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“Massimo, ma tu…”. Bossetti, la domanda shock della moglie in carcere

Pubblicato: 27/07/2026 14:47

Una frase intercettata in carcere, rivolta da Marita Comi al marito Massimo Bossetti, continua a riaccendere l’attenzione sul delitto di Yara Gambirasio. Parole brevi, ma dal peso enorme, pronunciate durante una delle prime visite dopo l’arresto e rimaste al centro di interpretazioni e interrogativi.

La condanna all’ergastolo per il muratore di Mapello è definitiva, ma alcuni passaggi precedenti alla scomparsa della tredicenne di Brembate Sopra restano avvolti da dubbi e ricostruzioni. In particolare, torna a far discutere il possibile rapporto tra Yara e il suo assassino, un nodo drammatico sul quale gli investigatori si sono concentrati a lungo.

La frase di Marita Comi a Massimo Bossetti

Durante il colloquio in carcere, Marita Comi si rivolse al marito con una domanda che ha avuto un impatto fortissimo sull’intera vicenda: “Ti ricordi che anche prima (prima dell’arresto, del clamore, ndr) ti chiedevo di quella sera…”. Un riferimento che, negli anni, ha alimentato sospetti e riflessioni su ciò che la donna potesse aver notato o temuto già prima dell’arresto.

Quel frammento di conversazione non ha modificato il quadro processuale, ma è rimasto uno degli elementi più discussi attorno al caso Bossetti-Yara Gambirasio. Il significato preciso di quelle parole non è mai stato chiarito pubblicamente, e proprio questa ambiguità continua ad accendere il dibattito.

Il possibile contatto prima della scomparsa di Yara

Nel corso del processo, una donna riferì di aver visto, nel mese di settembre, una ragazzina salire su un’auto grigia parcheggiata vicino alla sua. Al volante, secondo la testimonianza, ci sarebbe stato un uomo “dagli occhi di ghiaccio”, identificato dalla donna in Massimo Bossetti. “Nel periodo di settembre vidi una ragazzina che saliva sull’auto grigia parcheggiata vicino alla mia, al volante c’era un uomo dagli occhi di ghiaccio. Era Bossetti”.

Come riportato dal Corriere della Sera, quella deposizione sarebbe stata in linea con l’ipotesi maturata da una parte degli investigatori. Un ex investigatore ha spiegato: “L’idea, per molti di noi, è che il movente fosse da ricercare in una relazione, o in un adescamento, nato prima del giorno della scomparsa”. Una pista che colloca il possibile inizio della tragedia prima del 26 novembre 2010.

Dna, condanna definitiva e nuovi accertamenti

Yara Gambirasio scomparve da Brembate Sopra dopo essere uscita dal centro sportivo. Il 26 febbraio 2011, tre mesi dopo, il suo corpo fu trovato in un campo vicino alla zona industriale di Chignolo d’Isola, a circa dieci chilometri dal luogo della sparizione. Sugli slip della ragazza venne isolata una traccia di Dna maschile: il reperto di “Ignoto 1”, considerato decisivo per arrivare a Massimo Bossetti.

Nonostante la condanna definitiva, Bossetti continua a dichiararsi innocente. Alla fine di giugno, insieme ai suoi legali, ha presentato una richiesta per nuovi accertamenti sugli abiti di Yara e sul Dna residuo conservato dagli investigatori. Al momento, però, la revisione del processo appare lontana: i tribunali non hanno messo in discussione l’impianto probatorio che ha portato all’ergastolo. Restano aperti, invece, gli interrogativi sul possibile contatto precedente tra Yara Gambirasio e il suo assassino.

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Ultimo Aggiornamento: 27/07/2026 14:49

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