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Ponte Morandi, la lettera di Autostrade: “Chiediamo scusa, è un’esigenza morale”

Pubblicato: 15/07/2026 10:03

Ci sono tragedie che continuano a lasciare un segno profondo anche a distanza di molti anni. Eventi che entrano nella memoria collettiva non solo per il numero delle vittime, ma anche per le domande rimaste aperte, il dolore delle famiglie e il lungo percorso della giustizia. Quando si avvicina un passaggio decisivo, ogni gesto e ogni parola assumono inevitabilmente un significato particolare, soprattutto se arrivano da chi, fino a quel momento, aveva mantenuto un diverso atteggiamento.

In vicende di questa portata, il tempo non cancella il peso delle responsabilità né attenua il bisogno di verità espresso dai familiari delle vittime. Per questo motivo, alla vigilia di una sentenza attesa da anni, una presa di posizione pubblica può riaccendere il dibattito, riportando l’attenzione non solo sul procedimento giudiziario ma anche sul rapporto tra memoria, responsabilità e ricostruzione della fiducia.
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La lettera di Autostrade per l’Italia

A pochi giorni dalla sentenza di primo grado sul crollo del Ponte Morandi, Autostrade per l’Italia (Aspi) ha diffuso una lettera firmata dall’amministratore delegato Arrigo Giana, alla guida della società dallo scorso anno. Il documento arriva a quasi otto anni dalla tragedia del 14 agosto 2018, quando il crollo del viadotto provocò la morte di 43 persone.

Nel testo, il manager spiega che la società attende il pronunciamento della magistratura “con lo stesso desiderio di verità che sentono i familiari delle vittime, i cittadini genovesi e tutti gli italiani”.

Ripercorrendo il ricordo di quella giornata, Giana scrive: “Tutti noi ricordiamo, come fosse oggi, quella mattina del 14 agosto 2018. Io ero uno dei milioni di cittadini che si trovava attonito davanti agli schermi della televisione, dove scorrevano le drammatiche immagini di quella tragedia che si stava consumando a Genova. In quegli istanti il pensiero di tutti correva alle vittime innocenti, alle loro famiglie irreparabilmente distrutte, ai feriti assistiti da eroici soccorritori”.

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Le scuse e il riferimento al passato

Nella lettera, l’amministratore delegato afferma di essersi chiesto negli anni successivi “come fosse stato possibile non chiedere immediatamente scusa per quanto era successo”.

“Un’ulteriore incomprensibile ferita, vissuta altrettanto drammaticamente dalla comunità. Le azioni e le scelte di alcuni hanno lasciato ferite indelebili, quindi porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale che va al di là dell’accertamento delle responsabilità e del corso della Giustizia verso la verità”.

Giana sottolinea inoltre come Autostrade per l’Italia sia oggi profondamente diversa rispetto al periodo della tragedia, evidenziando il cambiamento della governance e della struttura societaria.

“Autostrade per l’Italia preserva la sua storia e il suo nome anche per custodire la memoria di quanto accaduto il 14 agosto 2018 come monito costante, anche se oggi questa azienda è altro rispetto ad allora: un nuovo corso sotto il controllo dello Stato e con nuovi azionisti. Una nuova gestione, con nuovi dirigenti che lavorano giorno per giorno per monitorare la rete, pianificare gli interventi e prevenire i rischi, garantendo così la sicurezza delle infrastrutture, dei viaggiatori e dei lavoratori”.

La parte conclusiva della missiva contiene le scuse ufficiali rivolte ai familiari delle vittime e alla comunità.

“Rompiamo il silenzio dunque. Ribadendo l’assoluto impegno delle nostre diecimila lavoratrici e lavoratori affinché fatti del genere non si ripetano mai più, a nome del Gruppo Autostrade per l’Italia voglio chiedere scusa ai familiari delle vittime, ai genovesi e a tutti gli italiani, per le sofferenze originate dal tragico evento del Morandi. Pur consapevole che il nostro gesto non potrà mai cancellare il loro dolore”.

Il Ponte Morandi

Le precedenti dichiarazioni della famiglia Benetton

La lettera segna un cambio di tono rispetto alle posizioni espresse negli anni successivi al crollo del Ponte Morandi dalla precedente proprietà.

“Dalle nostre parti il silenzio è considerato un segno di rispetto”, affermò Gilberto Benetton, scomparso pochi mesi dopo il crollo, quando il gruppo di famiglia era il principale azionista di Atlantia, società che controllava Aspi.

Successivamente, Luciano Benetton dichiarò: “Nessun componente della famiglia ha mai gestito Autostrade, siamo parte lesa”, parole che suscitarono la reazione dei familiari delle vittime.

Nel 2022 arrivò invece una diversa presa di posizione da parte di Alessandro Benetton, da poco nominato presidente di Edizione, la holding di famiglia che aveva raggiunto l’accordo con Cassa depositi e prestiti per l’uscita dal capitale di Autostrade per l’Italia.

“Avremmo dovuto subito chiedere scusa”, dichiarò in quell’occasione.

La lettera firmata oggi da Arrigo Giana rappresenta quindi una presa di posizione ufficiale da parte dell’attuale vertice di Autostrade per l’Italia, diffusa alla vigilia di una sentenza particolarmente attesa, destinata a rappresentare un passaggio centrale nella vicenda giudiziaria legata al Ponte Morandi.

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