
Donald Trump tende la mano agli alleati europei e, al termine del vertice Nato di Ankara, prova a raffreddare le tensioni che lui stesso aveva alimentato nei giorni precedenti. Il presidente degli Stati Uniti assicura che Washington non lascerà l’Alleanza Atlantica, conferma il sostegno all’Ucraina e annuncia nuovi sviluppi sul fronte della difesa di Kiev, pur mantenendo un atteggiamento conciliante nei confronti della Russia e di Vladimir Putin.
Per due giorni il summit turco ha rappresentato un momento di riavvicinamento tra Stati Uniti ed Europa dopo settimane di scontri verbali. Sul tavolo restano gli impegni sulla spesa militare, il sostegno all’Ucraina e il rafforzamento della sicurezza dell’Alleanza.
Patriot a Kiev e apertura a un accordo con Mosca
«Gli Stati Uniti non usciranno dalla Nato», afferma Trump, mettendo almeno temporaneamente fine ai timori di un disimpegno americano dall’Alleanza. Durante il vertice viene ribadito l’obiettivo di destinare il 5% del Pil alla difesa, confermati i 140 miliardi di euro di sostegno all’Ucraina finanziati dagli europei e siglati contratti per circa 50 miliardi di dollari con l’industria militare, in gran parte statunitense.
Nella dichiarazione finale del summit, gli Alleati ribadiscono il sostegno «incrollabile» all’Ucraina nella difesa della propria libertà, sovranità e integrità territoriale, mentre la Russia viene definita una minaccia di lungo periodo.
Dopo un colloquio con Volodymyr Zelensky, Trump annuncia inoltre l’intenzione di concedere a Kiev il diritto di produrre i missili Patriot. «Un uccellino mi ha detto che daremo all’Ucraina il diritto di creare i Patriot. Gli mostreremo come fabbricarli», afferma il presidente americano.
Parallelamente il tycoon sostiene che esistano margini per un futuro accordo tra Kiev e Mosca. «La Russia ci rispetta e un futuro accordo sarà monitorato dall’Europa, mentre noi li aiuteremo», spiega, aggiungendo di voler parlare nuovamente con Vladimir Putin subito dopo la conclusione del vertice.
Le aperture a Putin e il nuovo ruolo della Nato
Nel corso della giornata Trump alterna messaggi di fermezza e aperture verso il Cremlino. «La Russia è un grande Paese, una grande forza. Non è la pecora nera, non è il peggior Paese che esista», dichiara riferendosi a Mosca.
Sul piano operativo, la Nato decide invece di rafforzare la propria presenza sul fianco orientale trasformando la missione di polizia aerea nei Paesi baltici in una vera missione di difesa aerea, con capacità di risposta più rapida in caso di minacce.
Tra gli elementi che dovrebbero contribuire a rasserenare il clima tra i 32 alleati figura anche il rinnovato impegno sull’articolo 5 del Trattato Atlantico, il principio della difesa collettiva.
La giornata, tuttavia, si era aperta con nuove polemiche. Trump si era detto «arrabbiato» con gli alleati per il mancato sostegno durante la crisi con l’Iran e aveva nuovamente criticato l’Europa per non aver ceduto la Groenlandia agli Stati Uniti.
Infine, il presidente americano sorprende anche sul fronte asiatico, riservando parole di apprezzamento alla Cina e al presidente Xi Jinping. Secondo Trump, Pechino si sarebbe comportata correttamente durante la crisi nello Stretto di Hormuz, evitando qualsiasi coinvolgimento militare e mantenendo un atteggiamento responsabile.


