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Giovanni Trame ucciso a Muggia, il padre a Ore 14: «Una settimana prima non voleva più andare con la mamma»

Pubblicato: 18/09/2026 17:24

«Una settimana prima di essere ucciso, Giovanni aveva detto che non voleva andare con la mamma». A distanza di mesi dalla morte di Giovanni Trame, il bambino di nove anni ucciso a Muggia nel novembre del 2025, il padre Paolo Trame torna a parlare e sostiene che prima della tragedia fossero emersi da tempo segnali di allarme.

Intervenuto ai microfoni di Ore 14, il programma condotto da Salvo Sottile su Rai 2, l’uomo ha ricostruito gli anni precedenti alla morte del figlio, accusando chi aveva seguito la situazione familiare di non essere intervenuto in maniera adeguata. Si tratta delle dichiarazioni e delle valutazioni del padre, che dovranno essere considerate nel quadro degli accertamenti sul caso.

«Gli allarmi erano di lunga data»

Secondo quanto raccontato da Paolo Trame, le preoccupazioni sarebbero iniziate quando Giovanni aveva appena due anni.

«Da quando il bambino aveva due anni, la mamma ha manifestato sempre l’intento di uccidere me e poi di buttarsi in mare con il bambino. Questi allarmi sono di lunga data. Non è una cosa di poco tempo», ha dichiarato.

Il padre sostiene che la situazione sarebbe progressivamente peggiorata fino alla tragedia. «I fatti si stavano sempre più aggravando fino a quando la mamma l’ha strozzato», ha affermato durante la trasmissione.

Trame ha quindi raccontato un episodio che risalirebbe ad appena una settimana prima della morte del bambino: «Giovanni aveva detto che non voleva andare con la mamma, perché si era accorto che non era stabile. Aveva dei momenti deliranti e lui non si fidava ad andare con lei a casa da solo».

Anche in questo caso si tratta della ricostruzione fornita dal padre nel corso dell’intervista televisiva.

«Da quel 12 novembre sono morto con lui»

Nel racconto di Paolo Trame c’è poi il ricordo del figlio e della sua personalità. «Da quel 12 novembre sono morto con lui», ha detto. «Lui era sempre sorridente. Non ha mai fatto un capriccio. Lui capiva e voleva vivere».

Parole alle quali si accompagna una convinzione precisa: secondo il padre, la tragedia avrebbe potuto essere scongiurata. «Si poteva evitare la morte di mio figlio», ha dichiarato.

Trame sostiene di avere segnalato in più occasioni le proprie preoccupazioni e ricorda anche il coinvolgimento di strutture sanitarie e servizi sociali: «Ho manifestato, siamo andati al pronto soccorso infantile, c’è anche stata una consulenza tecnica d’ufficio».

Le accuse del padre ai servizi sociali

Particolarmente duro il passaggio relativo agli assistenti sociali. «Ci hanno seguito per otto anni, ma non hanno alzato un dito», ha affermato Trame.

È un’accusa formulata dal padre del bambino e, sulla base delle sole dichiarazioni riportate, non consente di stabilire eventuali responsabilità o omissioni da parte dei singoli operatori o delle istituzioni coinvolte.

Le parole pronunciate a Ore 14 riportano però al centro una delle questioni sollevate dopo la morte del piccolo Giovanni: quali segnali fossero stati raccolti prima del 12 novembre 2025, quali valutazioni fossero state effettuate sulla situazione familiare e se, alla luce delle informazioni allora disponibili, fossero possibili interventi diversi per proteggere il bambino.

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