
Ci sono successi sportivi che non appartengono soltanto alla storia di chi li conquista, ma diventano patrimonio di un intero Paese. Un oro olimpico è uno di quei momenti destinati a rimanere impressi nel tempo: mesi e anni di sacrifici racchiusi in pochi minuti di gara, tra tensione, fatica e la gioia di un traguardo raggiunto.
Ma dietro una medaglia ci sono anche la vita quotidiana, le difficoltà, le paure e le sfide che arrivano lontano dai riflettori. Per un atleta abituato a convivere con la pressione della competizione, il passaggio alla normalità può essere complesso, soprattutto quando il destino mette davanti ostacoli imprevisti.
A distanza di trent’anni da una delle giornate più importanti della sua carriera, Antonio Rossi ripercorre successi e momenti difficili in una lunga intervista al settimanale Gente, raccontando il rapporto con lo sport, il passare del tempo e un episodio che ha cambiato profondamente la sua vita.
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L’oro di Atlanta e il ricordo della gara olimpica
Il prossimo 4 agosto 2026 ricorre il trentesimo anniversario del primo oro olimpico conquistato da Antonio Rossi ai Giochi di Atlanta 1996. Un ricordo che il campione conserva nei dettagli, dalla preparazione alla gara fino alla sensazione vissuta negli ultimi metri.
Rossi racconta di essere arrivato alla competizione con una grande carica dopo il successo ottenuto il giorno precedente insieme a Daniele Scarpa nella gara in coppia. Quella vittoria gli aveva dato ulteriore energia e convinzione.
Il campione ricorda di essere partito fortissimo, spingendo al massimo fin dalle prime battute. Durante la gara era convinto di avere accanto un avversario diretto, seguendone la posizione fino alla parte finale del percorso. Solo negli ultimi metri si rese conto che quella presenza era invece il catamarano dei giudici e che gli altri concorrenti erano rimasti più indietro.
La vittoria arrivò comunque, al termine di uno sforzo enorme.
Il momento della premiazione, però, secondo Rossi, rappresenta soltanto una parentesi rispetto alla lunga strada che ogni atleta deve continuare a percorrere.
“Vinci le Olimpiadi, che è di più. Che è tutto. Ma il giorno dopo te ne dimentichi: devi ricominciare ad allenarti”.

La disciplina dopo una carriera da campione
La carriera di Antonio Rossi è stata costruita su allenamenti quotidiani, sacrifici e una cura costante del proprio fisico. Durante gli anni da atleta professionista aveva raggiunto livelli di preparazione straordinari, con una percentuale di massa grassa intorno al 7%.
Oggi, anche se la vita è cambiata, l’ex campione olimpico continua a mantenere una forte attenzione alla forma fisica. Racconta di seguire una dieta controllata, anche se ammette le difficoltà nel rispettarla sempre, soprattutto davanti alle tentazioni della tavola.
L’allenamento resta comunque una parte fondamentale della sua giornata. Rossi continua a fare attività fisica tre volte alla settimana e ha allestito una piccola palestra in casa, dove si allena insieme ad alcuni amici.
Una mentalità rimasta quella dello sportivo: costanza, impegno e disciplina.
L’infarto del 2021 e il racconto sul vaccino Covid
Uno dei passaggi più delicati dell’intervista riguarda il 2021, quando Antonio Rossi ha avuto un infarto durante una gara in bicicletta.
Un episodio che il campione racconta come qualcosa di totalmente inatteso.
“Non me l’aspettavo”.
Dopo quell’episodio Rossi spiega di aver approfondito anche la storia familiare, scoprendo che il nonno aveva avuto problemi cardiaci. Nell’intervista affronta anche il tema del vaccino contro il Covid, raccontando un suo dubbio personale sul possibile collegamento con quanto accaduto.
“Poi ho scoperto che mio nonno aveva avuto problemi al cuore. Ma forse la colpa è stata del vaccino per il Covid: l’avevo fatto tre settimane prima e poi venne fuori che poteva causare trombi. E a me l’infarto è partito da un trombo. Ma non sono no vax: rifarei tutto, lo scriva per favore”.
Rossi racconta anche le conseguenze psicologiche vissute dopo l’infarto. Un periodo difficile, nel quale ha avuto bisogno di ritrovare equilibrio e sostegno.
“Dopo l’infarto sono stato male, mi sono chiuso in casa, non volevo niente. Mi sono fatto aiutare dallo psicologo che mi seguiva nelle gare”.
Oggi il campione dice di stare meglio, anche se convive con le conseguenze dell’intervento e con una terapia quotidiana.
“Ora mi sento bene: con una cicatrice nel cuore e uno stent. Tutti i giorni prendo la cardioaspirina e le statine. E la cosa mi dà un fastidio…”.

La popolarità, la famiglia e una carriera da record
Nel corso degli anni il nome di Antonio Rossi è diventato sinonimo di successo nello sport italiano. Il suo palmarès comprende cinque medaglie olimpiche conquistate in cinque partecipazioni ai Giochi: tre ori, un argento e un bronzo. A queste si aggiungono sette titoli mondiali e 61 titoli italiani.
Nel 2008, durante le Olimpiadi di Pechino, ha avuto anche il ruolo di portabandiera della squadra italiana, un riconoscimento legato non solo ai risultati sportivi ma anche al valore della sua figura.
Accanto alla carriera agonistica c’è sempre stata la famiglia. Rossi ha sposato Lucia Micheli, anche lei atleta nel mondo della canoa, e dalla loro relazione sono nati due figli.
Il campione racconta anche alcuni aspetti più curiosi della sua popolarità, spiegando che spesso l’attenzione delle persone era rivolta più al suo aspetto fisico che alle medaglie conquistate. Un successo personale che non ha però mai modificato la sua priorità: rimanere concentrato sullo sport.
Tra gli episodi più ricordati c’è anche la fotografia realizzata nei primi anni Duemila in cui posò nudo con una pagaia, una scelta che suscitò reazioni anche nell’ambiente familiare e professionale.
A trent’anni dall’oro di Atlanta 1996, la storia di Antonio Rossi resta quella di un campione capace di vincere sulle piste d’acqua, ma anche di affrontare prove difficili lontano dalle gare. Una carriera fatta di medaglie, sacrifici e ripartenze.


