
Nuovi elementi investigativi emergono nell’inchiesta sull’attentato ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci, episodio avvenuto a Pomezia, alle porte di Roma, nell’ottobre del 2025. Al centro dell’attività degli inquirenti ci sono alcune intercettazioni che, secondo quanto ricostruito, contribuirebbero a delineare il contesto in cui si muovevano gli indagati e le loro intenzioni anche dopo l’attacco.
Le conversazioni captate dagli investigatori rappresentano uno dei tasselli dell’indagine e documentano dialoghi nei quali gli arrestati fanno riferimento sia alla disponibilità di materiale esplosivo sia all’episodio che ha coinvolto il conduttore di Report. Si tratta di elementi ora al vaglio della magistratura nell’ambito dell’inchiesta.
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Le frasi intercettate dagli investigatori
Tra i passaggi ritenuti più significativi compare una conversazione nella quale uno degli arrestati afferma: “Dobbiamo buttare i palazzi a terra”.
Secondo quanto emerge dagli atti, il dialogo, intercettato dai carabinieri nel febbraio scorso, “non lascia alcun dubbio” sul fatto che uno dei componenti del gruppo “fosse in attesa di ricevere un ordigno esplosivo”, nonostante fossero già trascorsi diversi mesi dall’attentato contro Ranucci.
Nel prosieguo della conversazione, l’uomo torna a parlare al telefono tramite WhatsApp facendo riferimento a un precedente episodio e all’esplosivo che gli sarebbe stato procurato.
In quell’occasione afferma: “me lo fece potente, con un bottone, boom, mamma che abbiamo combinato”.
Le frasi sono ora tra gli elementi analizzati dagli investigatori per ricostruire i rapporti tra gli arrestati e verificare il contesto nel quale sarebbero maturate le conversazioni.

Il riferimento all’attentato contro Ranucci
Nelle stesse intercettazioni emerge anche un passaggio che riguarda direttamente l’episodio avvenuto a Pomezia ai danni del giornalista.
Secondo quanto riportato negli atti dell’inchiesta, gli arrestati parlano dell’attentato assumendosene la responsabilità durante una conversazione registrata nel mese di marzo, mentre commentano l’andamento delle indagini.
Uno di loro, rivolgendosi agli altri componenti del gruppo, dice: “Ti ricordi quella tarantella che ho fatto a Roma?”.
Anche questo dialogo rientra nel materiale investigativo raccolto dagli inquirenti e rappresenta uno degli elementi sui quali proseguono gli approfondimenti dell’autorità giudiziaria.


