
Il sistema carcerario italiano presenta gravi criticità nella lotta alla criminalità organizzata e necessita di interventi, a partire dal rafforzamento dei regimi di alta e media sicurezza. È quanto ha affermato il procuratore capo di Palermo, Maurizio De Lucia, nel corso di un’audizione davanti alla Commissione parlamentare Antimafia, sottolineando anche il crescente problema dei telefoni cellulari introdotti illegalmente negli istituti penitenziari.
“Il 41 bis va corretto, ma il problema è il sistema”
Secondo De Lucia, il regime del 41 bis può essere migliorato con alcuni correttivi, ma il nodo principale riguarda il funzionamento complessivo del sistema penitenziario.
Il procuratore ha spiegato che un’efficace gestione dei detenuti in alta e media sicurezza consentirebbe di riservare il 41 bis ai vertici delle organizzazioni mafiose, evitando di applicarlo a soggetti privi del carisma e della capacità di comando dei boss, ma impedendo comunque che possano impartire ordini o organizzare attentati dal carcere.
“Se consentiamo ai mafiosi di continuare a fare i mafiosi anche dal carcere, l’attività delle forze dell’ordine, le misure cautelari e i processi non raggiungono il risultato che dovrebbero ottenere”, ha dichiarato.
L’allarme sui cellulari introdotti con i droni
Nel suo intervento De Lucia ha richiamato l’attenzione anche sul fenomeno dei telefoni cellulari introdotti illegalmente nelle carceri, spesso attraverso l’utilizzo di droni.
Nei soli istituti penitenziari Pagliarelli e Ucciardone di Palermo, tra il 2025 e la prima metà del 2026 sono stati recuperati 26 telefoni destinati al Pagliarelli e 176 all’Ucciardone, di cui 129 nel 2025 e altri 47 nel primo semestre del 2026.
Secondo il magistrato, questi rappresentano soltanto i dispositivi intercettati prima che arrivassero ai detenuti, mentre molti altri riuscirebbero a superare i controlli.
“Un fenomeno che non si può più governare così”
Complessivamente, nelle carceri palermitane sono stati rinvenuti 297 telefoni cellulari tra il 2025 e la prima metà del 2026.
Per De Lucia si tratta solo di una parte del fenomeno, che interessa non solo gli istituti della Sicilia ma l’intero sistema penitenziario nazionale. Per questo ha invitato tutte le istituzioni ad affrontare il problema in modo strutturale, evidenziando che non basta perseguire i singoli episodi di introduzione illecita di telefoni, ma occorre intervenire sulle cause che consentono ai detenuti di continuare a comunicare con l’esterno.


