per tutelare i consumatori.
L’analisi numerica offerta dall’associazione fotografa una realtà impietosa. Lo scorso 20 maggio il Brent, il principale indice di riferimento per il mercato del vecchio continente, si attestava intorno ai 105 dollari al barile, mentre nelle ultime ore le quotazioni sono scivolate fino a quota 80 dollari, segnando un crollo verticale del -23,8%. Nello stesso arco di tempo, tuttavia, il costo medio del gasolio alla pompa si è ridotto appena del -2,2%, passando da 1,980 a 1,937 euro al litro. Su questo dato specifico influisce anche la scelta governativa di ridimensionare lo sconto fiscale sul diesel. Leggermente più marcata la flessione della benzina, scesa da 1,961 a 1,841 euro al litro, equivalente a una diminuzione del -6,1%, comunque lontana dalle percentuali del greggio.
L’ombra della speculazione e la minaccia di esposti alle Procure
Gli esperti dell’associazione riconoscono che il valore della materia prima non rappresenta l’unico elemento in grado di determinare il prezzo finale praticato dai distributori. Nonostante ciò, appare innegabile l’esistenza di un cortocircuito strutturale nella filiera distributiva. Si ripropone infatti il classico fenomeno per cui i listini dei carburanti tendono a salire alla velocità della luce non appena si registrano tensioni sui mercati finanziari, mentre mostrano una lentezza esasperante nel riallinearsi verso il basso quando l’oro nero perde quota.
Davanti a questo scenario, l’associazione dei consumatori ha lanciato un vero e proprio ultimatum ai colossi petroliferi e alla rete di distribuzione. Se non si assisterà a un’immediata e decisa contrazione dei prezzi finali, l’organismo è pronto a presentare esposti formali alle Procure della Repubblica e all’Antitrust. L’obiettivo dell’azione legale sarà spingere le autorità competenti ad avviare verifiche mirate per accertare eventuali manovre speculative attuate a danno degli automobilisti.


