
Il tema della difesa europea torna al centro del dibattito politico italiano, in una fase internazionale segnata da profondi cambiamenti negli equilibri geopolitici. Le nuove esigenze di sicurezza, l’evoluzione tecnologica e il ruolo crescente della Nato stanno spingendo gli Stati membri a rivedere strategie e priorità di investimento, con conseguenze dirette anche sulle scelte economiche dei singoli Paesi.
L’Italia si trova davanti alla necessità di conciliare gli impegni assunti in ambito internazionale con la sostenibilità dei conti pubblici. La questione riguarda non soltanto l’entità delle risorse da destinare al settore militare, ma anche le modalità con cui finanziare gli interventi previsti e il rapporto tra investimenti nella sicurezza e vincoli di bilancio.
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Il governo punta sulle risorse del programma Safe
Il governo italiano ha deciso di ricorrere al programma Safe, lo strumento europeo pensato per sostenere gli investimenti nel settore della difesa. Ad annunciare la scelta è stato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenuto durante il seguito dell’informativa sugli esiti del vertice Nato di Ankara davanti alle Commissioni riunite Affari Esteri e Difesa di Camera e Senato.
L’esecutivo ha indicato una disponibilità complessiva di 14,9 miliardi di euro, risorse che saranno valutate entro la fine dell’anno per stabilire quali interventi finanziare e con quali modalità.
Tajani ha precisato che il governo ha “prenotato” questa disponibilità, ma che la decisione definitiva sull’utilizzo effettivo delle somme non è stata ancora presa. La definizione del piano spetterà anche al ministro della Difesa Guido Crosetto, chiamato a individuare le priorità di investimento.

Il sostegno all’Ucraina e il ruolo dei Balcani
Nel corso dell’intervento, Tajani ha affrontato anche il tema della politica estera italiana e del rapporto tra Unione Europea, Ucraina e Balcani occidentali.
Il ministro ha confermato il sostegno italiano al percorso di adesione dell’Ucraina all’Unione Europea, sottolineando però la necessità di mantenere alta l’attenzione anche sulla regione balcanica.
Secondo Tajani, un eventuale indebolimento dell’impegno europeo nei confronti dei Balcani potrebbe creare spazio per l’influenza di altri attori internazionali, tra cui Russia e Cina. Per questo motivo l’Italia punta ad accelerare il processo di integrazione europea soprattutto per Montenegro e Albania, considerati i Paesi più avanti nel percorso rispetto agli altri Stati della regione.
Medio Oriente, Italia contraria all’espansione degli insediamenti
Durante l’audizione, il ministro degli Esteri ha parlato anche della situazione in Medio Oriente, annunciando un documento bilaterale tra Italia e Arabia Saudita nell’ambito della riunione dell’alleanza globale per la soluzione dei due Stati.
Tajani ha ribadito la contrarietà italiana rispetto alle attività degli insediamenti dei coloni in Cisgiordania, sostenendo che tali iniziative riducano le possibilità di arrivare a una soluzione politica basata sulla convivenza di due Stati.
Sul fronte del Libano, il ministro ha espresso fiducia nella possibilità di raggiungere un accordo attraverso i colloqui previsti a Roma il 4 agosto. L’Italia continuerà a sostenere le autorità legittime libanesi guidate dal presidente Joseph Aoun, con l’obiettivo di favorire il pieno controllo del territorio da parte delle istituzioni statali.
Secondo Tajani, questo percorso dovrebbe portare anche al disarmo di Hezbollah e al ritiro definitivo delle truppe israeliane dal territorio libanese.

Crosetto: Safe non aumenta la spesa ma offre uno strumento finanziario
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha chiarito il funzionamento del programma Safe, spiegando che non si tratta di risorse aggiuntive rispetto alla spesa militare già prevista dal bilancio italiano.
Secondo Crosetto, il programma rappresenta soprattutto uno strumento finanziario alternativo rispetto ad altre forme di finanziamento pubblico. La valutazione sull’utilizzo dei 14,9 miliardi di euro sarà quindi di natura tecnica e riguarderà la convenienza economica dell’operazione.
La decisione politica, ha spiegato il ministro, sarà invece legata alle scelte complessive sul bilancio dello Stato.
La nuova Nato e le sfide della sicurezza
Crosetto ha inoltre evidenziato come il ruolo della Nato sia profondamente cambiato rispetto al passato. Secondo il ministro, gli scenari internazionali attuali richiedono una maggiore partecipazione da parte di tutti gli alleati, dopo una lunga fase nella quale il peso principale della difesa occidentale era stato sostenuto dagli Stati Uniti.
La trasformazione della sicurezza riguarda anche i settori nei quali vengono richiesti nuovi investimenti. Accanto ai tradizionali ambiti militari, come quello navale, terrestre e aereo, stanno assumendo sempre maggiore importanza tecnologie come intelligenza artificiale, droni, satelliti e sistemi per la sicurezza degli spazi sottomarini.
Per Crosetto, questa evoluzione rende la difesa un settore più complesso e richiede quindi nuove strategie di investimento.
L’obiettivo italiano fino al 2035
Il ministro della Difesa ha infine ribadito che l’Italia intende rispettare gli impegni assunti con gli alleati, ma seguendo un percorso compatibile con le proprie capacità economiche.
Crosetto ha ricordato che il percorso verso gli obiettivi della Nato è stato pensato con tempi graduali, indicando il 2035 come punto di arrivo e prevedendo una revisione nel 2030 alla luce dei cambiamenti dello scenario internazionale.
L’Italia, ha spiegato il ministro, ha sostenuto un incremento progressivo dello 0,2% annuo proprio per evitare un impatto troppo forte sui conti pubblici. Una linea che, secondo Crosetto, è stata successivamente seguita anche dagli altri alleati europei.
La sfida per il governo sarà ora trasformare gli impegni internazionali in un piano concreto, individuando il giusto equilibrio tra sicurezza nazionale, investimenti militari e sostenibilità finanziaria.


