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Condividi le foto al mare di tuo figlio? Non farlo: rischio agghiacciante. Cosa può succedergli

Pubblicato: 15/07/2026 10:48

L’estate porta con sé immagini che sembrano raccontare soltanto momenti di felicità. Una giornata al mare, un castello di sabbia costruito con pazienza, il primo bagno della stagione o una passeggiata sul lungomare diventano spesso ricordi da condividere immediatamente sui social network. Un gesto ormai abituale, compiuto in pochi secondi, che per molti genitori rappresenta semplicemente il desiderio di conservare e mostrare un frammento della crescita dei propri figli.

Dietro quella che appare una semplice condivisione, però, si nasconde un tema sempre più delicato. Ogni fotografia pubblicata online può infatti uscire rapidamente dal controllo di chi l’ha caricata, raggiungendo destinatari sconosciuti e venendo utilizzata per finalità completamente diverse da quelle immaginate. È proprio su questo aspetto che richiama l’attenzione Meter, l’associazione impegnata nella tutela dei minori online, che invita le famiglie a riflettere sulle conseguenze della diffusione di immagini dei bambini in rete.
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I numeri diffusi da Meter

Secondo i dati resi noti dall’associazione, nel solo mese di giugno 2026, relativamente alla fascia di età compresa tra 0 e 12 anni, sono stati individuati 54 link, 22.249 fotografie e 5.513 video riconducibili a materiale pedopornografico.

Numeri che accompagnano la pubblicazione del decalogo “E-State Responsabili”, una guida destinata ai genitori con l’obiettivo di promuovere un utilizzo più consapevole dei social network durante il periodo estivo, quando aumenta la condivisione di immagini dei figli in costume o durante le vacanze.

L’associazione, attiva dal 1989 nella tutela dei minori, evidenzia come fotografie considerate innocue possano finire in circuiti illeciti una volta pubblicate online.

“Il virtuale è la vita reale”

Tra i messaggi lanciati da Don Fortunato Di Noto, sacerdote e fondatore di Meter, c’è l’invito a superare la distinzione tra mondo reale e mondo virtuale.

“Non esiste il virtuale, perché il virtuale è la vita reale”, afferma. “Sei tu che ti esponi, sei tu che scrivi, sei tu che hai un profilo”.

Nel corso della sua attività di sensibilizzazione nelle scuole, Di Noto racconta di aver incontrato recentemente circa duecento ragazzi tra gli undici e i tredici anni, molti dei quali già presenti su diverse piattaforme social.

Secondo il fondatore di Meter, i minori rappresentano uno degli obiettivi principali dei soggetti che operano nei circuiti pedocriminali.

“I pedofili non cercano gli adulti: «Cercano bambini, e i bambini dove sono? Nei social»”.

Le immagini manipolate con l’intelligenza artificiale

Tra gli aspetti evidenziati dall’associazione c’è anche il fenomeno del cosiddetto pedosoft, composto da fotografie apparentemente innocue che, una volta diffuse online, possono essere raccolte e archiviate nei circuiti pedocriminali.

“Il pedosoft è un filone che avevamo scoperto circa vent’anni fa, molto florido”, racconta Di Noto. “Ci sono veri e propri gallerie da parte dei pedofili”.

A rendere il fenomeno ancora più complesso è oggi l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, che consente di modificare digitalmente immagini reali.

“L’intelligenza artificiale permette di manipolarle, di «spogliare» digitalmente un’immagine innocente e rimetterla in circolo nei circuiti pedocriminali. Il corpo è falso. Il volto del bambino, quello, resta sempre lo stesso.”

La privacy e il decalogo per i genitori

Secondo Meter, uno degli errori più frequenti consiste nel ritenere sufficienti le impostazioni di privacy dei social network.

“In internet non può mai esistere una privacy totale”, sottolinea Di Noto. “Nel momento in cui pubblico qualcosa, anche nella mia cerchia, l’ho già condiviso”.

Per questo motivo il decalogo “E-State Responsabili” richiama l’attenzione anche sull’utilizzo della geolocalizzazione nelle fotografie, che può rendere identificabile il luogo esatto in cui è stata scattata un’immagine, e invita i genitori a prestare attenzione anche alle fotografie diffuse da scuole e centri estivi.

Alla base delle indicazioni proposte dall’associazione c’è una domanda semplice ma significativa: chiedersi se, una volta adulto, il proprio figlio sarebbe favorevole alla permanenza online di quella fotografia. Un principio che Di Noto definisce “dignità futura”.

“I bambini oggi più di ieri sono anche business”

Nel corso dell’intervista, il fondatore di Meter affronta anche il tema dell’economia digitale e del ruolo dei minori sulle piattaforme online.

“Internet”, afferma, “non è un benefattore”.

Secondo Di Noto, “I bambini oggi più di ieri sono anche business”, sottolineando come i contenuti condivisi contribuiscano anche alle dinamiche economiche delle piattaforme digitali.

L’associazione richiama inoltre i dati contenuti nel proprio Report 2025, che riportano quasi 785mila immagini, 1,7 milioni di video di abusi reali censiti a livello internazionale e 8.213 minori italiani vittime di deepnude.

Di Noto richiama infine l’attenzione sulle conseguenze dell’isolamento dei minori.

“Abbiamo oggi tanti bambini orfani con genitori vivi”.

Come comportarsi in caso di sospetto

Il fondatore di Meter invita le famiglie a non sottovalutare eventuali episodi di adescamento online o di diffusione non autorizzata di fotografie.

“Cancellare tutto e far finta di niente”, spiega, “è l’errore più comune e più dannoso”.

“Quell’adescamento non è avvenuto soltanto per tuo figlio, ma magari per altri bambini”.

Per questo motivo, conclude Di Noto, segnalare quanto accaduto rappresenta “una responsabilità sociale”, ricordando che il centro d’ascolto dell’associazione mette a disposizione un’équipe composta da psicologi, psicoterapeuti, legali, assistenti sociali e informatici per supportare le famiglie.

“Lo diciamo con grande forza: non sono soli. Per fortuna c’è qualcuno che li ascolta”.

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