
L’erba alta dei campi d’estate nasconde molte cose, ma quasi mai un rettile di un metro e mezzo che sembra essere uscito da un documentario naturalistico girato a migliaia di chilometri di distanza. Un’ombra insolita tra le zolle di terra, un movimento furtivo tra i filari di spighe e poi l’incontro ravvicinato con chi quell’area la vive ogni giorno per lavoro. La sorpresa iniziale ha subito lasciato il posto all’incredulità, immortalata quasi per caso dallo schermo di uno smartphone in uno scatto geolocalizzato che ha trasformato una stramba storia estiva in una vera e propria priorità di sicurezza pubblica. Un maestoso varano si aggira ormai da giorni completamente indisturbato, muovendosi come un fantasma e costringendo le autorità locali ad allestire un vero e proprio piano di contenimento.
Il divieto di transito si allarga
La caccia al grosso rettile non accenna a concludersi e sta spingendo le amministrazioni comunali coinvolte ad adottare misure sempre più stringenti. La zona rossa delle ricerche continua infatti ad ampliare i propri confini per evitare qualsiasi tipo di contatto tra l’animale e la popolazione residente. Dopo le prime restrizioni scattate nei giorni scorsi, anche i municipi confinanti si sono visti costretti a firmare ordinanze d’urgenza per limitare gli accessi alle aree agricole. Nello specifico, la decisione più recente ha istituito un blocco temporaneo di dieci giorni che impedisce il passaggio a piedi o sulle due ruote in tutta la frazione campestre al confine tra i territori interessati, con particolare riferimento alla zona del Colomberino Castellina e alle fasce poderali circostanti.
Le ordinanze per la pubblica incolumità
Alla base di queste decisioni drastiche c’è la forte preoccupazione espressa dai primi cittadini, pronti a intervenire ufficialmente per tutelare la sicurezza dei residenti, dei ciclisti e persino degli animali domestici. La presenza del varano nel settore nord-est del Bresciano costituisce infatti un concreto e imminente rischio, trattandosi di un esemplare predatore dalle dimensioni notevoli e dai comportamenti imprevedibili fuori dal suo habitat naturale. Le ordinanze comunali impongono il divieto assoluto di attraversamento e stazionamento nelle zone campestri, esentando da queste norme soltanto le forze dell’ordine, i vigili del fuoco, i soccorritori sanitari e i veterinari della Polizia Provinciale incaricati di catturare la fiera.
Un capitolo a parte nelle disposizioni ufficiali riguarda chi i campi deve continuare a viverli ogni giorno per ragioni professionali. L’amministrazione ha rivolto raccomandazioni precise agli operatori agricoli impegnati nella lavorazione dei terreni ancora soggetti a controlli. Chi guida trattori e macchinari deve mantenere rigorosamente chiuse le cabine di guida ed evitare di scendere dai veicoli se ci si trova in presenza di erba alta o vegetazione particolarmente fitta, ambiti nei quali l’animale potrebbe mimetizzarsi con grande facilità. Ai proprietari dei fondi è garantito l’accesso unicamente per le attività lavorative improrogabili e strettamente collegate alla gestione dei mezzi agricoli.
In attesa che le gabbie o i rilievi aerei diano l’esito sperato, la consegna del silenzio e della cautela resta la regola d’oro per tutti i cittadini della zona. Le autorità raccomandano di non tentare approcci personali o iniziative autonome di cattura che potrebbero innervosire l’animale e renderlo aggressivo. In caso di avvistamento diretto o di tracce sospette, la procedura corretta prevede unicamente la segnalazione immediata ai numeri di emergenza come il 112 o alla Polizia Locale, fornendo dettagli utili per circoscrivere ulteriormente la posizione esatta di questa insolita presenza esotica.
Tecnologie d’avanguardia per le ricerche
Mentre le restrizioni amministrative cercano di tenere lontani i curiosi, sul campo si dispiega un imponente apparato di ricerca che vede cooperare diverse forze di pubblica sicurezza. I controlli sul territorio vedono schierati in prima linea gli uomini dei Carabinieri Forestali, il Nucleo Carabinieri Cites, gli agenti delle Polizie Locali e la Polizia Provinciale. L’elemento chiave delle operazioni è rappresentato dall’impiego strategico di droni di ultima generazione provvisti di termocamere, capaci di rilevare l’impronta termica del rettile anche durante le ore notturne o al di sotto di una fitta copertura vegetale. Per incrementare le probabilità di successo, le autorità stanno valutando anche l’installazione mirata di trappole e gabbie di cattura con esche integrate.


