
Un’energia contagiosa, uno sguardo irriverente e quell’incontenibile passione per il racconto che sa trasformare ogni storia in un viaggio indimenticabile: la cultura della comunicazione moderna perde uno dei suoi interpreti più autentici ed eclettici. Quando la traiettoria di un artista visionario si intreccia in modo indissolubile con l’evoluzione del costume, della musica e della notte di un intero territorio, il suo ricordo trascende il tempo per farsi memoria collettiva. Ripercorrere le tappe di una vita vissuta sempre sulla cresta dell’onda, tra intuizioni geniali e sperimentazioni linguistiche, permette di comprendere appieno la portata dell’impronta lasciata nell’immaginario di intere generazioni.

L’addio al pioniere della notte
Si è spento una delle figure più poliedriche e amate dello spettacolo e del giornalismo. Se n’è andato Kruger Agostinelli, e con lui sembra spegnersi una piccola luce di quella notte marchigiana che ha fatto ballare intere generazioni. Aveva 72 anni, viveva a Falconara ed era malato da tempo. Dj, fotografo, giornalista, organizzatore di eventi, ma forse ancora meglio comunicatore: più che una professione, una curiosità inesauribile. Un innovatore unico. Nato a Roma il 21 novembre 1953 e cresciuto a Monteverde, era arrivato giovanissimo nelle Marche, senza perdere mai la sua scanzonata romanità, alimentata con l’amico di sempre Roberto Stagnetta, che gli è stato vicino fino all’ultimo istante.
Il nome di Kruger è legato alla grande stagione delle discoteche marchigiane: dal Krakatoa al Carillon, dal Papagayo al Covo Nord Est, fino al Piranha di Falconara, che amava ricordare anche per l’inaugurazione con Donna Summer. Era stato il primo deejay delle Marche, con tessera autografata da Renzo Arbore, incontrando icone come Ray Charles, Gloria Gaynor e Sister Sledge. Storico collaboratore del Corriere Adriatico ai tempi del caro amico Pino Scaccia, aveva fondato a Falconara il negozio Disco Fantasia.
Il ricordo dei colleghi e l’ultimo messaggio
Negli anni ha continuato a fotografare, raccontare locali e ideare serate con il suo sguardo ironico. Fondamentale la collaborazione artistica dal Babaloo alla Serra con Aldo Ascani che lo ricorda così: «Dal 2012 abbiamo condiviso un viaggio umano e professionale straordinario nel mondo dell’intrattenimento dedicato a un pubblico più adulto. Creativo, brillante e generoso. Perdo un fratello professionale».
Anche quando la malattia aveva iniziato a imporgli un passo diverso, non aveva rinunciato a comunicare. Appena due settimane fa, il primo agosto, aveva scritto sui social di avere voglia di tornare a incontrare il suo pubblico. Una frase semplice che oggi assume il peso di un ultimo saluto. Ora resta il silenzio dopo la musica.


