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L’Etna cambia pelle: “Non è più un gigante buono, ora è esplosivo”

Pubblicato: 17/08/2026 18:54

Il fenomeno della disinformazione e del sensazionalismo sul web trova un terreno particolarmente fertile nei fenomeni naturali di grande impatto visivo ed emotivo, come le manifestazioni vulcaniche. Negli ultimi tempi, attorno all’attività dell’Etna si è creata una vera e propria psicosi alimentata dalla diffusione incontrollata di notizie false, allarmismi ingiustificati e pareri sprovvisti di qualsiasi fondamento scientifico. Di fronte a questo scenario, il vulcanologo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) di Catania, Boris Behncke, ha espresso forti perplessità sulla facilità con cui si diffonde l’ignoranza scientifica sui social media, evidenziando come, in un’epoca in cui tutte le conoscenze dell’umanità sono accessibili in rete, si assista a un preoccupante regresso culturale. La tendenza a basarsi su sensazioni viscerali anziché su dati rigorosi genera paure infondate tra la popolazione, rendendo indispensabile fare chiarezza sulla reale natura del vulcano siciliano attraverso la voce della scienza.

L’evoluzione del vulcano e il superamento del mito del gigante buono

Per comprendere la situazione attuale è necessario superare il vecchio mito dell’Etna inteso come un gigante buono, una narrazione che per lungo tempo lo ha dipinto come un sistema prevalentemente effusivo e poco pericoloso per le vite umane. Sebbene le sue dimensioni e il suo volume emesso lo pongano allo stesso livello di attività del Kilauea alle Hawaii, la dinamica dell’edificio vulcanico ha subito mutamenti sostanziali negli ultimi tre decenni. L’attività dell’Etna è diventata sempre più frequentemente esplosiva, caratterizzata da parossismi di forte intensità. Fortunatamente, la vastità della sua struttura impedisce che tali eventi abbiano conseguenze catastrofiche per la popolazione circumetnea, poiché la stessa energia manifestata su altri complessi come il Vesuvio producerebbe scenari drammatici. Nonostante questi cambiamenti fisici nell’apparato eruttivo, si nota tuttavia una certa rigidità sociale e amministrativa nel recepire tali novità, poiché la gestione della cenere vulcanica, dei lapilli e della sicurezza sismica richiede interventi strutturali e politiche territoriali ben più efficienti ed evolute rispetto al passato.

La classificazione scientifica tra eruzioni sommitali, laterali ed eccentriche

Dal punto di vista della classificazione vulcanologica, le manifestazioni etnee vengono suddivise principalmente in eruzioni sommitali, che avvengono dai crateri di vertice come il Cratere di Nord-Est, la Voragine, la Bocca Nuova e il Cratere di Sud-Est, ed eruzioni di fianco. A queste si aggiungono le eruzioni subterminali, alimentate da bocche poste a quote inferiori ma direttamente collegate ai condotti centrali. Un discorso a parte riguarda le eruzioni eccentriche, che si verificano quando il magma risale in modo autonomo senza passare attraverso i condotti principali, portando con sé grandi quantità di gas e scatenando un’attività decisamente più esplosiva, come accaduto negli eventi storici del 1974 e del biennio 2001 e 2002-2003. L’evento eruttivo recente mostra una complessità che supera le rigide schematizzazioni teoriche, con la Voragine attiva che versa lava nella vicina area del Cratere di Nord-Est e l’apertura di bocche a quote inferiori, delineando uno scenario sommitale e subterminale in cui il motore eruttivo rimane saldo nel condotto centrale con ripercussioni sul versante orientale.

La storia eruttiva, le distruzioni materiali e il vero bilancio delle vittime

Ripercorrendo la storia eruttiva dell’Etna emergono episodi di imponente distruzione materiale, ma anche un dato statistico fondamentale che smentisce categoricamente le narrazioni catastrofiche. L’eruzione del 1669 portò alla formazione dei Monti Rossi e distrusse diversi paesi fino a raggiungere una porzione di Catania, così come l’evento del 122 avanti Cristo devastò l’area con la ricaduta di piroclasti e l’eruzione del 1928 cancellò gran parte del centro abitato di Mascali. Nonostante questi ingenti danni alle strutture e alle cose, la storia documentata dimostra che nessuna persona è mai stata uccisa da un’eruzione dell’Etna mentre si trovava all’interno della propria abitazione o nelle vicinanze del proprio paese. Gli unici decessi registrati in quasi tre millenni sono complessivamente 77 e riguardano esclusivamente persone sorprese in alta quota o colpite da eventi del tutto particolari, come l’esplosione freatica di Bronte nel 1843 causata dal contatto tra la lava e una cisterna d’acqua, oppure gli incidenti che hanno coinvolto turisti ed escursionisti sui crateri sommitali nei decenni passati.

Il monitoraggio tecnologico avanzato e la prevenzione del rischio vulcanico

Oggi la sicurezza del territorio è garantita da una capillare e complessa rete di monitoraggio gestita dall’INGV, un sistema all’avanguardia che lavora in costante contatto con la Protezione Civile e le autorità preposte. Sebbene la previsione esatta dell’orario di un’eruzione non sia scientificamente possibile con precisione cronometrica, le moderne tecnologie di sorveglianza permettono di individuare tempestivamente i segnali precursori, riducendo al minimo i rischi per i cittadini e limitando la vulnerabilità delle comunità locali. Il messaggio conclusivo della comunità scientifica invita alla coesione sociale e all’abbandono delle polemiche sterili alimentate dai social network. Risulta fondamentale sviluppare una vera cultura del rischio basata sui fatti, imparando a distinguere le reali emergenze territoriali, come la gestione della cenere vulcanica o la prevenzione sismica, dalle notizie ingannevoli create unicamente per generare clamore ed emotività nel pubblico.

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