
Il sospetto del governo italiano è che dietro l’ultimo episodio nei cieli della Lettonia possa esserci ancora una volta la Russia. Dopo l’abbattimento di un drone di fabbricazione ucraina da parte degli Eurofighter italiani, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha avviato una serie di contatti con la Nato. L’ipotesi al centro degli accertamenti è che il velivolo possa essere stato deviato dalle forze russe attraverso sistemi di guerra elettronica.
Il drone proveniva dall’Ucraina, ma negli ambienti governativi italiani non viene considerata convincente l’idea di una provocazione volontaria di Kiev. Mosca avrebbe infatti a disposizione diversi mezzi ucraini catturati e possiede capacità sufficienti per interferire con la navigazione dei droni, soprattutto in un’area come quella di Balvi, dove l’attività di guerra elettronica russa è particolarmente intensa.
L’allarme di Crosetto sul fianco est della Nato
Gli accertamenti sono affidati all’Alleanza Atlantica, mentre Crosetto avrebbe espresso nelle interlocuzioni riservate una preoccupazione più generale: la strategia di Mosca sarebbe quella di aumentare progressivamente la tensione, provocare reazioni e verificare la capacità di risposta dei Paesi Nato. Secondo il ministro, le provocazioni sul fianco orientale dell’Alleanza stanno diventando sempre più frequenti e potrebbero estendersi ad altri scenari.
Proprio per rafforzare la sorveglianza dei Paesi baltici, dall’inizio di agosto l’Aeronautica militare italiana è tornata operativa in Lituania con la task force “Baltic Thunder III”. Dalla base di Siauliai, gli intercettori italiani garantiscono il servizio di quick reaction alert, mantenendo piloti e velivoli pronti a decollare in pochi minuti in presenza di aerei o droni sospetti. Una missione analoga era stata attivata anche in Romania, dove militari italiani sono stati schierati nella base di Mihail Kogălniceanu.
Gli aiuti all’Ucraina restano un nodo per il governo
Sul rafforzamento delle missioni Nato non emergono divisioni rilevanti nella maggioranza. Più complicato rimane invece il dossier degli aiuti militari all’Ucraina. Il Parlamento ha autorizzato a gennaio la prosecuzione delle forniture, ma da allora non sarebbe ancora partito un nuovo pacchetto.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva annunciato durante il vertice Nato di Ankara una valutazione su ulteriori sostegni a Kiev, affidata alla Difesa. Il lavoro, però, non risulta ancora concluso e resta da stabilire quali materiali possano essere inviati dopo quattro anni di guerra. Sullo sfondo rimangono inoltre le resistenze della Lega, che già sull’ultimo decreto Ucraina aveva chiesto di ridimensionare la componente militare degli aiuti e continua a sostenere la necessità di fermare nuove forniture.


