Vai al contenuto

Caldo record, la strage silenziosa in Europa: oltre 32mila morti in eccesso

Pubblicato: 21/08/2026 21:53

Oltre 32mila decessi in eccesso registrati in Europa nel cuore di un’estate segnata da temperature eccezionali, ripetute ondate di calore e siccità. È il quadro che emerge dalle stime provvisorie diffuse da EuroMomo, la piattaforma europea che monitora l’andamento della mortalità attraverso i dati trasmessi dalle autorità sanitarie e dagli istituti statistici dei Paesi partecipanti.

I numeri restituiscono la dimensione dell’impatto sanitario del caldo, ma richiedono anche una precisazione: “mortalità in eccesso” e “morti causate dal caldo” non sono necessariamente sinonimi. La prima misura quanti decessi si sono verificati oltre quelli statisticamente attesi in un determinato periodo; l’attribuzione specifica alle alte temperature richiede invece analisi epidemiologiche ulteriori. I dati dei singoli Paesi, inoltre, fanno riferimento a periodi temporali differenti e non sono quindi sempre direttamente confrontabili.

Oltre 32mila morti in eccesso nel cuore dell’estate

Secondo le stime provvisorie, tra metà luglio e metà agosto i decessi in eccesso in Europa hanno superato quota 32mila. Per elaborare il quadro EuroMomo ha raccolto informazioni provenienti direttamente dalle autorità sanitarie e dagli organismi statistici e anagrafici di 23 Paesi europei partner.

L’impatto dell’estate 2026 era apparso evidente già nelle settimane precedenti. La fase più critica indicata dai dati è stata l’ultima settimana di giugno, quando sono stati registrati quasi 16mila decessi in eccesso, seguita dalla prima settimana di luglio con circa 8mila.

Sono settimane coincise con alcune delle fasi più intense delle ondate di calore che hanno investito il continente, con temperature particolarmente elevate anche durante la notte. Proprio l’assenza di un sufficiente raffreddamento notturno rappresenta uno dei fattori che possono aumentare il rischio sanitario, soprattutto per anziani e persone fragili.

Germania, il bilancio più pesante

Tra i singoli Stati, la Germania presenta il dato più elevato, con oltre 14mila decessi attribuiti al caldo fino al 9 agosto secondo le stime riportate dalle autorità nazionali.

Segue la Francia, dove vengono indicati circa 7.300 decessi in eccesso nel periodo compreso tra la fine di maggio e il 22 luglio. Anche in questo caso l’estate è stata caratterizzata da ripetute fasi di temperature molto elevate.

Particolarmente significativo anche il dato della Spagna, uno dei Paesi europei maggiormente esposti alle ondate di calore: tra il 1° giugno e il 19 agosto vengono stimati circa 4.500 decessi associati alle temperature elevate.

Quasi 2.900 vittime stimate nella sola Inghilterra

Il fenomeno ha interessato anche Paesi tradizionalmente caratterizzati da estati meno calde. Nel Regno Unito, le autorità sanitarie stimano per la sola Inghilterra 2.877 decessi tra maggio e giugno nell’ambito delle analisi sull’impatto delle temperature.

Il dato è particolarmente importante perché mostra come il rischio non dipenda esclusivamente dalle temperature assolute. Popolazioni e città meno abituate a periodi prolungati di caldo possono infatti essere più vulnerabili, anche per caratteristiche degli edifici, minore diffusione dei sistemi di raffrescamento e differente capacità di adattamento.

In Belgio sono stati invece rilevati 2.570 morti in eccesso tra il 18 giugno e il 17 luglio. Il bilancio dovrà essere aggiornato a settembre per comprendere anche le successive ondate di calore.

Dai Paesi Bassi al Portogallo, il caldo attraversa l’Europa

Nei Paesi Bassi sono stati segnalati 968 decessi in eccesso nel breve intervallo compreso tra il 22 giugno e il 5 luglio. L’Austria indica invece 396 morti associate al caldo nel solo mese di giugno.

Il Portogallo registra più di 600 decessi in eccesso tra metà giugno e la fine di luglio. Anche la Penisola iberica ha affrontato durante l’estate lunghi periodi caratterizzati da temperature elevate, incendi e siccità.

Il quadro complessivo mostra quindi un fenomeno che non riguarda più soltanto il Mediterraneo. Le conseguenze delle ondate di calore interessano ormai tanto l’Europa meridionale quanto quella centrale e settentrionale, sebbene con intensità e livelli di vulnerabilità differenti.

Perché il caldo può aumentare la mortalità

Le temperature estreme possono agire sulla salute in diversi modi. Il rischio più immediatamente riconoscibile è rappresentato dal colpo di calore, ma una parte importante dell’aumento della mortalità avviene attraverso l’aggravamento di patologie già presenti.

Temperature molto elevate sottopongono infatti l’organismo a uno stress supplementare e possono aumentare i rischi per persone con malattie cardiovascolari, respiratorie e renali. Disidratazione e difficoltà nella termoregolazione diventano particolarmente pericolose per anziani, malati cronici e persone non autosufficienti.

Il rischio aumenta ulteriormente quando alle elevate temperature diurne si accompagnano le cosiddette notti tropicali o super-tropicali, durante le quali l’organismo dispone di meno ore per recuperare dallo stress termico accumulato durante il giorno.

Cosa significa davvero “mortalità in eccesso”

Per interpretare correttamente questi numeri è essenziale comprendere il significato dell’indicatore utilizzato da EuroMomo. La mortalità in eccesso rappresenta la differenza tra il numero di persone effettivamente morte in un determinato periodo e quello che ci si sarebbe aspettati sulla base dell’andamento statistico ordinario.

Non significa quindi che ogni decesso registrato oltre la soglia attesa sia stato direttamente provocato dal caldo. Per stabilire una relazione causale servono analisi successive che confrontino temperature, mortalità, fasce d’età e condizioni sanitarie.

Allo stesso modo, i dati nazionali citati non possono essere semplicemente sommati, perché coprono periodi differenti e possono essere elaborati utilizzando metodologie diverse. Il quadro resta inoltre provvisorio e potrà essere rivisto quando saranno disponibili dati consolidati.

Il caldo estremo diventa una questione sanitaria europea

Al di là delle differenze metodologiche, l’estate 2026 conferma un cambiamento ormai evidente: le ondate di calore rappresentano una vera emergenza di sanità pubblica e non soltanto un fenomeno meteorologico.

Le conseguenze coinvolgono ospedali, servizi territoriali, strutture per anziani, condizioni di lavoro e organizzazione delle città. Diventano quindi centrali sistemi di allerta precoce, assistenza alle persone fragili, disponibilità di luoghi climatizzati e interventi urbanistici capaci di ridurre l’effetto delle isole di calore.

Il bilancio definitivo dell’estate arriverà soltanto nei prossimi mesi, quando i diversi Paesi avranno consolidato le proprie statistiche. Ma le prime stime indicano già un costo umano molto elevato, con decine di migliaia di decessi in eccesso registrati durante le settimane più calde dell’estate europea.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure