
Mentre cresce l’attenzione per la diffusione del virus West Nile nel nostro Paese, l’infettivologo Gianni Rezza chiede una maggiore trasparenza nella comunicazione dei dati epidemiologici e un rafforzamento della sorveglianza. L’ex direttore generale della Prevenzione del Ministero della Salute e già direttore del Dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità ha fatto il punto della situazione attraverso un intervento pubblicato sui social, dopo la conferma del primo caso del 2026 nel Lazio, un 29enne della provincia di Latina, già dimesso dall’ospedale Santa Maria Goretti.
Secondo Rezza, è fondamentale che i cittadini vengano informati in modo tempestivo sia sulla distribuzione del virus sul territorio nazionale sia sulle misure di prevenzione da adottare. Una comunicazione puntuale, sottolinea l’esperto, rappresenta uno strumento essenziale per limitare i rischi e favorire una diagnosi precoce nei casi sospetti.

I casi confermati e la distribuzione del virus
Incrociando i dati del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) con quelli del Centro Nazionale Sangue dell’Istituto Superiore di Sanità, Rezza evidenzia come i casi umani confermati in Italia siano attualmente sette. Due sono stati registrati in Piemonte, mentre un caso ciascuno riguarda Campania, Toscana, Lombardia, Veneto e Lazio.
L’infettivologo osserva inoltre che, allo stato attuale, non risulterebbe confermato un caso che nei giorni scorsi era stato segnalato dalla stampa in provincia di Oristano, elemento che conferma la necessità di distinguere tra notizie preliminari e dati ufficialmente validati dalle autorità sanitarie.
Parallelamente prosegue anche il monitoraggio sugli animali e sui vettori del virus. Zanzare infette sono state individuate in Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, mentre positività nell’avifauna sono state rilevate in Sardegna, Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria. È stata inoltre accertata la presenza del virus in un equide in Sicilia, a conferma della circolazione del West Nile anche negli animali.
Il dubbio sulla sorveglianza nel Centro-Sud
Uno degli aspetti che, secondo Rezza, merita un approfondimento riguarda la distribuzione geografica dei dati. L’esperto sottolinea infatti come, a fronte della presenza di casi umani nel Centro e nel Sud Italia, non risultino al momento segnalazioni di zanzare o uccelli infetti nelle stesse aree.
Una situazione che potrebbe dipendere non tanto dall’assenza del virus quanto da una diversa capacità di monitoraggio. “Andrebbe capito se ciò sia dovuto a una minore capacità di cattura, con relativi difetti di sensibilità della sorveglianza animale in diverse parti del Paese”, osserva Rezza, evidenziando la necessità di rafforzare i controlli anche nelle regioni centro-meridionali.
Secondo il docente dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, è altrettanto importante che i casi umani vengano identificati rapidamente, così da consentire l’attivazione immediata delle misure di sanità pubblica previste.
“Servono più informazioni ai cittadini”
Nel suo intervento Rezza richiama infine l’attenzione sul problema della disponibilità dei dati a livello nazionale. A suo giudizio, le informazioni diffuse pubblicamente risultano ancora limitate, anche a causa delle criticità legate alla normativa sulla privacy e ai decreti attuativi del PREMAL, che inciderebbero sulla condivisione delle informazioni epidemiologiche.
L’infettivologo precisa comunque che i dati trasmessi dalle Regioni consentono di attivare regolarmente le misure di sicurezza previste per le donazioni di sangue, coordinate dal Centro Nazionale Sangue dell’Istituto Superiore di Sanità, e permettono alle Asl e agli enti locali di programmare gli interventi di disinfestazione.
Per Rezza resta però prioritario migliorare la comunicazione verso la popolazione, fornendo aggiornamenti costanti sulla diffusione del virus e indicazioni chiare sui comportamenti utili a ridurre il rischio di contagio, a partire dalla protezione contro le punture di zanzara e dal controllo dei focolai larvali.


