
Svolta nell’inchiesta sul presunto attentato al giovane giornalista Adriano Cappellari. La Procura di Vicenza contesta al ventenne di Enego di aver organizzato personalmente l’esplosione avvenuta il 30 maggio davanti alla sua abitazione, ipotesi che ribalta completamente la ricostruzione emersa nelle settimane successive ai fatti.
Per il giovane sono stati notificati gli avvisi di garanzia con le accuse di incendio, calunnia, simulazione di reato continuata, procurato allarme e truffa ai danni di un ente pubblico. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e la responsabilità dell’indagato dovrà essere eventualmente accertata nel corso del processo.
L’episodio aveva suscitato grande attenzione a livello nazionale. Davanti all’abitazione era esploso un ordigno artigianale collocato nei pressi del cancello, accompagnato da una lettera di minacce che citava lo stesso Cappellari, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e don Maurizio Patriciello, parroco simbolo della lotta alla criminalità organizzata a Caivano.

Dopo l’attentato, al giovane giornalista erano arrivati numerosi attestati di solidarietà, compresi quelli della premier Meloni e delle istituzioni regionali. Le autorità avevano inoltre disposto un servizio di scorta, ritenendo concreto il rischio per la sua sicurezza.
Secondo gli investigatori, coordinati dalla Procura di Vicenza, gli elementi raccolti nel corso delle indagini porterebbero però a una ricostruzione diversa. Le immagini delle telecamere di videosorveglianza avrebbero ripreso una persona con il volto coperto mentre depositava il materiale incendiario davanti all’abitazione. Gli accertamenti del Raggruppamento Investigazioni Scientifiche avrebbero ritenuto compatibile l’altezza della figura ripresa con quella del giornalista.
Un altro elemento ritenuto significativo riguarda i materiali utilizzati per confezionare l’ordigno. Nonostante fossero state rimosse le etichette, gli investigatori sono riusciti a risalire alla marca delle bombole di gas e dell’alcol denaturato, ricostruendone il percorso di acquisto.
Secondo la Procura, il 25 aprile Cappellari avrebbe acquistato online quattro cartucce di gas della stessa tipologia utilizzata nell’ordigno, indicando il proprio numero di telefono e pagando con una carta di credito a lui intestata. Pochi giorni dopo avrebbe comprato anche sei bottiglie di alcol etilico, ritenute compatibili con quelle rinvenute sul luogo dell’esplosione. Le consegne sarebbero state effettuate nel comune di Enego.
Gli investigatori hanno inoltre riesaminato i tre precedenti episodi intimidatori denunciati dal giornalista tra novembre 2025 e febbraio 2026. In quelle occasioni erano state recapitate lettere contenenti minacce di morte, fotografie con i volti di Cappellari, Meloni e don Patriciello contrassegnati da una “X” e, in un caso, anche alcune cartucce calibro 22. Anche questi episodi sono ora oggetto di ulteriori approfondimenti investigativi.
La Procura ritiene che tutti gli elementi raccolti delineino un quadro indiziario coerente, mentre la difesa del giovane potrà far valere le proprie ragioni nelle sedi competenti. L’inchiesta resta nella fase preliminare e, come previsto dall’ordinamento, Adriano Cappellari deve considerarsi innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.


