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“Cosa faceva ai bimbi!”. Imam arrestato: orrore in Italia

Pubblicato: 09/07/2026 13:46

L’educazione rappresenta uno dei momenti più delicati nella crescita di un bambino. Che si tratti della scuola, dello sport o della formazione religiosa, il rapporto tra educatore e allievo si fonda sulla fiducia, sul rispetto reciproco e sulla tutela dei più piccoli. Quando questo equilibrio viene meno e si affacciano sospetti di comportamenti violenti o intimidatori, l’attenzione delle autorità diventa inevitabilmente massima.

Sono spesso proprio le confidenze dei bambini a far emergere situazioni che, fino a quel momento, erano rimaste nascoste. Racconti affidati agli insegnanti o ad altri adulti di riferimento possono trasformarsi nel punto di partenza di un’indagine complessa, chiamata a verificare ogni episodio e ad accertare eventuali responsabilità. È quanto sarebbe accaduto nel caso che ha portato all’intervento della magistratura e delle forze dell’ordine.
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Le indagini sul centro islamico At Taqwa

L’inchiesta riguarda il centro islamico At Taqwa, dove un imam bengalese di 47 anni è stato posto agli arresti domiciliari con l’accusa di maltrattamenti.

Secondo la ricostruzione della Procura, l’uomo avrebbe sottoposto alcuni studenti a punizioni fisiche e umiliazioni durante le lezioni dedicate all’insegnamento dei precetti contenuti nel Corano.

Le vittime accertate dagli investigatori sarebbero sedici, tra bambini e ragazzi di età compresa tra i 7 e i 16 anni, oltre a un 26enne.

L’indagine è stata condotta dagli agenti della Squadra Mobile e del Commissariato di Jesi, coordinati dalla Procura competente.

L’inchiesta sarebbe partita tra ottobre e novembre 2025, dopo alcune segnalazioni trasmesse dal dirigente scolastico dell’istituto frequentato da alcuni dei minori coinvolti.

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Le confidenze dei bambini e le immagini delle telecamere

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alcuni bambini avrebbero raccontato alle proprie insegnanti quanto accadeva durante le lezioni di religione organizzate all’interno del centro islamico.

Le confidenze dei piccoli avrebbero spinto gli insegnanti a segnalare la situazione, consentendo così l’avvio delle verifiche da parte delle forze dell’ordine.

Nel corso delle indagini sarebbero state installate alcune microcamere all’interno della struttura, con l’obiettivo di documentare gli episodi denunciati.

Secondo l’accusa, proprio le immagini registrate avrebbero fornito elementi ritenuti utili per ricostruire il comportamento contestato all’imam durante le lezioni.

Le presunte punizioni contestate dalla Procura

Stando all’ipotesi accusatoria, le punizioni sarebbero scattate ogni volta che gli alunni commettevano errori durante la lettura dei testi religiosi, esitavano nelle risposte oppure dimenticavano il materiale necessario per seguire la lezione.

Tra i comportamenti contestati figurano tirate d’orecchie, schiaffi alla testa, calci, strattonamenti e l’obbligo di eseguire numerosi squat, talvolta davanti agli altri studenti.

Secondo la Procura, in alcuni casi i bambini sarebbero stati costretti a umiliarsi pubblicamente come forma di punizione.

Tra gli episodi riportati nell’inchiesta vi sarebbe quello di una bambina di 7 anni, che, dopo essere stata rimproverata perché non leggeva correttamente, sarebbe stata trascinata a terra tra le panche dell’aula.

Gli investigatori contestano inoltre che la minore avrebbe ricevuto uno schiaffo al volto e un colpo dietro la testa.

Un altro ragazzo, secondo l’accusa, sarebbe stato afferrato per il collo per non aver studiato la lezione.

In un diverso episodio, un bambino di 10 anni sarebbe stato intimidito con una penna impugnata come se fosse un coltello, mentre l’imam gli avrebbe rivolto la frase: «Parlerai ancora o mi ascolterai?».

Tra le contestazioni compare anche il caso di due bambini che, dopo una lite avvenuta durante la preghiera, sarebbero stati costretti a tirarsi reciprocamente le orecchie.

Per gli inquirenti, questi comportamenti avrebbero contribuito a creare un clima intimidatorio durante le attività di insegnamento.

Tribunale di Milano, sede legata agli sviluppi giudiziari del caso

L’interrogatorio e la posizione dell’indagato

Il 47enne è stato sottoposto all’interrogatorio di garanzia dopo l’esecuzione della misura cautelare.

Nel corso dell’audizione, l’indagato ha respinto tutte le accuse, fornendo la propria versione dei fatti e negando i comportamenti contestati dalla Procura.

Assistito dal proprio difensore, l’imam sostiene quindi una ricostruzione diversa rispetto a quella formulata dagli investigatori.

L’inchiesta prosegue ora per consentire alla magistratura di approfondire tutti gli elementi raccolti durante le indagini e verificare le rispettive posizioni processuali.

La vicenda resta attualmente nella fase delle indagini preliminari e le accuse formulate dovranno essere valutate nel corso dell’iter giudiziario, nel pieno rispetto del principio della presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.

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