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“Operato”. Shock per il figlio del volto di Canale 5

Pubblicato: 18/08/2026 11:51

Una bottiglia scagliata al volto, il terrore di perdere un occhio e due operazioni eseguite d’urgenza: è il drammatico calvario raccontato da Stefano Rochira, figlio di Sabrina Martinengo, volto di Canale 5 ricordato dal pubblico per la partecipazione a Temptation Island nel 2019. Una notte sconvolgente, lontana anni luce dalle dinamiche televisive, che ha travolto il giovane e tutta la sua famiglia dopo una violenta aggressione avvenuta nelle prime ore del mattino.

Secondo il suo racconto, tutto sarebbe nato da un gesto di conforto rivolto a una ragazza che conosceva da tempo e che aveva visto piangere da sola. Poco dopo, però, sarebbe arrivato un colpo inatteso e devastante. Stefano ha deciso di affidare ai social la ricostruzione di quelle ore, segnate dall’intervento immediato dei soccorsi, dall’arrivo delle forze dell’ordine e dalla corsa in ospedale. Il momento più struggente, ha spiegato, è stato dover telefonare alla madre per comunicarle quanto era successo.

Stefano Rochira aggredito, la corsa in ospedale e le due operazioni

“Sabato 7 agosto, intorno alle 4.00 del mattino, vengo colpito a tradimento da una bottiglia sul viso. La mia colpa? Aver offerto conforto a una ragazzina che ho visto crescere in casa mia e che, ormai donna, piangeva sola su una scalinata. Le forze dell’ordine e il personale sanitario intervengono immediatamente e vengo trasportato in ospedale. Chiamare mia madre, raccontarle frettolosamente ciò che era successo per poi sentire la sua voce spezzarsi, penso sia stata la sensazione più brutta della mia vita”.

Le conseguenze dell’aggressione sono state gravissime: Stefano Rochira è stato sottoposto contemporaneamente a due interventi, uno per la ricostruzione del naso e uno per la sutura della cornea. L’obiettivo dei medici era salvargli l’occhio. Sabrina Martinengo, che durante il reality aveva condiviso il suo percorso sentimentale con l’allora compagno Nicola Tedde, oggi è accanto al figlio insieme al resto della famiglia. Per il giovane, il percorso di guarigione è ancora lungo e delicato.

“Dovevano cercare di salvarmi l’occhio”: l’abbraccio della famiglia

“Subisco due operazioni d’urgenza in contemporanea: la ricostruzione del naso e la sutura della cornea. Dovevano cercare di salvarmi l’occhio. Dal momento del risveglio mi sono ritrovato in una bolla che, ancora oggi, fatico a metabolizzare. Auguro a qualsiasi persona sulla Terra di ricevere, almeno una volta nella vita, l’amore che ho provato sulla mia pelle in questi giorni. Quell’amore che ti cura più delle medicine. Le lacrime di una madre e gli abbracci di un padre, capaci di sanare ferite che nessun farmaco potrebbe curare. Le mie sorelle meravigliose che, nonostante ogni attrito, hanno dato tutto”.

Nel lunghissimo messaggio, Stefano ha rivolto parole intense anche agli amici, ai compagni di allenamento, al suo coach e alla donna che gli è rimasta accanto durante il ricovero. Una rete di affetti che, nel momento più duro, gli ha dato forza e presenza concreta. “E avere una donna accanto che ti guarda ferito, inerme, e senza battere ciglio, per 96 ore non si schioda da quella scomoda e scricchiolante brandina piazzata accanto al letto d’ospedale, arrivando persino a cambiarti le mutande. Gli amici. I fratelli di una vita. Quelli che si presentano nonostante i divieti. E il mio team, il mio coach, al mio angolo, nel match più duro della mia vita, fino ad oggi. Non penso esistano parole per descrivere l’energia di questi giorni. Non penso di poter contare il numero di messaggi, chiamate e notifiche ricevuti. E non penso che potrò mai ricambiare abbastanza tutta la solidarietà che ho ricevuto da una Cuneo che, troppo spesso, è ben poco solidale. Ho imparato che puoi essere un fighter allenato, una persona sveglia, abituata a tenere gli occhi aperti in ogni situazione, ma certe cose non sono prevedibili”.

L’appello di Stefano: nessuna colpa al locale o a un’intera comunità

In mezzo allo choc, Stefano Rochira ha scelto di non alimentare una spirale di accuse indistinte. Nel suo intervento ha difeso il locale coinvolto indirettamente nella serata e ha invitato tutti a non trasformare la responsabilità di un singolo in una condanna collettiva. Un passaggio netto, pronunciato mentre le ferite sono ancora aperte e il recupero procede con prudenza.

“Spero che la gente possa capire che un gesto scellerato del genere poteva succedere ovunque. E spero soprattutto che non venga colpevolizzato uno dei pochi locali che ancora riescono a dare una parvenza di movida a Cuneo, gestito da un padre e un figlio che mi sono stati accanto, mettendomi sempre al primo posto, come pochi titolari avrebbero fatto. Spero anche che non venga colpevolizzata un’intera etnia per le barbarie commesse da un singolo elemento. Perché sono stati numerosi gli albanesi intorno al mio letto d’ospedale. E ancora di più quelli che mi hanno scritto e mostrato vicinanza in una situazione così delicata. Ma ciò che più mi auguro è che la gente capisca che non esiste amore in mezzo a tanta violenza. Io non sono guarito. Il viaggio è ancora lungo. Ma una cosa è certa: questa è stata, e sarà, un’esperienza che non dimenticherò mai.Una menzione d’onore al dottor Bellanca, dritto al punto, senza fronzoli, e con una preparazione encomiabile, non avrei potuto ricevere cure migliori, grazie doc”.

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