
Il leader di Azione, Carlo Calenda, ha denunciato di essere stato bersaglio di minacce pubblicate sul canale Telegram di Russia Today, rispondendo con parole durissime e rendendo noto l’indirizzo del proprio ufficio. Il senatore ha spiegato di non attribuire alcuna preoccupazione ai messaggi intimidatori, definendo gli autori «vigliacchi» e «servi dei russi», e rilanciando con una provocazione: «Il mio ufficio è a Corso Vittorio Emanuele II, 21. Arrivo intorno alle 9.00 non scortato. Prendervi a pedate nelle chiappe sarebbe di estrema soddisfazione».
Le dichiarazioni del leader di Azione hanno rapidamente raccolto attestati di solidarietà sia dal suo partito sia da numerosi esponenti delle istituzioni e della maggioranza di governo, che hanno condannato le intimidazioni e ribadito la necessità di tutelare il confronto democratico.
La solidarietà dal governo e dalle istituzioni
Tra i primi a intervenire è stato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha espresso «solidarietà e sincera vicinanza» a Calenda, sottolineando come «ogni forma di intimidazione nei confronti di chi partecipa al confronto democratico sia inaccettabile e vada condannata con fermezza».
Sulla stessa linea anche il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che ha definito inaccettabili le minacce rivolte a un rappresentante delle istituzioni italiane. Un messaggio di vicinanza è arrivato anche dal presidente del Senato, Ignazio La Russa, che ha espresso solidarietà al senatore e leader di Azione per quanto accaduto.
L’episodio riporta al centro dell’attenzione il tema delle intimidazioni rivolte agli esponenti politici attraverso i canali online, con una condanna trasversale da parte delle istituzioni nei confronti di ogni forma di minaccia o violenza verbale.


