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Mamma e figlia avvelenate con la ricina, nuovi esami nella casa delle vittime: nel mirino scarichi e ricerche online

Pubblicato: 01/08/2026 21:00

L’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15 anni, avvelenate con la ricina a Pietracatella, entra in una nuova fase con una serie di accertamenti destinati a cercare risposte sui passaggi ancora oscuri del duplice omicidio. Dopo sette mesi di indagini, gli investigatori hanno raccolto nuovi reperti all’interno dell’abitazione della famiglia, alla ricerca di eventuali tracce della sostanza tossica e soprattutto di elementi capaci di chiarire come il veleno sia arrivato alle due vittime. Tra gli aspetti sotto esame ci sono anche gli scarichi della casa, mentre resta aperta la pista di un misterioso utente online che avrebbe cercato informazioni sulla ricina prima della tragedia.

Il sopralluogo decisivo è avvenuto il 30 luglio, quando gli specialisti tedeschi del Robert Koch-Institut hanno lavorato per circa 15 ore nella casa di via Risorgimento e nell’orto insieme agli investigatori italiani. Complessivamente sono stati raccolti 131 reperti, che saranno trasferiti nei laboratori tedeschi per le analisi. Gli accertamenti dovranno stabilire se, a distanza di mesi, siano ancora presenti residui riconducibili alla sostanza tossica su superfici, oggetti, tessuti o altri punti dell’abitazione.

Gli scarichi della casa sotto osservazione

Tra gli elementi che hanno attirato l’attenzione degli investigatori ci sono i sifoni degli scarichi, considerati un possibile punto utile per verificare se qualcuno abbia tentato di eliminare eventuali tracce dopo aver manipolato la ricina. L’ipotesi è stata illustrata dalla criminologa Anna Vagli durante la trasmissione televisiva Vita in Diretta, dove ha spiegato che eventuali residui potrebbero essere rimasti nell’impianto anche dopo il passaggio dell’acqua.

Secondo questa ricostruzione, gli scarichi potrebbero fornire un elemento aggiuntivo qualora fossero stati lavati contenitori, utensili o altri oggetti entrati in contatto con la sostanza. Si tratta però di una possibilità investigativa e non di una conferma: saranno soltanto gli esami di laboratorio a stabilire se nei sifoni siano presenti tracce significative e quale valore possano avere nell’inchiesta.

Il nodo resta il veicolo della ricina

L’obiettivo principale degli investigatori rimane individuare il possibile mezzo attraverso cui Antonella e Sara avrebbero assunto il veleno. La domanda centrale dell’indagine è infatti ancora senza risposta: quale alimento o bevanda avrebbe veicolato la ricina fino alle due vittime?

Per questo motivo gli accertamenti stanno cercando di ricostruire ogni dettaglio della vita quotidiana nella casa e delle possibili occasioni in cui la sostanza potrebbe essere stata introdotta. Nei mesi scorsi sono state analizzate diverse ipotesi, comprese quelle legate alla colazione della vigilia di Natale e agli accessi all’abitazione, ma al momento non sono emerse conclusioni definitive sul responsabile.

La pista di Mister X e il possibile coinvolgimento dell’Fbi

Un altro fronte investigativo porta fuori dall’Italia e riguarda un utente indicato come “Mister X”, che nei mesi precedenti alla tragedia avrebbe effettuato ricerche online in lingua inglese sulla ricina e sui suoi effetti. Il profilo, ancora senza identità, sarebbe stato individuato attraverso accertamenti partiti dopo una denuncia presentata alla Questura di Campobasso.

La piattaforma utilizzata dall’utente avrebbe sede in California, motivo per cui per risalire ai dati associati al nickname sarà necessaria la collaborazione delle autorità statunitensi e il coinvolgimento dell’Fbi attraverso i canali della cooperazione giudiziaria internazionale. L’identificazione dell’utente, tuttavia, non costituirebbe automaticamente una prova di un collegamento con il duplice omicidio.

Nuove audizioni e accertamenti sulla scuola

Parallelamente alle verifiche tecniche, gli investigatori hanno proseguito il lavoro sulle testimonianze. In Procura sono state nuovamente ascoltate tre persone, tra cui una donna coinvolta nell’inchiesta per una possibile ipotesi di favoreggiamento. Gli inquirenti stanno confrontando le sue dichiarazioni con alcune conversazioni WhatsApp relative ai rapporti tra Gianni Di Vita e Antonella Di Ielsi.

Sono stati inoltre risentiti una docente di matematica e un tecnico di laboratorio dell’istituto agrario di Riccia, dopo che da un computer della scuola sarebbero state effettuate ricerche sulla ricina prima della morte delle due vittime. Nell’istituto, secondo quanto emerso, non sarebbero però stati trovati elementi che dimostrino la presenza di una pianta di ricino o attività legate alla lavorazione della sostanza.

L’inchiesta resta dunque aperta su più fronti: dalle analisi sui reperti raccolti nella casa alla ricerca dell’origine della ricina, fino al tentativo di dare un’identità all’utente che aveva cercato informazioni sul veleno online. Al momento, però, il responsabile del duplice omicidio non è stato ancora individuato.

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Ultimo Aggiornamento: 01/08/2026 21:43

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