
L’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, ha espresso una durissima e ferma condanna nei confronti del grave episodio avvenuto all’interno della sede della redazione di Radio1, dove è comparso un manifesto di chiara matrice antisemita affisso direttamente nella bacheca aziendale. Il documento in questione reca la firma delle sigle Global Sumud e Libere di lottare ed è stato catalogato dai vertici del servizio pubblico come un gesto di inaudita gravità. L’amministratore delegato ha sottolineato come questo fatto rappresenti l’apice di una serie di polemiche strumentali, pressioni e vere e proprie intimidazioni rivolte negli ultimi giorni contro il giornalista Giovan Battista Brunori, storico corrispondente dell’azienda da Gerusalemme, noto per il suo impegno quotidiano e la sua professionalità nel raccontare da anni le complesse dinamiche di uno dei contesti geopolitici più delicati e pericolosi del pianeta.
Un attacco gravissimo ai valori fondamentali dell’informazione
L’amministratore delegato ha voluto evidenziare con forza la pericolosità culturale ed ideologica dei contenuti presenti nel volantino, il quale ripropone in maniera esplicita stereotipi, linguaggi e iconografie tipiche della peggiore propaganda antisemita del passato. La presenza di un simile materiale all’interno dei locali di una testata giornalistica pubblica costituisce un evento di straordinaria gravità, poichè evoca metodi di isolamento, delegittimazione e minaccia nei confronti dei professionisti dell’informazione che richiamano alla memoria le pagine più buie della storia nazionale. Simili condotte risultano del tutto incompatibili con i principi fondamentali che regolano il confronto democratico, la pluralità delle opinioni e la libertà di stampa nel nostro Paese.
L’intervento della Digos e le indagini interne all’azienda
A seguito del ritrovamento del materiale offensivo, il direttore di Radio1, Nicola Rao, si è attivato immediatamente richiedendo l’intervento tempestivo delle forze dell’ordine per fare piena luce sull’accaduto. Gli agenti della Digos sono giunti sul posto per effettuare un accurato sopralluogo, provvedendo al sequestro del manifesto e alla raccolta di tutti i rilievi utili a identificare gli autori materiali del gesto. Parallelamente all’azione della magistratura e delle forze di polizia, i vertici di Viale Mazzini hanno disposto l’apertura immediata di un’indagine interna volta ad accertare eventuali responsabilità aziendali, assicurando che qualsiasi condotta che abbia agevolato o tollerato un simile comportamento sarà punita con il massimo del rigore previsto dai regolamenti e dai contratti di lavoro.
La vicinanza al giornalista e la difesa della libertà di stampa
In questo clima di forte tensione, Giampaolo Rossi ha espresso la propria totale vicinanza umana e professionale al giornalista Giovan Battista Brunori, estendendo il sostegno a nome di tutta la governance e dei lavoratori dell’azienda radiotelevisiva. La Rai ha ribadito la ferma volontà di continuare a presidiare e difendere con determinazione la libertà di informazione, il pluralismo delle voci e la sicurezza fisica e morale di ciascun suo dipendente, rigettando senza alcuna esitazione ogni forma di odio, antisemitismo, violenza verbale o fisica e qualsiasi tentativo di condizionamento dell’attività giornalistica.
Sulla vicenda è intervenuto in maniera compatta anche il Consiglio di amministrazione della Rai attraverso una nota ufficiale pubblicata per ribadire la netta condanna dell’accaduto. Gli esponenti del Cda hanno evidenziato come l’affissione di un testo dai contenuti chiaramente antisemiti in uno spazio di lavoro del servizio pubblico sia un atto intollerabile e in aperto contrasto con i valori costituzionali che guidano l’operato della società. L’organo di governo dell’azienda ha infine rinnovato il proprio impegno quotidiano affinchè in tutte le sedi regionali e centrali della Rai siano costantemente garantiti il rispetto reciproco, la tutela delle persone, la libertà di espressione e un dibattito civile e democratico al riparo da ogni forma di discriminazione.


