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Ceuta, l’Italia propone il “modello Albania” all’Ue: centri per i rimpatri finanziati da Bruxelles

Pubblicato: 02/08/2026 21:32

L’Italia porterà al prossimo vertice straordinario dei ministri dell’Interno dell’Unione europea una proposta ispirata al modello Albania, con l’obiettivo di creare una rete di strutture per la gestione dei rimpatri dei migranti irregolari fuori dai confini europei. Il piano sarà presentato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi durante la riunione convocata per il 4 agosto sulla crisi migratoria esplosa a Ceuta, l’enclave spagnola al confine con il Marocco.

La proposta elaborata da Roma prevede la realizzazione di hub per i rimpatri in Paesi terzi, soprattutto africani, ma con una differenza rispetto all’accordo siglato dall’Italia con Tirana: in questo caso le strutture sarebbero sostenute economicamente direttamente dall’Unione europea. L’obiettivo è creare un sistema comune per gestire i migranti che non hanno diritto alla permanenza sul territorio europeo.

Il piano italiano e i Paesi coinvolti

Secondo l’ipotesi allo studio del governo italiano, gli Stati disponibili a ospitare i centri potrebbero includere diversi Paesi africani e non solo. Tra quelli indicati figurano Ruanda, Ghana, Senegal, Tunisia, Libia, Mauritania, Egitto, Uganda ed Etiopia, ma anche Stati come Uzbekistan, Armenia e Montenegro.

L’Italia chiederà inoltre un’applicazione più rigida del nuovo sistema Gsp+, il meccanismo europeo che garantisce vantaggi commerciali ai Paesi in via di sviluppo in cambio del rispetto di determinati standard internazionali. Dal primo gennaio 2027 Roma punta a collegare in modo più diretto questi benefici alla collaborazione degli Stati partner nella gestione dei rimpatri dei cittadini irregolari presenti nell’Ue.

Il GSP+ (Sistema di Preferenze Generalizzate Plus) consente ai Paesi più vulnerabili di esportare verso il mercato europeo con una forte riduzione o azzeramento dei dazi. In cambio, gli Stati aderenti devono garantire il rispetto di norme su diritti umani, lavoro, ambiente e governance. La proposta italiana punta a introdurre anche un criterio legato alla cooperazione sulle politiche migratorie.

Il vertice Ue dopo la crisi di Ceuta

Il Consiglio straordinario dei ministri dell’Interno dell’Ue è stato convocato dopo una richiesta sostenuta da 22 leader europei, nata dall’iniziativa congiunta di Italia e Danimarca. La premier Giorgia Meloni e la leader danese Mette Frederiksen hanno promosso un confronto europeo sulla necessità di rafforzare la gestione dei flussi migratori e il controllo delle frontiere esterne.

Nel documento inviato alle istituzioni europee viene chiesto un maggiore coinvolgimento di Frontex e una verifica dell’efficacia degli accordi tra Bruxelles e il Marocco, soprattutto dopo gli eventi che hanno coinvolto l’enclave spagnola.

La crisi di Ceuta ha riacceso il dibattito europeo sulle modalità di gestione dei migranti arrivati irregolarmente. Per Roma, la creazione di centri esterni all’Ue potrebbe rappresentare uno strumento per velocizzare le procedure di identificazione e rimpatrio, riducendo la pressione sui Paesi di frontiera.

Rimpatri e tensioni diplomatiche tra Spagna e Marocco

Nel frattempo proseguono i rientri dei migranti da Ceuta verso il Marocco. Secondo le autorità spagnole, oltre 73mila persone sarebbero già state riportate oltre il confine, mentre il bilancio delle vittime registrate in mare sarebbe salito a 72 morti.

Il governo di Madrid ha attribuito l’origine della crisi alla decisione della Corte suprema spagnola che ha dichiarato illegittimi i cosiddetti respingimenti a caldo, cioè il ritorno immediato dei migranti intercettati prima della possibilità di presentare una richiesta di protezione internazionale.

Una ricostruzione che non convince tutti gli osservatori. Alcuni analisti hanno ipotizzato che il Marocco possa aver utilizzato l’allentamento dei controlli alla frontiera come strumento di pressione politica nei confronti della Spagna. Il premier spagnolo Pedro Sánchez, tuttavia, ha finora indicato le reti di trafficanti come principali responsabili e ha ringraziato Rabat per la collaborazione nella gestione dell’emergenza.

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