
Sono trascorsi esattamente 19 anni dal delitto di Garlasco, ma la mattina del 13 agosto continua a rappresentare una ferita aperta e, soprattutto, un punto dal quale partono ancora interrogativi destinati a pesare sulle nuove indagini. Era il 13 agosto 2007 quando Chiara Poggi venne trovata senza vita nella villetta di famiglia. Oggi, 13 agosto 2026, il caso è tornato al centro dell’attenzione anche per elementi del passato riletti sotto una luce diversa.
A distanza di quasi due decenni, infatti, non sono soltanto le nuove attività investigative a far discutere. Ci sono parole pronunciate quando il delitto era ancora vicinissimo, conversazioni intercettate e dubbi che sembravano essere rimasti ai margini dell’inchiesta. Tra questi assumono particolare rilievo quelli emersi nelle telefonate della madre di Chiara, Rita Poggi, mentre gli investigatori concentravano progressivamente l’attenzione su Alberto Stasi.

Garlasco, le intercettazioni della mamma di Chiara Poggi
Per comprendere il peso di quelle conversazioni bisogna tornare alla prima fase dell’inchiesta. Con il trascorrere del tempo, la famiglia Poggi maturò una convinzione sempre più forte sulla responsabilità dell’allora fidanzato della vittima. Una convinzione che, però, secondo quanto emerge dalle parole attribuite alla madre di Chiara, non sarebbe stata immediata.

Il passaggio è particolarmente significativo proprio oggi, nel giorno del 19esimo anniversario della morte di Chiara Poggi. La frase che fotografa quel percorso è netta: “le indagini andavano in un’unica direzione e pian piano ci siamo convinti”. Parole che raccontano quindi non una certezza nata nelle primissime ore, ma una convinzione maturata progressivamente mentre l’inchiesta si orientava sempre più verso Stasi.

“le indagini andavano in un’unica direzione e pian piano ci siamo convinti”.
— Cherry🍒 (@Cherry_GirlRose) August 13, 2026
Se l’indagine non si fosse concentrata solo su Stasi,oggi non avrebbero avuto tutta questa convinzione.
In una intercettazione la mamma addirittura disse di aver pensato anche a qualche parente#garlasco pic.twitter.com/7D1HJQrXLL
Ed è proprio qui che si apre uno degli aspetti più delicati della rilettura del caso. Se l’indagine non si fosse concentrata principalmente su Alberto Stasi, la famiglia avrebbe raggiunto la stessa convinzione? È un interrogativo che oggi acquista un significato particolare alla luce della nuova fase investigativa e del ritorno dell’attenzione su Andrea Sempio.
Le intercettazioni risalenti a quel periodo mostrerebbero infatti uno scenario iniziale più articolato. Prima che la convinzione su Stasi diventasse predominante, la madre di Chiara avrebbe preso in considerazione possibilità differenti. In una conversazione intercettata arrivò addirittura a ipotizzare che dietro quanto accaduto potesse esserci qualche parente. Un particolare che, riletto 19 anni dopo, mostra quanto fossero ampi i dubbi nelle prime fasi successive all’omicidio.
La storia giudiziaria ha poi seguito una strada precisa. Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva per l’omicidio della fidanzata, ma la riapertura dell’inchiesta da parte della Procura di Pavia ha riportato il delitto di Garlasco in una fase completamente nuova, con Andrea Sempio nuovamente al centro degli accertamenti investigativi.
È anche per questo che vecchie dichiarazioni, intercettazioni e passaggi dell’indagine vengono oggi riesaminati con particolare attenzione. Non cancellano quanto stabilito dalle sentenze e non costituiscono da soli una prova capace di riscrivere il caso, ma permettono di ricostruire il clima nel quale maturarono convinzioni e sospetti nelle settimane e nei mesi successivi alla morte della giovane.
Nel 19esimo anniversario del delitto di Garlasco, dunque, il passato e il presente dell’inchiesta finiscono ancora una volta per sovrapporsi. Quelle parole della mamma di Chiara raccontano soprattutto un elemento: prima che l’indagine prendesse una direzione sempre più definita, nella famiglia Poggi esistevano anche altri interrogativi. Ed è proprio la rilettura di quei dubbi, oggi, a diventare uno dei tasselli più suggestivi di un caso che, dopo diciannove anni, continua a essere tutt’altro che chiuso nel dibattito pubblico.


