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“Costringeva la famiglia a seguire una dieta vegana”: padre rischia fino a 5 anni di carcere per maltrattamenti

Pubblicato: 13/07/2026 10:20

Avrebbe imposto alla moglie e ai tre figli minorenni un rigido stile di vita, costringendoli a seguire un’alimentazione vegana e punendoli con docce gelate, privazioni del cibo e lunghi periodi di silenzio quando non rispettavano le regole di casa. Per questi fatti un uomo rischia fino a cinque anni di reclusione: la Procura della Repubblica di Roma ha infatti chiesto il rinvio a giudizio con le accuse di maltrattamenti in famiglia e lesioni.

La richiesta è stata avanzata dalla pubblico ministero Vittoria Bonfanti, che ha chiuso le indagini. Ora sarà il giudice dell’udienza preliminare a decidere se disporre il processo. La decisione è attesa nel mese di ottobre.

L’ossessione per il cibo e le regole imposte in casa

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo sarebbe stato ossessionato dal cibo e dalle regole che lui stesso stabiliva all’interno della famiglia.

In particolare, avrebbe costretto moglie e figli a seguire un’alimentazione esclusivamente vegetale, escludendo carne, pesce e tutti i prodotti di origine animale, senza alcuna eccezione.

Una dieta vegana, se scelta liberamente e seguita in modo consapevole, rappresenta uno stile alimentare del tutto legittimo. Secondo l’accusa, però, in questo caso sarebbe stata imposta con modalità coercitive, trasformandosi in una forma di privazione e di presunta violenza psicologica e fisica.

Le presunte punizioni ai figli

Sempre secondo l’impianto accusatorio, chiunque trasgredisse le regole veniva punito. I tre figli minorenni sarebbero stati costretti a fare docce gelate, a saltare i pasti e a rimanere per ore in silenzio.

Tra gli episodi contestati figura anche il comportamento tenuto quando amici dei ragazzi portavano a casa pizzette, dolci o altri alimenti non consentiti: quei cibi, secondo la ricostruzione della Procura, venivano sistematicamente gettati via.

Le contestazioni formulate dalla Procura dovranno ora essere valutate dal giudice dell’udienza preliminare, che deciderà se rinviare l’uomo a processo. L’indagato resta presunto innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

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